15 dicembre 2017

La mafia nigeriana ha scalzato i Casalesi. Castel Volturno oggi è un ammasso di macerie umane

Viaggio drammatico a Castel Volturno. Case sventrate, che si vedono anche i tondini che il cemento si è consumato, e interi quartieri e frazioni che girarli da soli fanno paura. Spuntano all'improvviso figure sinistre di ragazzi.


Il fotografo sociologo distribuisce le macchinette fotografiche usa e getta ai “pazienti” dell’ambulatorio di Emergency, a Castel Volturno. E da giorni fotografa donne nigeriane costrette a prostituirsi per un progetto legato alla Fondazione di Gino Strada.

Andrea Kunkl, il fotografo, ha uno sguardo molto penetrante e una voce da affabulatore. Quello che lo ha colpito davvero è il ritorno della regina della droga nelle piazze, la signora eroina pura. Andrea invita i giornalisti ad andare a farsi un giro nell'albergo dei tossici.

Di Castel Volturno il sociologo di Emergency dice che rappresenta «Il futuro dell’Europa». Una visione suggestiva. Secondo un censimento del comune ci sono quindicimila stranieri e venticinquemila residenti locali. E degli stranieri undicimila sono clandestini, quattromila i regolari. Il censimento è fatto sulla base della produzione quotidiana di rifiuti solidi urbani e quindi sulla stima di quanti rifiuti producono singolarmente i cittadini. E c’è da scommettere che in realtà i numeri di presenze nere sono molto più significativi.

A Castel Volturno era così anche alla fine degli anni Ottanta, ma con una differenza. Castel Volturno è sempre stata un po’ “Mamma Africa”. Solo che in quella fine degli Ottanta, i neri erano i braccianti clandestini assoldati da caporali spietati, spesso nordafricani, che li portavano alla rotonda di Villa Literno per fargli fare le giornate nelle campagne per la raccolta dei pomodori.

Questi stessi ragazzi poi si trasferivano nel foggiano, sempre per i pomodori e a settembre partecipavano alla raccolta delle mele o alla vendemmia dell’uva in Trentino.

Era una immigrazione anche colta, di studenti senegalesi, di rifugiati congolesi o sudafricani. E poi un po’ alla volta, con ogni ventata di arrivi, si sedimentava una presenza stanziale di migranti. Soprattutto nigeriani e ghanesi.

Davvero entrando nell'ambulatorio di Emergency si capisce il lavoro prezioso e insostituibile di questa organizzazione. Puoi non essere d’accordo su certe posizioni radicali, ma Gino Strada è una medaglia al valore civile di una Italia che per fortuna esiste e non abbassa la schiena.

Qui arrivano donne e bambini per la visita ambulatoriale o per ottenere dei farmaci. C'è anche una ragazza nigeriana con una sorta di libretto sanitario rilasciato proprio da Emergency.

Emergency a Castel Volturno usufruisce anche di un camper che con la mediatrice culturale nigeriana gira per i luoghi dove le ragazze vittime della tratta si prostituiscono. I mediatori culturali offrono alle ragazze in strada un thermos di thè o preservativi, o solo una preghiera. Sono le stesse ragazze che poi sono anche pazienti dell’ambulatorio.

Castel Volturno è tante cose. Come la coabitazione per convenienza tra bianchi e neri. Raramente sono accaduti episodi di intolleranza “razziale”. Semmai le stragi di Pescopagano e poi quella del settembre del 2008, di Baia Verde, dove il gruppo di fuoco dei Casalesi guidato da Giuseppe Setola fece fuori sei migranti nigeriani e ghanesi, furono provocate per riaffermare il controllo dei Casalesi nella gestione delle piazze della droga.

Un esercente impegnato nel fronte dell'anti-racket racconta che «oggi i Casalesi sono in difficoltà come se fossero scomparsi, decimati dalle retate e dai pentimenti. Sul territorio si avverte la presenza solo della microcriminalità»

E poi c’è la droga e la prostituzione che sono gestite dalle mafie nigeriane. Un tempo, con i primi processi ai Casalesi, il pm Lucio Di Pietro, scoprì anche che il clan Bidognetti si faceva pagare il pizzo per occupazione di suolo “pubblico”, cioè si faceva pagare il pizzo dalle ragazze nigeriane che si prostituivano sulla Domiziana.

Oggi questo tipo di concorrenza (o di pace armata) non c’è più. Recenti inchieste della procura distrettuale antimafia di Napoli hanno svelato l’esistenza della mafia nigeriana (c’è stata anche una sentenza che ha riconosciuto la mafiosità di queste organizzazioni).

Dunque, pochi conflitti razziali nella capitale dell’Europa che sarà, per dirla con il fotografo Kunkl. Ma tanta disperazione e degrado. Castel Volturno è un ammasso di macerie umane e fisiche. Case sventrate, dove si vedono anche i tondini di ferro perché il cemento si è consumato. E in interi quartieri e frazioni sono off-limits. Girarli da soli fanno paura e non è consigliato. È in vigore un coprifuoco permanente e se attraversi questi territori spuntano all'improvviso figure sinistre di ragazzi, donne, che fanno le vedette. Che controllano il territorio. Proteggono le loro case, i “centri benessere” nigeriani dove puoi mangiare, fumare uno spinello, bere, e fare sesso a pagamento con una ragazza di colore. Insomma un ammasso di tuguri della disperazione.

Castel Volturno è un pezzo di Nigeria nel cuore dell’Europa. Da qui passano tutti. Perché Castel Volturno? «Perché le case costano poco», risponde un ragazzo nigeriano. Fa sorridere ma lascia un senso di inquietudine. Già, perché proprio Castel Volturno?




Articolo a cura di
Maris Davis

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