giovedì 19 ottobre 2017

Passata nell'indifferenza la Giornata Europea contro la Tratta

Ieri è passata nell'indifferenza generale la Giornata Europea contro la Tratta di esseri umani.


A testimoniarne invece l'importanza sono le strade delle nostre città. Molti marciapiedi sono affollati da donne, ragazze, anche minorenni, il più delle volte costrette a vendere il proprio corpo su cigli intasati da automobilisti che si fermano, contrattano, caricano e poi fanno come se niente fosse.

Molte regioni italiane su questo fronte ha messo in campo energie e risorse per essere un aiuto concreto a quelle donne che sono costrette a vivere quotidianamente un incubo e che cercano un appiglio per uscirne. Quell'appiglio può essere la consapevolezza delle proprie capacità e aspirazioni che necessariamente passano dal superamento del senso di impotenza e sfiducia, e possono condurre alla costruzione di un percorso lavorativo alternativo.

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Dal febbraio 2016 è legge il "Piano Nazionale Antitratta" ma parallelamente si devono mettere in campo progettualità che vadano a integrare il sistema di emersione della tratta anche attraverso un'attiva collaborazione tra istituzioni, a partire dai presidi ospedalieri e consultori che miri ad "agganciare" potenziali vittime di tratta nel momento in cui si rivolgono ai servizi sanitari. Scontato il coordinamento necessario con le forze dell'ordine.

Questo però è solo un tassello del lavoro che le istituzioni stanno portando avanti, ma è pressoché inutile se la società civile non scenderà in campo. Potremo pensare di ingaggiare una vera e propria lotta allo sfruttamento sessuale solo il giorno in cui ognuno di noi non volterà lo sguardo da un'altra parte dopo aver incrociato una vittima di tratta, solo quando i "clienti" delle prostitute verranno puniti così come prevede la legge sulla prostituzione attualmente ferma in Parlamento.

C'erano le donne albanesi, poi le romene e oggi ci sono le nigeriane. Passano gli anni, cambiano le epoche e mutano anche le nazionalità di donne che vendono il proprio corpo sotto ricatto o per evitare le botte. Figlie di una storia che le vede costrette per un motivo o per l'altro a scappare dal proprio Paese, a essere discriminate per la propria origine e infine a essere gettate in pasto al desiderio maschile.

"Nessun individuo potrà essere tenuto in schiavitù o servitù. La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma" .. (Art. 4 Dichiarazione universale dei diritti umani)

Nei 2016 è aumentato in modo esponenziale il numero di vittime di tratta arrivate in Italia via mare rispetto all'anno precedente. Solo le donne e le ragazze nigeriane arrivate via mare in Italia a sono state 11.000 contro 5.600 del 2015. Sono già oltre 7.000 quelle arrivate fino ad agosto di questo 2017.

Due su cinque sono minorenni, l'80% quasi certamente diventeranno "schiave sessuali"

La politica non potrà mai veramente contrastare la "Tratta di esseri umani" senza una pena adeguata per chi usufruisce di servizi sessuali da donne vittime.

Ancora più grave se si finge di non sapere che spesso la donna che si sta "comprando" è minorenne, e ciò costituisce reato.


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"Trafficking"
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Articolo a cura di
Maris Davis

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martedì 17 ottobre 2017

Anche l'Africa ha le sue "Catalogne"

La Catalogna diventerà indipendente dalla Spagna? Chissà. Speriamo di No

Manifestazioni per l'indipendenza del Biafra, Nigeria

Il presidente catalano Carles Puidgemont ha solennemente dichiarato che la secessione ci sarà, ma al momento è sospesa. Il rischio di uno strappo violento da Madrid è stato (al momento) superato. Ma questa crisi politica ha aperto un forte dibattito sulla validità degli Stati nazionali in Europa.

La situazione in Africa è però diversa, dove i confini tra gli Stati NON sono esistevano

In Africa gli Stati modello occidentale è sempre stato un problema. Prima della colonizzazione non c’erano veri e propri Stati nazionali. Fu il colonialismo ad imporre confini tra gli Stati in Africa.

Esistevano regni multietnici che non avevano confini precisi. Lo Stato africano nasce con la colonizzazione europea che, nel separare i propri domini, fissa frontiere rigide che inglobano realtà diverse e, spesso, dividono popolazioni da sempre unite. Neanche la stagione delle indipendenze cambia questa situazione de facto.

L’Organizzazione dell’unità africana sceglie chiaramente di non voler rimettere in discussione l’assetto geopolitico africano

Alcuni studiosi calcolano che, se l’impianto statale ereditato dal colonialismo fosse superato, l’Africa avrebbe il doppio degli Stati attuali. A più di cinquant'anni dalla fine del colonialismo classico, però, solo due nazioni hanno rotto il tradizionale assetto ereditato dal passato.

Sono l’Eritrea, che nel 1993, dopo una lotta trentennale, si stacca dall’Etiopia e il Sud Sudan, che nel 2011 ottiene l’autonomia dal Sudan e dà vita al più giovane Stato del mondo.

Sahara Occidentale

Esistono però molte situazioni di tensioni. Difficile elencarle tutte. Ci limiteremo a citare le più «calde». Tra queste un posto d’onore lo merita il Sahara Occidentale. Ex colonia spagnola, dopo il ritiro delle truppe di Madrid è stata invasa e annessa dal Marocco. Da allora (1976), i saharawi non smettono mai di rivendicare la loro indipendenza.

Nel 1991, un accordo con Rabat stabilisce che si sarebbe dovuto tenere un referendum per l’autodeterminazione. Il voto non viene organizzato e la situazione rimane irrisolta, con i marocchini che occupano il territorio e i saharawi ribelli costretti all'esilio nei Paesi confinanti 

Biafra

In Nigeria, stanno riemergendo con forza le rivendicazioni indipendentiste delle popolazioni igbo. Protagonisti della secessione del Biafra nel 1967 che dà vita a una sanguinosa guerra civile, dopo cinquant'anni gli igbo tornano a chiedere maggiore autonomia. Alla base delle richieste l’insofferenza verso il potere di Abuja e la volontà di sfruttare in proprio le ingenti ricchezze petrolifere (approfondimenti).

Cabinda (Congo)

Richieste di autonomia simili sono avanzate dalla popolazione di Cabinda, una piccola enclave angolana in territorio congolese. Da sempre chiedono l’indipendenza, ma il governo di Luanda non ha mai accettato. Anche perché i politici angolani sanno che i più ricchi pozzi petroliferi sono proprio nel territorio della piccola regione.

Regioni anglofone nel sud-ovest del Camerun

In Camerun, fin dall'indipendenza (1960), le popolazioni di lingua inglese si sono dimostrate insofferenti al governo di Yaoundé. I francofoni (al contrario) hanno sempre negato l’autonomia, tendendo a imporre l’insegnamento della lingua francese e gli istituti giuridici francesi anche nelle regioni da sempre legate al mondo anglosassone.

Da alcuni mesi la tensione si è acuita. Per evitare tensioni, Yaoundé ha scollegato le regioni ribelli dalla rete Internet e ha fortemente represso ogni manifestazione. Fino a quando potrà durare questa situazione?

Isola di Zanzibar

Anche la stabile e pacifica Tanzania ha la sua spina. Si chiama Zanzibar. Zanzibar e la parte continentale della Tanzania (allora Tanganica) si sono unite solo nel 1964, pochi mesi dopo la rivoluzione di Zanzibar (la più breve rivoluzione che la storia ricordi). In precedenza, l’isola era un soggetto politico distinto, prima un sultanato e poi un protettorato britannico e infine, per breve tempo, una monarchia costituzionale. Da allora non sono mai mancate le rivendicazioni di autonomia e di indipendenza. Finora però tutte rientrate.

Somaliland

Questa breve e incompleta carrellata non può che non terminare con il Somaliland. A dire il vero lo Stato è indipendente dal 1991 cioè da quando, crollato il regime somalo di Siad Barre, ha separato i propri destini da quelli della Somalia meridionale. In realtà, la sua indipendenza non è mai stata riconosciuta a livello internazionale. Così, da 26 anni la nazione, pur essendo stabile, pur avendo istituzioni democratiche, pur avendo propri confini definiti, vive in una sorta di limbo che la tiene lontana dalla comunità degli Stati africani.



Articolo a cura di
Maris Davis

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lunedì 16 ottobre 2017

Thomas Sankara, l'ultimo discorso che gli costò la vita

  • Disse che la politica aveva senso solo se lavorava per la felicità dei popoli.
  • Affermò, con il proprio esempio, che la politica era servizio, non potere o arricchimento personale.
  • Sostenne le ragioni degli ultimi, dei diversi e delle donne.
  • Denunciò lo strapotere criminale della grande finanza.
  • Irrise le regole di un mondo fondato su di una competitività che punisce sempre gli umili e chi lavora, e arricchisce sempre i burattinai di questa stupida arena.
  • Urlò che il mondo era per le donne e per gli uomini, tutte le donne e tutti gli uomini e che non era giusto che tanti, troppi, potessero solo guardare la vita di pochi e tentar di sopravvivere.
Nel luglio del 1987, in occasione della riunione dell’OUA (Organizzazione per l’Unità Africana) ad Addis Abeba, Thomas Sankara fece sentire la sua voce contro il debito africano.

Thomas Sankara con Fidel Castro
Le sue idee al non determinato pagamento del presunto “debito pubblico” causarono disagio presso alcuni partecipanti all’assemblea che lo ritenevano un giovane in grado di sconvolgere il gioco di potere vigente in Africa.

Parole profetiche le sue quando disse “Se il Burkina Faso da solo, rifiuta di pagare il debito, non sarò qui alla prossima conferenza. Invece col sostegno di tutti, potremo evitare di pagare, destinando le nostre magre risorse al nostro sviluppo”. Gli altri presidenti presenti in sala applaudirono con entusiasmo l’intervento di Sankara ma nessuno di loro poi aderì alle sue proposte, lasciandolo di fatto solo ed isolato.

Tre mesi dopo questo discorso Sankara venne assassinato (il 15 ottobre 1987) in un colpo di Stato organizzato dal’ex-compagno d’armi e collaboratore Blaise Compaoré con l’appoggio di Francia, Stati Uniti d’America e militari liberiani.

L'assassino di Thomas Sankara, Blaise Campaoré, divenne presidente-dittatore del Burkina Faso restando al potere per ben 27 anni, fino ad ottobre 2014. Portò il paese alla devastazione economica e sociale, agli ultimi posti nel mondo per povertà, e attualmente vive, impunito, in Costa d'Avorio

Spero che il Burkina Faso torni ad essere il paese di Thomas Sankara, il suo giovane, povero e intelligente presidente, trucidato proprio da Campaoré ed i suoi.

Spero che il Burkina torni a essere protagonista della costruzione di un'Africa diversa, capace di risolvere in autonomia i suoi problemi e vantare e condividere le sue ricchezze e la sua bellezza.

Spero che i nuovi governanti siano "poveri" e trasparenti come Sankara. E che anche per loro, come fu per lui, e com'è per noi, si veda con chiarezza l'infamia del governo occulto dei poteri finanziari e la si combatta.

Spero che la felicità, per tutti, torni ad essere l'unica importante missione di chi governerà questo angolo di mondo ai confini del deserto.

Spero (e chiedo) che finalmente si faccia giustizia e verità su quel piccolo grande uomo che ci incantò allora e continua a farlo ancora oggi con le sue idee e la sua straordinaria testimonianza di vita.

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Thomas Sankara vive ancora nel cuore degli africani onesti, dei poveri, degli affamati di giustizia, e di tutti gli africani buoni. Thomas Sankara vive ancora in chi dice basta allo sfruttamento dell'Africa.

Sono decisamente stanca di anniversari. Hanno una loro ragione di essere, ma rischiano di risolversi in mute celebrazioni. Rischiano, cioè, di non produrre altro effetto che un ricordo. Quasi mai azione conseguente. Nel caso di Thomas Sankara, questo è vero, e ricordarlo è già rivoluzionario. Rompe il silenzio nel quale i suoi assassini hanno voluto sigillare la sua vita. Questa vita, però, pretende molto più da noi di un semplice ricordo.


Perché è stato assassinato Thomas Sankara
Ecco quali erano le sue idee di fondo e perché erano tanto pericolose da provocarne non solo la morte ma anche un vero e proprio annientamento della sua esistenza.

La felicità, la cooperazione, il primato delle donne, il rifiuto di ogni servitù.

Il giovanissimo presidente del poverissimo Burkina Faso pretendeva, e operava conseguentemente a partire dalla sua stessa vita privata vissuta in grande semplicità, che la politica fosse servizio alla gente, costruzione di felicità collettiva. Una politica non fastosa, non costosa, umilmente al servizio. Che altro mai potrebbe essere la politica se non questo.

Il mondo si dilania intorno al controllo delle sue risorse. Energia e acqua, terra e minerali rari. Tutto patrimonio di un unico mondo. Tutto risorsa dell’uomo ad ogni latitudine. Tutto oggi terreno di conflitti sanguinosi per le brame di potere di pochi circoli. Sempre pochissimi circoli si contendono il primato della produzione alimentare e di quella energetica.

La produzione crescente di fame, guerra e miseria per la maggioranza dell'umanità è sotto gli occhi di tutti. Come è sotto gli occhi di tutti noi la stratosferica menzogna della necessità della competizione tra paesi per costruire serenità e ricchezza. Con questo sistema di regole che governano il mondo non ci sarà mai più la piena occupazione e la equa divisione delle possibilità.

Il modello di produzione capitalistico ha perso ogni funzione rivoluzionaria. Non c’è più bisogno di piena occupazione per la produzione mondiale. Le macchine risolvono abbondantemente il problema. I poteri dominanti temono questa storica opportunità di liberazione dell’uomo. Chiederebbe l’estinzione di ogni logica di profitto. Affermerebbe la necessità di un ribaltamento epocale delle nostre società. Porrebbe al centro l’uomo e non i pacchetti azionari. Ed allora ci vendono l'illusione della competitività con il solo risultato che lavoro e ricchezza migrano in base ai loro interessi, mentre la miseria è per tutti noi.

Già allora Thomas Sankara affermava il principio della cooperazione. Affermava cioè il diritto dei popoli ad una gestione comune delle risorse del mondo nella comune costruzione della felicità. Trovava che fosse un non senso competere tra lavoratori di paesi diversi. A vincere erano solo i loro padroni. E quei lavoratori, invece, avevano gli stessi sogni.

È bene dare un nome ai poteri oggi, alle potentissime forze di conservazione mondiale. Questo nome è quello della grande finanza. Quella che ha trasformato il mondo, e le nostre vite, in una immensa e crudele bisca in cui si scommette, spesso barando, sul futuro con l’unica certezza che a perdere saremo solo e sempre noi. Mai loro.

Lo strumento di potere maggiore di questi signori è il debito. Viene usato come un laccio strangolatore. Lento, ma implacabile. Sta rendendo l’intera umanità schiava della finanza mondiale. Lo ha fatto già in Africa e America Latina. Ora ambisce il mondo intero.

Sankara lo aveva denunciato. Ed aveva fatto la sua proposta. "Al gioco si vince e si perde. Questa volta, a perdere, siano loro". Si celebrano i morti, Sankara è vivo. La sua attualità è straordinaria. Chiede a tutti noi impegno, produzione di idee e nuova politica. Per costruire l’unica cosa degna dei nostri sforzi e delle nostre ansie. 


Felicità, un po’ di colorita felicità. Per tutti





Articolo a cura di
Maris Davis

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sabato 14 ottobre 2017

Cara di Mineo, la nostra denuncia. Non è più possibile tacere

Il Cara di Mineo in provincia di Catania è la più grande struttura di accoglienza per migranti presente in Europa. Attualmente ospita circa tremila richiedenti asilo, ma può ospitarne fino a 4.500. Più volte al centro di polemiche politiche per le condizioni di vita al suo interno o perché fonte di guadagni illeciti da parte di politici e cooperative.


Attualmente è in corso un processo contro 25 persone per appalti illeciti dal 2011 al 2014 (turbativa d'asta e falso) in cui è coinvolto anche l'attuale sottosegretario alle politiche agricole Giuseppe Castiglione (per fatti che riguardano l'epoca in cui era presidente della provincia di Catania). Prima udienza rinviata al 25 gennaio prossimo. Una struttura entrata anche nell'inchiesta di Roma su Mafia Capitale (Luca Odevaine)

Oggi il centro è sotto gestione commissariale. Il presidente del Consorzio “Nuovo Cara Mineo”, è Giuseppe Caruso, docente universitario di Economia a Catania, supportato da Giuseppe Di Natale, amministratore delegato del consorzio. A loro si è arrivati dopo una serie di nomine e contro-nomine e di intricatissime vicende. Il Consorzio “Casa della Solidarietà” e la coop “La Cascina”, capofila della RTI vincitrice dell’appalto milionario, finiti nella bufera di Mafia Capitale, furono commissariati il 23 giugno 2015, su proposta del presidente dell'Anti-Mafia Raffaele Cantone e del Prefetto di Catania Maria Guia Federico.

I “BUCHI” DEL CARA. Il 30 novembre 2015, al Cara di Mineo, si è insediata una “Struttura di missione” per la gestione diretta del Cara di Mineo, con il compito di supportare la prefettura nell'attività di controllo e monitoraggio della gestione del centro e, aspetto di particolare interesse, nella predisposizione del nuovo bando di gara.

Responsabile della Struttura è il Viceprefetto Giuseppa Di Raimondo, supportata dal Viceprefetto aggiunto Francesco Milio. Una task force composta dai due prefettizi competenti sulla Struttura, più altre cinque figure, che ha rilevato non poche criticità: sul controllo delle presenze al centro, ad esempio, è stato finalmente ottenuto, dopo un paio di mesi, di regolare l’uscita degli ospiti.

Nei fatti dal Cara di Mineo si esce e si entra a piacimento, anche oggi e senza controlli stringenti


Per regolamento gli ospiti possono uscire (regolamento uguale per tutti i centri d’accoglienza d’Italia) dalle 8 alle 20. Di fatto, però, non c’era alla porta h24 un operatore, che rilevasse tramite badge l’uscita e l’entrata. Ma ha ammesso la Di Raimondo, audita dalla Commissione Migranti presso la Prefettura di Catania, l’8 luglio 2016, resta il problema di «una rete fatiscente, perché questo è un CARA che è stato fatto per il villaggio degli americani. Ci sono 3.000 persone e c’è chi entra e chi esce anche dalle reti. Questo esiste»

Gli orari di entrata e uscita più stringenti hanno, in qualche modo contenuto, ma non eliminato, il fenomeno del caporalato, «su cui, confessa la Di Raimondo, non so rispondere, perché non faccio parte delle forze dell’ordine. Indubbiamente però esiste. Ce ne accorgiamo. Prima non c’era il divieto di uscire prima delle 8 e alle 6 c’erano già persone che uscivano e andavano a lavorare in nero nei campi. Oggi ci sono macchine che li aspettano alle 8.00-8.30. Indubbiamente questo problema del lavoro in nero c’è. Ci saranno duecento o trecento persone che vanno a lavorare nei campi ci saranno»

I buchi non sono solo fisicamente nella rete. È tutto il sistema di controlli un colabrodo. La task force ha chiesto l’elenco dei fornitori: «Nessuno l’aveva mai chiesto, ammette sconsolata Di Raimondo. A noi hanno fornito l’elenco per tutte le imprese e i vari settori di erogazione di servizi, manutenzione, mensa, Croce Rossa, assistenza e via continuando. Ce l’hanno mandato e noi l’abbiamo mandato alla prefettura per una verifica a campione»

375 dipendenti e un indotto che genera profitti milionari alle spalle dei migranti ospitati. Difficile chiuderlo, troppi interessi locali in ballo

Dal 2015 denunciamo l'insopportabile situazione che si è creata all'interno del Cara di Mineo ormai "preda" di sfruttatori e mafie e dove decine e decine di ragazze (soprattutto nigeriane) sono costrette a prostituirsi, nelle strade adiacenti, a Catania, a Messina, o in altre città dove vengono portate nei weekend ospitate in ville, in festini a base di sesso organizzati da boss locali.


Cara di Mineo, terra di nessuno alla mercé di sfruttatori e mafie
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Viaggio tra i richienti asilo del Cara di Mineo, inferno di Stato
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Tratta delle prostitute africane e caporalato al Cara di Mineo
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Ci pervengono in continuazione denunce dall'intero sulla degradante situazione della ragazze nigeriane ospiti della struttura di accoglienza siciliana, costrette a prostituirsi perfino al suo interno.

Questa che vi segnaliamo è solo l'ultima, pervenutaci proprio ieri. Una "richiesta di aiuto drammatica" dall'interno della struttura di accoglienza che di seguito trascriviamo così come ci è pervenuta. È in un italiano stentato, ma esplicito nella sostanza.

MARIS PER ME SARA UN LUNGO WEEKEND X CHE QUI A MINEO X LE RAGAZZE SONO I TRE GIORNNI IN CUI VENGONO TRASLOCCATE (portate) IN VARI PAESI XCATAGIRONE,PALERMO ENNA E VIA DI SEGUITO OK MESSE LI DALLA MATTINA ALLA SERA CON UN PANINO E UNA BOTTIGLI ACQUA X 12 ORE OK CIAO

NON E SOLO QUESTO CHE TI O SCRITTO E CHE AL INTERNO DEL CASE IN DOTAZIONE SONO SOGGETTE DURANTE IL WEEKEND A TARDA SERA VENGONO USATE PER INCONTRI DI SESSO FRA UOMINI LOCALI DEL PAESE DA PARTE DEGLI STESSI UOMINI OSPITI RICHIDENTI A SILO CHE CONSTRINGO LE RAGAZZE A PROSTITUIRSI OK POI CENE UNA RAGAZZA CHE AVRA FRA 16/17 ANNI CHE TUTTE LE MATTINE QUANDO LEI VIENE FUORI DAL CARA SARANNO LE 08 DEL MATTINO DEVE INCONTRASI IN UNA CASA ABBANDONATA NON LONTANO DI 400 METRI DAL CARA A FARE SESSO IN MACCHINA E IL RAGAZZO CHE LA ASPETTA X POI FARSI DARE I SOLDI QUESTO E QUELLO CHE SUCCEDE POI DURANTE LA GIORNATA NON DISTANTE 100 METRI SI RADUNANO GRUPPI FRA DONNE E UOMINI CHE SI METTONO LI A FAR CAPIRE CHE PARLANO MA IN VECE LE RAGAZZE ASPETTO CHE IL CLIENTE VENGA A PRENDERLA CONTATTATO TRAMITE WHATSAPP OK MI SONO SPIEGATO MARIS QUESTE SONO LE NOVITA IN VERNALI ORMA L'ESTATE E FINITA OK CIAO

(chi ci scrive è un amico straniero che vive nella struttura di accoglienza e di cui non facciamo il nome per ovvi motivi di riservatezza)

- fai girare la nostra denuncia su facebook -

Risulta chiaro che proprio adesso dentro e fuori il Cara di Mineo esiste un'organizzazione (non sta a me dire chi e come, anche se lo posso immaginare) che costringe le ragazze nigeriane a offrire sesso a pagamento.


Una situazione drammatica per le "ospiti" nigeriane del Cara di Mineo costrette a prostituirsi nei weekend in case in varie città della Sicilia, e durante la settimana addirittura intorno alla stessa struttura di accoglienza. Una situazione che, nonostante i nostri appelli e quelli di altre associazioni, sembra che nulla sia cambiato. Anzi è sempre peggio.

Ci chiediamo che fanno le forze dell'ordine che presidiano la struttura, la cooperativa che la gestisce e le associazioni che operano all'interno del Cara di Mineo. Hanno per caso gli occhi chiusi e le orecchie spente su ciò che succede intorno a loro ?? O forse sono tutti complici dello sfruttamento ??

Aiutateci a denunciare, il mondo deve sapere. Perché se le denunce formali non bastano è arrivato il momento che la gente perbene sappia ciò che succede in certi centri di accoglienza italiani, soprattutto al sud Italia.

Giovani ragazze che dopo un viaggio allucinate vengono parcheggiate nello "schifo" dei Cara dove sono preda di mafie locali e mafiosi nigeriani anziché essere avviate nel circuito della protezione sociale così come previsto dal Piano Nazionale Anti-tratta del 2016 oppure semplicemente espulse in base al trattato bilaterale Italia-Nigeria firmato a febbraio 2016. Un modo drastico, certo, ma almeno così non vengono ri-consegnate ai trafficanti e alla mafia nigeriana che le gestisce e le ha fatte arrivare in Italia.





Articolo a cura di
Maris Davis

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mercoledì 11 ottobre 2017

11 ottobre. Giornata mondiale delle bambine, 5.383 minori vittime di reato

Crescono ancora pornografia e prostituzione minorile: +20% dal 2015.


Più di 2 bambini ogni giorno, in Italia, sono vittime di violenza sessuale. Parliamo di oltre 950 minori in un anno che nel nostro Paese sono costretti a subire questo orribile abuso. E nell'ultimo anno il numero totale dei minori vittime di reato, mai stato così alto da un decennio a questa parte, toccando la cifra di 5.383 minori ha registrato un +6% rispetto al 2015.

Sono questi i nuovi allarmanti dati Interforze sui minori vittime di reato nel 2016 elaborati per il nuovo Dossier della Campagna Indifesa di Terre des Hommes, presentato alla presenza del Presidente del Senato, Pietro Grasso.

Piccole vittime che in prevalenza sono ragazzine. Nel 2016 erano in media il 58%, ma questa percentuale aumenta in tutti i reati a sfondo sessuale. Le bambine sono l’83% delle vittime di violenze sessuali aggravate, l’82% dei minori entrati nel giro della produzione di materiale pornografico, il 78% delle vittime di corruzione di minorenne, ovvero bambine al di sotto dei 14 anni forzate ad assistere ad atti sessuali.

Colpisce il dato degli omicidi volontari consumati. Più che raddoppiati in un anno (da 13 a 21 minori vittime) il 62% era una bambina o adolescente. Avvenimenti tragici che il più delle volte si inseriscono nella drammatica sequela dei femminicidi.

La violenza domestica è causa della maggioranza dei reati contro i minori. Nel 2016 sono state ben 1.618 le vittime di maltrattamento in famiglia, per il 51% femmine, con un incremento del 12% rispetto all'anno precedente. Cresciuto del 23% il numero di vittime minori di abuso di mezzi di correzione o disciplina (266 nel 2016), ovvero di botte fino ad andare in ospedale e arrivare a denuncia. Le due fattispecie più in calo rispetto al 2015 sono gli atti sessuali con minori di 14 anni (-11%), dove però le vittime sono ancora 366, per l’80% bambine, e la detenzione di materiale pornografico, che segna -12%, con 58 vittime, il 76% femmine.

L’Osservatorio Indifesa conferma come nel nostro Paese ci sia bisogno di un cambio radicale nella prevenzione della violenza contro le bambine”, dichiara Raffaele K. Salinari, Presidente di Terre des Hommes. “Serve un impegno sempre maggiore del Governo per trovare fondi per il contrasto e la prevenzione della violenza di genere che orienti gli interventi sia in Italia che nei Paesi in Via di Sviluppo, ma diventa sempre più importante anche costituire alleanze ampie, che includano attori fra loro differenti, capaci di intervenire a tutti i livelli coinvolgendo non solo i governi, le organizzazioni già impegnate in prima linea su questi temi, i professionisti, ma anche i ragazzi e le ragazze stesse.

Solo così si potrà dare reale attuazione al piano di contrasto della Violenza e delle discriminazioni di genere varato dalle Nazioni Unite e fatto proprio, in particolare, dall’obiettivo 5 degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2015-2030. È quello che stiamo facendo con il programma Radio Indifesa, mirato alla conoscenza e alla riflessione su violenza, discriminazioni e stereotipi di genere con la partecipazione degli studenti degli istituti di grado secondario superiore e diverse web radio scolastiche

Il Dossier della Campagna Indifesa quest’anno punta i riflettori anche sul deprecabile fenomeno dei matrimoni precoci

Quello dei matrimoni precoci è un fenomeno che coinvolge ogni anno almeno 15 milioni di bambine e adolescenti nel mondo. Ogni due secondi una bambina o ragazza con meno di 18 anni diventa una baby sposa vedendo così finire i suoi sogni e le sue speranze, costrette a sposare uomini più grandi di loro, con gravi conseguenze per la loro salute e il loro sviluppo.

Oltre a portare enormi sofferenze alle vittime, questa pratica nuoce all'intera comunità in cui vivono. Secondo un recente studio della World Bank, la scomparsa dei matrimoni precoci si potrebbe tradurre in un risparmio pari a 566 miliardi di dollari (nel 2030) dovuto alla riduzione delle spese per il welfare dei singoli Stati. Da baby spose a baby mamme il passo è breve: nel 2016 sono state registrate 21 milioni di gravidanze tra le ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni che vivono nei Paesi in via di sviluppo e nel 49% dei casi si tratta di gravidanze non cercate. E ancora, ogni anno, circa 70mila ragazze muoiono a causa del parto e delle complicanze legate alla gravidanza. Tra le violazioni dei diritti delle bambine ci sono anche quelle legate a conflitti e trafficking: sono circa 100.000 le bambine soldato, mentre delle 2,4 milioni di persone vittime di tratta le bambine rappresentano ben il 20%.

Terre des Hommes è voluta entrare a far parte di Girls Not Brides, una coalizione internazionale che raccoglie più di 700 organizzazioni della società civile impegnate nel contrasto della pratica dei matrimoni precoci e nell’assistenza delle spose bambine.

In tutti i suoi progetti Terre des Hommes pone particolare attenzione alle esigenze delle bambine, cercando di prevenire e contrastare l’abbandono della scuola da parte loro, e di conseguenza posticipare i matrimoni fino alla maggiore età, anche attraverso la sensibilizzazione delle famiglie e delle istituzioni locali. Terre des Hommes è membro anche dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) per chiedere al Governo Italiano di investire nell’educazione delle nuove generazione per apportare quel cambio culturale indispensabile al raggiungimento dell’obbiettivo 5 la Parità di Genere e perché si favorisca la creazione di partnership concrete ed operative necessarie a tale scopo.

La Campagna “Indifesa ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica e il Patrocinio dell’ANCI e del CONI. La Conferenza “Indifesa” ha il Patrocinio del Senato della Repubblica, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e della Polizia di Stato. Partner della Campagna Indifesa sono UISP e Kreattiva. Sostengono la campagna A2A SpA, Desio, Gruppo LLG Limoni e La Gardenia, MainAd Srl.

LA #ORANGEREVOLUTION PER SOSTENERE INDIFESA DI TERRE DES HOMMES
Dopo la conferenza di presentazione del Dossier Indifesa a Roma, Terre des Hommes ha organizzato una celebrazione speciale della Sesta Giornata Mondiale delle Bambine e delle Ragazze l’11 ottobre coinvolgendo un centinaio di Comuni Italiani che hanno aderito al Manifesto #indifesa per una città a misura delle bambine, impegnandosi a orientare le politiche di loro competenza verso una maggiore tutela dei diritti delle bambine e delle ragazze, promuovendo azioni efficaci per il monitoraggio, la prevenzione e il contrasto della violenza e degli stereotipi di genere, ma anche interventi concreti per sensibilizzare i propri cittadini, specie i più piccoli, su sexting, bullismo e cyberbullismo.

Per rendere visibile questo impegno i Comuni aderenti esporranno uno striscione arancione, colore che è, da anni, il colore scelto da Terre des Hommes e dalle Nazioni Unite per dire NO alla violenza di genere. Alla #OrangeRevolution possono partecipare anche i privati cittadini, da soli o in gruppo, che condividono questi valori. Basta postare l’11 ottobre sul proprio profilo Facebook, Twitter o Instagram un oggetto, uno slogan, una foto o un selfie dal tocco arancione usando gli hashtag #Indifesa #OrangeRevolution.

SEI ANNI DELLA GIORNATA MONDIALE DELLE BAMBINE, SEI ANNI DI INDIFESA
La Campagna Indifesa di Terre des Hommes, arrivata alla sua sesta edizione, ha come obiettivo quello di sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica pubblico sulle gravi violazioni dei diritti delle bambine e delle ragazze che ogni giorno si verificano nel mondo e sull'importanza di assicurare loro protezione e sostegno.

Nel corso degli anni l’Organizzazione si è impegnata per cambiare la vita di bambine e ragazze con significativi interventi internazionali, come i progetti in Burkina Faso, Bangladesh, Giordania, e Mozambico in favore delle baby spose e in Costa d’Avorio per le baby mamme. In Libano e nel Kurdistan Iracheno siamo impegnati nel contrasto allo sfruttamento lavorativo delle bambine e bambini rifugiati. In Perù molte baby schiave domestiche hanno riavuto il diritto ad un’adeguata istruzione scolastica che le offra la prospettiva di un lavoro qualificato. Centinaia di ragazze vittime di sfruttamento e abusi, ospiti del Centro (Hogar) Yanapanakusun, hanno beneficiato di borse di studio per specializzarsi professionalmente.

In Italia, Terre des Hommes ha realizzato varie indagini sul maltrattamento sui bambini, che hanno restituito una prima quantificazione del fenomeno nel nostro Paese, dei costi dovuti alla sua mancata prevenzione e a una maggiore conoscenza del maltrattamento anche degli stessi medici e pediatri, grazie all’avvio di un corso di perfezionamento sul Child Abuse e la creazione di una rete di centri pediatrici d’eccellenza per la diagnosi precoci del maltrattamento. Con il progetto FARO, Terre des Hommes fornisce supporto psicologico e psicosociale anche alle minori che giungono in Sicilia senza famiglia.

Per contribuire direttamente alla protezione e all’istruzione di una bambina a rischio di matrimonio precoce, sfruttamento lavorativo o violenza, si può aderire al programma SonoIndifesa con una donazione di 11 euro al mese. Tra i testimonial che sostengono la Campagna ci sono: Aldo Giovanni e Giacomo, Alessandra Celentano, Alice Sabatini, Andrea Caschetto, Andrea Delogu, Anita Caprioli, Annalisa, Arianna Chieli, Ascanio Pacelli, Barbora Bobulova, Beatrice Vendramin, Beatrice Venezi, Beppe Convertini, Brando Pacitto, Carolina Crescentini, Carlotta Natoli, Chiara Maci, Clara Alonso, Dargen D’Amico, Dolcenera, Donatella Rettore, Enrico Letta, Fedez, Francesco Renga, Gabriele Rossi, Gianluca Grignani, Gio Evan, Giovanni Abagnale, Giovanni Vernia, Giulia Luzi, Giuliano Peparini, Giuseppe Fiorello, Ghemon, Greta Scarano, J-Ax, Katia Pedrotti, Leonardo Bongiorno, Levante, Linda Cerruti, Ludmilla Radchenko, Matteo Piano, Marcello Sacchetta, Melita Toniolo, Micol Olivieri, Mirko Trovato, Neja, Nina Zilli, Ornella Sprizzi Blog “Mammamatta”, Paola Iezzi, Roberta Lanfranchi, Salvatore Esposito, Samantha De Grenet, Selvaggia Lucarelli, Silvia D’Amico, Simone Rugiati, Sonia Bergamasco, Stefania Andreoli, Tessa Gelisio, Thegiornalisti, Valeria Marini, Vanessa Ferrari, Zero Assoluto.




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Articolo a cura di
Maris Davis

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lunedì 9 ottobre 2017

Mafia Nigeriana, un po' di Storia


Di recente alcuni quotidiani palesemente schierati a destra hanno descritto la mafia nigeriana come di un'organizzazione criminale che ha ormai soppiantato le mafie italiane, dipingendo i migranti nigeriani sbarcati in Italia in questi anni (comprese le ragazze sfruttate) come fossero loro i "mafiosi" e non piuttosto i trafficanti. Titoli ad effetto che nella sostanza lasciano il tempo che trovano, scritti non contro i veri mafiosi (italiani e nigeriani), ma semplicemente per instaurare paure contro i migranti.

Questi giornali hanno parlato di mafia nigeriana come se essa fosse arrivata da poco tempo in Italia, quasi in concomitanza con l'arrivo dei migranti dall'Africa. In realtà la mafia nigeriana è presente in Italia fin dagli anni '90, solo che allora nessuno la chiamava "mafia", si preferiva chiamarla criminalità.

Migranti nigeriani durante uno sbarco
La verità è un'altra. Certo che la mafia nigeriana in Italia si è radicata profondamente, ma non perché ha soppiantato le mafie autoctone, al contrario, perché con esse collabora.

La mafia nigeriana in Italia non si occupa di appalti, tangenti, corruzione, taglieggiamenti, di infiltrarsi in apparati pubblici, ecc.. In Italia la mafia nigeriana si occupa quasi esclusivamente di traffico di esseri umani, di sfruttamento della prostituzione (solo di ragazze loro connazionali) e a volte si avventura in quei reati connessi alla droga, traffico e spaccio. Occupa ambiti che le mafie italiane non occupano, la mafia nigeriana ha solo bisogno di un territorio sicuro su cui agire, ovvero strade dove far prostituire le ragazze, alloggi, un background organizzativo su cui sviluppare la propria azione. Ed è per questo che si accorda a Napoli e Caserta con la Camorra, a Palermo e Catania con la mafia siciliana, a Foggia e nel tarantino con le mafie pugliesi, in Calabria con le cosche della 'ndrangheta.

La mafia nigeriana ha comunque sviluppato un'organizzazione così capillare e ben organizzata che può permettersi di controllare ogni singolo passaggio dello sfruttamento, dal reclutamento delle ragazze in Nigeria, il loro viaggio, fino al luogo in strada dove quella ragazza dovrà "prostituirsi"

Le confraternite nigeriane, dal Premio Nobel alla mafia. Storia

La criminalità nigeriana è stata da poco "elevata" al rango di mafia. Se è vero che la Direzione Nazionale Antimafia già nel marzo 2003 definì come "mafiogena" la criminalità nigeriana, le prime condanne per associazione mafiosa si collocano attorno al 2010. Ma attualmente sono pochissime e circoscritte. La mafia nigeriana da un lato ha una storia all'interno del paese d'origine e dall'altro, come sostiene la DIA nel 2017, ha avuto “una forte capacità adattativa all'ambito territoriale in cui si trova ad operare

La sua espansione, come ha più volte sottolineato l'UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime), ha varcato da tempo i confini della Nigeria ed è oramai diffusa, con interessi criminali diversi, in varie aree del mondo con in testa l'Italia, poi Canada, Germania, Spagna, Portogallo, Belgio, Russia, Brasile e Giappone.

La criminalità nigeriana affonda le sue origini all'interno del mondo universitario della Nigeria ed in particolare nel cultismo e nelle confraternite

I magnifici sette, 1952

Quando nel 1952, sette giovani studenti universitari (tra di loro si chiamavano i magnifici sette), tra cui il futuro Premio Nobel (1986) per la Letteratura Wole Soyinka fondarono la Pyrates Confraternity (anche nota come National Association of Seadogs) all'interno dell'University Collage di Ibadan non pensavano certo di mettere le radici ad una delle più potenti e aggressive associazioni a delinquere del mondo.

L'idea originale era quella di contrastare una Università di élite dove frequentavano solo studenti facoltosi legati al mondo coloniale e favorire gli studenti poveri promettenti. L'affiliazione alla confraternita era permessa, alle origini, solo a maschi di qualsiasi razza e etnia ma, dopo severe selezioni e giuramenti che si avvicinavano a riti di iniziazione cruenti, veri e propri. Il loro motto era "Against all conventions" (Contro tutte le convenzioni)

Da questa cellula originaria negli anni '70 si svilupparono altre confraternite, in particolare nel 1972 quando furono espulsi, ufficialmente per non aver centrato gli standards imposti (alto rendimento accademico e intellettuale). In realtà dopo un "ammutinamento" Bolaji Carew, chiamato Rica-Ricardo, e altri 30 confratelli diedero vita alla Buccaneers Association of Nigeria (i Bucanieri) che ricalcava la struttura dei Pyrates e che probabilmente fu la prima confraternita ad uscire dal mondo universitario.

Neo Black Movement of Africa
Nel 1976 nacque, nell'Università di Benin City, la Neo Black Movement of Africa (Black Axe, ascia nera), ancora frutto di una scissione dei Bucanieri. Secondo alcune tesi all'origine della scissione vi furono anche alcuni membri di organizzazioni anti-aparthaid fuorisciti dal Sudafrica con l'obiettivo di diffondere la "consapevolezza nera"

All'inizio degli anni '80 le confraternite si diffusero, per continue scissioni (da cui appunto l'appellativo di cellule) in tutte le istituzioni di istruzione superiore del paese. In particolare nel 1983 all'Università di Benin City nacque la Supreme Eiye Confraternity. In questi anni secondo alcuni studiosi si iniziò a introdurre rituali woodoo nella cerimonie di affiliazione.

La svolta che cambiò il corso delle cose è considerato il colpo di stato del 31 dicembre 1983, quando i militari misero fine all'esperienza della seconda Repubblica (1979-1983) e alla democrazia. A capo della giunta militare fu posto il generale Muhammadu Buhari (attuale Presidente della Nigeria, ritornato al potere nel maggio del 2015). Dopo nemmeno due anni, il 27 agosto 1985, il capo di stato maggiore di Ibrahim Babangida (coinvolto in tutti i colpi di stato della Nigeria) fece arrestare Buhari e a assunse direttamente il potere fino al 1993.

I leader militari, alle prese anche con gli effetti della crisi petrolifera dell'epoca, si accorsero che le Confraternite potevano essere usate a loro vantaggio e soprattutto contro i gruppi organizzati (sindacati studenteschi e del personale universitario) che si opponevano al regime militare. Vennero finanziati e armati. In poco tempo fu l'intera classe dirigente del paese a cercare l'appoggio della criminalità al fine di mantenere i propri privilegi. Fu l'inizio della fine.

Negli anni 90' poi si scatenò una guerra tra le confraternite che portarono per la prima volta alla nascita di confraternite urbane soprattutto nella Regione del Delta, dove l'azione si inserì all'interno del sanguinoso conflitto che si creò in quella Regione con i gruppi per l'emancipazione del popolo Igbo. È degli anni '90 la nascita della Family Confraternity, conosciuta anche come "mafia del Campus"

Ormai le confraternite avevano rotto il cordone ombelicale che le teneva unite alle Università (sebbene l'ambiente non è mai stato abbandonato). Le prospettive per gli affiliati erano quelle di avere accesso al denaro facile

Le "Tre D", Donne, Droga e Denaro
È proprio negli anni '90 che i primi gruppi giungono in Italia, in particolare a Castel Volturno (Caserta), che diventa una roccaforte dell'organizzazione, e Verona, dove scoprono il grande mercato della prostituzione e delle droghe in Italia che risponde pienamente alla coniugazione delle "Tre D", Donne, Droga e Denaro. Ovvero attraverso i soldi della prostituzione si commerciano droghe (con l'accordo della camorra) e si fanno i veri soldi.

Gli accordi con la criminalità organizzata italiana nascevano prima dalla necessità della camorra di avere antenne sul territorio (prostitute), e le prostiute pagavano una sorta di affitto per occupare il pezzo di strada per "lavorare". Solo successivamente, con i proventi della prostituzione, iniziarono a commerciare con gli stupefacenti (in Nigeria transitano droghe provenienti da Brasile, Colombia, Pakistan e Thailandia)

In Italia fino alla fine degli anni '90 i culti segreti che hanno operato, pur dedicandosi ad attività criminosa, non risultavano particolarmente violenti. Sebbene la polizia riporta di un incontro nel 1995 a Torino tra diverse società segrete nigeriane. Di loro, fino agli anni 2000, non si hanno grandi notizie. Le operazioni di polizia hanno fatto estinguere questi gruppi, dando spazio all'accesso di culti molto più violenti ed aggressivi come i Black Axe e gli Eiye.

Nel 1999, con il ritorno della democrazia in Nigeria, si assiste ad un nuovo impiego delle confraternite, che vengono reclutate dai vari potentati e dalla politica come guardie del corpo, veri e propri eserciti privati al servizio esclusivo di chi li paga fino alla loro presenza nelle polizie locali. Insomma, le confraternite hanno iniziato a permeare lo Stato.

La violenza di questi gruppi è cresciuta con il passare degli anni
I riti di affiliazione sono sempre più violenti. Oltre a percosse e ingestione di sangue, spesso comprendono stupri (di studentesse o di membri femminili dello staff universitario) e perfino omicidi. Anche nelle confraternite femminili (le Jezebels e le Amazons, le più note) lo stupro subito diventa un atto di affiliazione.

Naturalmente uscire dalla confraternita non è facile e spesso comporta la morte. È degli ultimi anni, un po' come è avvenuto in Italia con la mafia, l'ascesa di alcuni "confratelli" nella politica nigeriana, diventati governatori, parlamentari e perfino ministri.

Nel gennaio 2005 i servizi segreti italiani affermavano (parlando dei nigeriani) “le originarie attività illecite, commessa da gruppi isolati, senza una stabile organizzazione, hanno acquisito un peso maggiore nel panorama criminale, conquistando zone grigie del mercato, ovvero quelle controllate dalla malavita organizzata autoctona, che tradizionalmente considerava lo sfruttamento della prostituzione un attività di basso profilo e poco remunerativo e utilizzava manovalanza criminale straniera per lo spaccio al minuto degli stupefacenti

La svolta in Italia arriva solo in questi ultimi anni. Nel 2011 l'Ambasciata Nigeriana a Roma emana una nota in cui si legge ".. nuova attività criminale di un gruppo di nigeriani appartenenti a sette segrete, proibite dal governo a causa di atti violenti: purtroppo ex-membri sono riusciti ad entrare in Italia e hanno fondato nuovamente l'organizzazione qui, principalmente con scopi criminali"

Il risultato è possibile vederlo in queste cifre.
  • Nel 2013 sono sbarcate in Italia 433 giovani donne nigeriane,
  • nel 2014 erano diventate 1.500,
  • nel 2015 si sono più che triplicate fino ad arrivare a 5.632,
  • nel 2016 hanno raggiunto il numero allarmante di 11.009
  • e ad agosto 2017 erano già sbarcate oltre 7.000 ragazze nigeriane.
Poiché oltre l'80% di queste donne è destinato al mercato della prostituzione, la prima parte della logica delle "Tre D" (donne) sta subendo una forte impennata.

Non dove stupire che coloro che gestiscono il traffico di ragazze, contrariamente al credo popolare, non sono illetterati provenienti da sperduti villaggi della Nigeria. Anzi, quasi sempre si tratta di laureati o persone dotate di cultura superiore. Un dato di fatto che deriva dalla storia della mafia nigeriana.

In definitiva, la mafia nigeria, è una realtà con cui l'Italia (e il Mondo) deve fare i conti, troppo in ritardo ci si è resi conto che è un vero e proprio fenomeno "mafioso" e non semplicemente un gruppo di criminali come lo sono stati considerati fino al 2011.

Quest'anno in particolare le forze dell'ordine italiane hanno arrestato diverse persone nigeriane legate al traffico di esseri umani (di ragazze in particolare)
A questi criminali vengono sempre associati reati quali lo sfruttamento della prostituzione, la riduzione in schiavitù, e appunto il traffico di esseri umani. Molte volte a questi reati viene aggiunta l'aggravante della trans-nazionalità, ma mai quella "mafiosa", nonostante sia ormai evidente che questi soggetti criminali sono collegati tra di loro come veri e propri "cartelli"

L'aggravante "mafiosa", qualora riconosciuta, permette il sequestro dei beni e delle proprietà dei trafficanti, sia in Nigeria che in Italia, oltre naturalmente a condanne più pesanti. Ma al momento non mi risulta che a nessuno dei nigeriani arrestati quest'anno per i crimini più orribili, sia mai stata riconosciuta anche l'aggravante mafiosa dei reati.

C'è ancora in Italia una certa magistratura inquirente che è ancora restia a riconoscere che la "mafia nigeriana" esiste per davvero e che opera con tutti gli standard di qualsiasi mafia italiana e internazionale.

Un rito magico-religioso può condurre l’uomo a trasformarsi in simbolo. C’è in noi un richiamo ancestrale che sfonda il labile confine tra realtà e fantasia, generando il mito che si staglia al di sopra di esse. Lo spiega mirabilmente Mircea Eliade nelle sue opere, pietre miliari imprescindibili per chiunque tenti di cogliere il senso profondo del complesso rapporto che abbiamo ad ogni latitudine con la spiritualità.

Quando però il rito finisce per ridursi a strumento della criminalità si perde qualunque contatto evocativo con il trascendente e l’immateriale diventa semplicemente un giogo che sottomette l’essere umano fino a dilaniarlo.

È il caso delle ragazze africane provenienti dallo stato di Edo, nel sud della Nigeria, che vengono quotidianamente sottoposte al "juju", che di per sé non è un termine negativo ma identifica l’insieme delle religioni animiste dell’Africa Occidentale. È oggi però utilizzato, attraverso amuleti e incantesimi, da presunti sciamani nigeriani per convincere giovani (anche minorenni) appartenenti alle famiglie più povere dello stato di Edo, a partire alla volta dell’Italia per prostituirsi.

In realtà l’operazione di convincimento è più banale e spietata allo stesso tempo, questa sorta di capi religiosi locali sono spesso a libro paga delle confraternite legate alla mafia nigeriana. Persuadono le ragazze che in Europa troveranno normalissimi lavori ben pagati e potranno così garantirsi un raggiante futuro, oltre a inviare soldi a casa per aiutare le loro famiglie indigenti.

La forte fede che hanno negli spiriti e il desiderio di uscire dalla povertà e migliorare la propria condizione sociale sono gli ingredienti che costituiscono un terreno molto fertile per il proliferare della tratta di esseri umani e della riduzione in schiavitù. Le donne non riescono a intraprendere da sole il viaggio verso l’Europa. Come fanno a procurarsi un passaporto o un visto? Come possono permettersi un biglietto aereo? È qui che fanno il loro ingresso le madame e i trafficanti

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Articolo di
Maris Davis

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