mercoledì 6 settembre 2017

Kenya, un'adolescente su 10 si prostituisce dopo aver avuto la prima mestruazione

In Kenya una 15enne su 10 si prostituisce per far fronte alle mestruazioni. A causa della povertà la famiglia non può acquistare gli assorbenti per il ciclo.


In alcune parti del mondo il sesso come l'educazione mestruale sono ancora argomenti tabù. Nelle zone più rurali del mondo, come in una parte dell'Africa sub-sahariana, la popolazione preferisce spendere il suo scarso guadagno per combattere la fame e far fronte ai beni primari. In alcune zone del Kenya, per esempio, poter comprare gli assorbenti per il ciclo viene considerato un lusso e per questo motivo, alcune ragazze ricorrono a metodi molto duri per poterseli permettere.

Il ciclo mestruale è un fenomeno fisiologico normalissimo nella donna, ma non per tutte le culture. Infatti ci sono dei Paesi nel mondo che ancora oggi, lo considerano un vero dilemma. In Africa ad esempio il ciclo mestruale costituisce ancora una problematica complessa. Secondo delle statistiche, in Kenya, il 65% delle donne e delle ragazze non possono permettersi gli assorbenti e sono costrette a prostituirsi per procurarsi il denaro per comprarli.

Michelle Tatu è una ragazza diciassettenne proveniente da Kibera, una baraccopoli della città di Nairobi, in Kenya. Qualche anno fa, quando la ragazza ebbe le sue prime mestruazioni, non era a conoscenza di questo “fenomeno” naturale femminile e si terrorizzò a morte (letteralmente). Michelle, pensò infatti che era prossima alla morte e cercò di fermare l’emorragia con le uniche cose che aveva a disposizione: stoffa e cotone.

Le mestruazioni, un tabù che non viene ancora superato
Le mestruazioni in Africa sono ancora un grande tabù, infatti molte ragazzine non sono a conoscenza delle mestruazioni e non appena arrivano per la prima volta, sono spesso terrorizzate perché non capiscono costa sta succedendo al loro corpo.

Nelle scuole del Kenya, così come fra le mura domestiche, parlare di ciclo mestruale è ancora un argomento molto delicato. Di conseguenza, le nozioni a disposizione delle giovanissime sono scarse. Ma la paura è comune non solo tra tutte le giovani del Kenya, ma anche nel resto del continente africano.


Una ragazza su 10, nell’Africa sub-sahariana, salta la scuola durante le mestruazioni perché non può permettersi gli assorbenti che costano troppo (1 dollaro a pacco). Gli stessi genitori non ritengono la spesa degli assorbenti come qualcosa di primaria necessità, e preferiscono preoccuparsi più del cibo o dei vestiti.


Michelle aveva paura, non sapeva come dire ai genitori che le era capitata una cosa del genere, per lei “grave”. Nonostante questo, non avendo alcuna motivazione che la spingesse ad evitare la scuola, si recò in classe con la terribile paura che il sangue potesse macchiarla e farle fare una brutta figura davanti ai suoi compagni di scuola.

La ragazza, in un’intervista per The Guardian, spiega che inizialmente non sapeva cosa le stesse accadendo, pensò che si era fatta male, ma come? Non riusciva a spiegarselo neanche lei. Adesso, però, arrivata all'età di diciassette anni, di quella paura così forte non è rimasta neanche l’ombra e Michelle è la prima a partecipare alle marce per i diritti delle donne che si svolgono a Kibera.

L’organizzazione The Culp, ha preso a cuore questo caso e si occupa di donare delle coppette mestruali alle ragazze come Michelle. Queste coppette non sono usa e getta e, se lavate per bene, possono essere riutilizzate fino a dieci anni.

Michelle confida di non provare più nessun imbarazzo per le sue mestruazioni proprio perché, essendo un fenomeno naturale, non c’è da vergognarsi. Ma non tutte la pensano come lei. L’imbarazzo per il ciclo, non solo in Kenya, ma nell'Africa sub-sahariana in generale è molto diffuso. Pensate che una ragazza su dieci, in questa parte dell’Africa, quando ha il ciclo preferisce saltare la scuola.

In Kenya, più della metà delle donne non possono permettersi “il lusso” di indossare gli assorbenti a causa dello scarso guadagno. È ovvio che ci siano altre priorità, come quella di sfamare i propri figli. È per questo motivo che, molte organizzazioni senza scopo di lucro insieme ai governi, ci tengono a farsi sentire e ad urlare che, anche queste ragazze, come il resto della popolazione mondiale, hanno il diritto di essere fornite di tutto ciò che necessitano senza doversi vergognare o nascondere. Nonostante questo, però, le ricerche sono poche e questo rende molto più difficile donare loro una mano d’aiuto.

Purtroppo non è tutto. La situazione è ancora più grave di quello che sembra. Secondo uno studio della dottoressa Penelope Phillips-Howard, in Kenya, una 15enne su 10 si prostituisce per far fronte alle mestruazioni. Per alcune di loro prostituirsi è l’unico modo disponibile per pagare l’occorrente necessario per il ciclo. Ma perché accade questo? Non potrebbero ricorrere agli unici mezzi disponibili?

Il ciclo, un problema igienico-sanitario
Mentre alcune ragazze non usano nulla per tamponare il sangue mestruale, altre ricorrono a metodi che mettono a rischio gli organi genitali.

Non è raro sentire di ragazze che utilizzano dei rimedi primitivi e pericolosi, come piume di pollo, pelle di capra e foglie secche. In particolare la pelle di capra è rara da trovare, per cui molte giovani donne la prendono in prestito durante il periodo mestruale e una volta terminato, la lavano e la restituiscono alla legittima proprietaria.


Tutto ciò perché la pelle di capra la possono indossare solo le donne sposate. Questo comporta alti rischi a livello di infezioni, che possono essere trasmesse da una giovane ad un’altra. Diverse ragazzine invece, tendono a fermare il sangue mestruale, sedendo su un cumulo di polvere che lo assorbe, saltando per ovvi motivi la scuola.


Il problema principale è che molte volte, ricorrere a questi “mezzi artigianali” comporta anche infezioni e malattie. È proprio il caso di Michelle che, quando ricorreva alle imbottiture dei materassi o anche a degli stracci, la situazione degenerava e oltre ai classici dolori del ciclo, doveva sopportare anche quello delle infezioni e della formazione di piaghe dolorosissime.

Le donne sentono l’urgente bisogno di parlare del ciclo, soprattutto nelle scuole, ma per molti professori la materia è tabù. Solo la metà delle ragazze del Kenya confessano di discutere apertamente delle mestruazioni a casa. Secondo quanto riporta Agnes Makanyi, specialista di reti idriche e fognarie di igiene dell’Unicef ​​in Kenya, il governo del Kenya, con il sostegno dell’Unicef, sta sviluppando linee guida nazionali per l’igiene mestruale nelle scuole, tra cui degli impianti di lavaggio e luoghi per lo smaltimento di prodotti sanitari.

La vergogna di essere derise dai compagni di scuola
Centinaia di ragazze che hanno raggiunto la pubertà, saltano le lezioni almeno una settimana al mese, poiché non si sentono a loro agio ad andare a scuola quando arrivano le mestruazioni.

Inoltre, in questo modo, tendono ad evitare di essere derise dai ragazzi. C’è da aggiungere che, le donne che vivono nelle baraccopoli, si trovano ad affrontare questa inevitabile esperienza in spazi veramente molto ristretti, con uno scarso accesso all'acqua e senza un posto privato dove lavarsi.

Per la popolazione femminile che vive nelle baraccopoli la vita è già difficile di per sé, visto che non ha gli stessi diritti degli uomini, quindi è di fondamentale importanza, che le adolescenti africane frequentino la scuola tanto quanto i maschi.

Ma questo non basta. La maggior parte delle ragazze vive molti anni all'interno delle scuole e, soprattutto quando incombe il ciclo, è bene che quest’ultime abbiano dei bagni indipendenti dai ragazzi, in modo tale da poter cambiare il proprio assorbente in maniera tranquilla e nel rispetto della privacy. In Kenya, nelle zone agricole, solo una piccola percentuale di scuole (32%) permettono alle ragazze di cambiare gli assorbenti in posti tranquilli lontani dalla frequentazione maschile.

Come superare il problema
Sono già stati raccolti dei fondi per acquistare e distribuire assorbenti direttamente alle ragazze negli accampamenti. Come si poteva immaginare, i fondi non sono bastati, infatti le Ong e il governo, stanno valutando l’introduzione degli assorbenti riciclabili o della coppetta mestruale.

In ogni caso, il primo ostacolo da superare non riguarda tanto l’introduzione di assorbenti riciclabili, che possono essere una soluzione ottimale nelle zone rurali, dove lo spazio e l’accesso all'acqua non sono un problema.

Il dubbio permane nelle baraccopoli, dove può essere molto imbarazzante per una ragazza, che già ha vergogna di ciò che le succede, lavare e mettere ad asciugare pubblicamente il proprio assorbente.


Secondo Marni Sommer, una professoressa della Columbia University che si occupa proprio della salute degli adolescenti dell’Africa sub-sahariana, l’arrivo del ciclo è un momento meraviglioso nella vita di una ragazza, perché è il momento in cui la sua vita inizia a cambiare. Secondo Marni, i genitori si trovano più a loro agio nel parlare di sesso piuttosto che del ciclo, e sebbene siano ancora tabù, queste conversazioni possono aprire la porta di quella comunicazione mancante che spinge ad affrontare temi più sensibili e a cambiare, per quanto possibile, la visione del mondo.

L'iniziativa del governo kenyano
Inoltre, il governo di Nairobi sta varando, con l’aiuto dell'Unicef, le linee guida di un programma di educazione igienica da sottoporre alle ragazze negli istituti scolastici.

Allo stesso modo delle donne dei Paesi industrializzati, anche quelle africane, hanno il diritto di ricevere maggiori informazioni su ogni aspetto della loro salute sessuale, e allo stesso tempo, di poter parlare in assoluta libertà del loro ciclo mestruale.

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Articolo a cura di
Maris Davis

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