martedì 16 maggio 2017

Nigeria, il sequestro e l'oblio. I bambini dimenticati di Damasak

Nel 2014 e fino al 2015 Boko Haram tenne sotto controllo e occupò la città di Damasak, nella Nigeria nord-orientale, quasi al confine con il Niger. Prima che l'esercito nigeriano riprendesse il controllo della città (marzo 2015), i miliziani islamici si erano già portati con loro circa 500 persone, 300 erano i bambini di una scuola e altre 200 erano ragazze adolescenti e donne.

Miliziani Boko Haram nella città di Damasak durante l'occupazione (2014-2015)

Si è trattato del più alto numero di persone mai rapite in una sola volta dai miliziani Boko Haram, e fa ancora più orrore se si pensa che erano tutti bambini e giovani ragazze. Eppure su questo tragico episodio è calato il silenzio dei media internazionali e perfino del governo federale.

Un silenzio tombale calato anche quando l'esercito nigeriano, dopo aver liberato la città, scoprì l'orrore di decine di fosse comuni, e centinaia di corpi decomposti abbandonati nelle strade e nei parchi della città. - leggi -

La denuncia di Human Rights Watch
L'Ong Human Rights Watch (Hrw) ha denunciato il silenzio delle autorità nigeriane sul più grande sequestro effettuato dagli estremisti islamici di Boko Haram in Nigeria, che ha avuto luogo nella città di Damasak, nell'estremo nord del paese.

Mentre il caso delle 276 studentesse di Chibok ritorna regolarmente sulle pagine dei giornali e per la loro liberazione si è mobilitata anche la comunità internazionale, sembra che il rapimento di Damasak sia passato relativamente inosservato.

Nei primi giorni del mese di marzo 2015, i terroristi Boko Haram sono stati attaccati e cacciati da Damasak da parte delle truppe nigeriane e ciadiane. Dietro di loro lasciarono qualche centinaio di cadaveri e rapirono, secondo Hrw, più di 300 bambini e centinaia di donne. Quando gli estremisti si stabilirono nella città il 24 marzo 2014, installarono il loro quartier generale nella scuola primaria Damasak. Al suo interno tenerono rinchiusi quasi 500 bambini e centinaia di donne per quasi un anno. Molti morirono prima della liberazione della città.

Alcuni media nigeriani e internazionali ripresero la notizia del rapimento ma le cifre non vennero mai confermate da fonti ufficiali che in alcuni casi negarono anche che l'evento fosse realmente accaduto.

Secondo Hrw il silenzio delle autorità nigeriane è legato al fatto che questo grande rapimento sia avvenuto pochi mesi dopo quello di Chibok che mobilitò la comunità internazionale, e poi perché è avvenuto pochi mesi prima delle elezioni presidenziali.

Hrw ha chiesto al governo nigeriano di prendere in considerazione tutte le numerose sparizioni e sequestri nel paese e dia tutte le informazioni in suo possesso al riguardo. Secondo Hrw sono oltre duemila, tra donne e bambini, le persone rapite tra il 2014 e il 2016 ancora nelle mani di Boko Haram.


Video che documenta l'orrore del massacro di Damasak, tra il 2014 e il 2015

Un evento che ricorda quello delle 276 giovani ragazze di Chibok, 82 delle quali liberate la scorsa settimana. Tuttavia, la sorte di tutti quei bambini non ha provocato la stessa indignazione internazionale né la mobilitazione dei mass-media. Un’altra delle numerose tragedie soffocate dal conflitto, non considerate dai media, ma nemmeno del governo nigeriano.

Bentornate ragazze. Bentornate sorelle. Siamo felici di riavervi a casa”. Abba Kyari, capo di gabinetto del presidente nigeriano Muhammadu Buhari, ha accolto così le 82 studentesse di Chibok rilasciate la scorsa settimana dal gruppo jihadista nigeriano Boko Haram a seguito di una lunga trattativa con ufficiali del governo di Abuja che si è conclusa in uno scambio di prigionieri e la scarcerazione di alcuni militanti.

Per tre anni il rapimento del 15 aprile 2014 delle 276 studentesse di età compresa fra i 15 e i 18 anni dal dormitorio femminile di una scuola di Chibok nello Stato nord-orientale di Borno, ha ispirato indignazione a livello globale. L’hashtag #BringBackOurGirls, per il quale si sono mosse anche l’ex-first lady statunitense Michelle Obama e il premio nobel Malala, è divenuto una campagna internazionale per salvarle che ha esercitato un enorme pressione sulle autorità nigeriane. Dopo una serie di trattative, fughe e rilasci cominciati nel maggio del 2016, ancora 113 ragazze restano in mano al gruppo terroristico.

Anche se esistono forti perplessità attorno alle modalità di liberazione delle studentesse, si tratta in ogni caso di una buona notizia per le giovani che ora dovranno affrontare la difficile sfida della reintegrazione sociale. Ma al di là dei numerosi messaggi e articoli di congratulazioni rimbalzati su tutti i media, un dato di fatto rimane: nonostante i successi militari e le molteplici liberazioni, ci sono ancora centinaia di persone (secondo Human Watch sarebbero duemila) rapite da Boko Haram (per lo più minorenni) che mancano all'appello.


Il rapimento di Damasak. Circa 200 miglia a nord di Chibok, vicino al confine con il Niger, si trova la città di Damasak. Una località piena di rovine e di abitazioni crivellate dai colpi dei proiettili, dove abitano i familiari di più di 300 minori rapiti dai combattenti islamisti qualche mese dopo i fatti di Chibok e mai più tornati. Il miliziani occuparono la scuola primaria Zanna Mobarti con i bambini all'interno, trasformandola in una base militare, poi oltrepassarono il confine con il Niger portandosi dietro i giovanissimi prigionieri.

Ad oggi le autorità nigeriane sul posto hanno confessato all'agenzia Afp di non aver alcuna informazione utile al loro ritrovamento. Si tratta del più grande sequestro compiuto da Boko Haram durante il conflitto come confermato anche da Human Right Watch, ma per questi bambini è stato lanciato un hashtag, #BringBackOurBoys, che però ha smesso di essere usato pochi mesi dopo. Non c'è stata nessuna campagna mediatica per la loro liberazione e nessun politico si è mosso. In quei luoghi, anche se è tornata la calma dopo anni di devastazione, la gente si sente trascurata e dimenticata. Questi ragazzini sono scomparsi nella giungla dove sono stati portati a forza, alla stessa velocità alla quale sono spariti dai pensieri dell’opinione pubblica.

Vittime di una folle strategia. Un’idea su quello che accade a chi viene rapito ce la fornisce un rapporto pubblicato dall’Unicef lo scorso aprile, secondo cui Boko Haram utilizza sempre più giovani minorenni come attentatori suicidi nei paesi del bacino del Lago Ciad. Dal 2014 gli jihadisti si sono serviti di 117 minori, di cui l’80% erano ragazze.


(Aprile 2017, Rapporto Unicef sui minori rapiti da Boko Haram)

Nel primo trimestre del 2017 la cifra di attentatori suicidi è triplicata rispetto allo stesso periodo del 2016, raggiungendo i 27 kamikaze. Lo studio documenta casi di bambini cresciuti in cattività che, aggiunti alle testimonianze delle superstiti di Chibok, aiutano a capire: le ragazze diventano “spose” dei salafiti, i ragazzi sono addestrati come combattenti o spie. Facendo leva sulle loro menti deboli, i terroristi li trasformano in attentatori suicidi pronti a colpire in affollati mercati o moschee, dopo averli drogati e aver praticato loro un accurato lavaggio del cervello.

Quella delle bambine e dei minori kamikaze è una strategia usata abitualmente da Boko Haram

L'Islam integralista nigeriano, dal 2009, ha provocato circa 25 mila vittime, 2,7 milioni di sfollati nella regione, centinaia di villaggi rasi al suolo, migliaia i luoghi di culto e scuole devastate, oltre ad una terribile crisi alimentare

Una potenziale soluzione a questa piaga disumana potrebbe venire dal delinearsi di una nuova situazione: indebolito da due anni di offensive militari, ma non ancora sconfitto, nell'ultimo periodo il gruppo estremista è meno attivo e dallo scorso agosto si sta trasformando a causa delle lotte interne che hanno provocato una scissione tra i fedeli al vecchio leader Abubakar Shekau (tornato a farsi sentire di recente in un video smentendo per l’ennesima volta di esser stato ferito da un bombardamento e insultando il presidente nigeriano Buhari) e la fazione di Abu Musab al-Barnawi appoggiata dall’Isis. Quest’ultima vorrebbe porre fine agli attacchi suicidi nei luoghi pubblici, perpetrati per ordine di Shekau e diventati un marchio della jihad nigeriana.



Il silenzio vergognoso dei media internazionali sui minori rapiti dall'integralismo islamico nigeriano e di cui non si sa più nulla
Continueremo a far sentire le voce di quei bambini catturati da Boko Haram



Articolo di
Maris Davis

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