martedì 28 febbraio 2017

04 Il Woodoo e i contatti con il Cattolicesimo

Pur essendo due religioni diverse esistono dei legami fra il "Woodoo" e Dio che sono visibili perfettamente nell'adattamento della chiesa cattolica alla lingua Fon del Vodun.


Effettivamente la chiesa cattolica era penetrata nel regno di Danxome (attuale Benin) durante il regno del quarto re Agaja (1708-1740), definito da alcuni il conquistatore. Quando al sovrano arrivarono informazioni sulla religione cattolica, lui la descrisse come pacifica e nobile. Così dietro suo ordine e su richiesta dei missionari cattolici egli concesse uno spazio per costruire la loro chiesa.

Alla conclusione di questa impresa, il re chiese loro quale fosse il loro simbolo, che indicasse il riconoscimento della religione cattolica. I missionari risposero la croce. Solo che fu costruita la croce sul tetto della chiesa, secondo l’esigenza di avere un simbolo della religione del regno, il Re disse che prima (la nuova Chiesa) era una zucca chiusa e avrebbe ordinato a tutta la sua gente di entrare in questo nuovo edificio religioso senza timore, perché c’era un po’ di bianco in cima, come all’interno della bandiera della religione woodoo di Danxome.

Tutta questa storia ha portato alla costruzione dell’altare portatile denominato “Asen Fongbe” o “Sinuka” che si può vedere ancora oggi al museo centrale del palazzo reale di Abomey nel Benin (patrimonio dell’umanità dell’UNSECO)

Ne seguì un adattamento linguistico del Cattolicesimo al vocabolario “woodoo
Espressione woodoo Francese Inglese Cattolici del Benin Italiano
Vodun non ou Yehwe
non
Prêtre,
Curé, Abbé
Priest, Reverend Yehwe non Sacerdote
Yehwe non Ange, Saint Esprit Holy Spirit Yehwe Angelo, Spirito Santo
De Prière Prayer De, Yehwexixa Preghiera
Vo, Vosisa Sacrifice, Off
rande, Culte
Sacrifice Offering,
Worship
Vo, Vosisa Sacrificio, offerta,
dono
Vosisa Culte Worship Vosisa Ceriminia religiosa
Mawu lissa Dieu God Mawu, Manwu Divinità,
Dio

Questo vocabolario in uso ancora oggi è stato arricchito, oltre che dalla religione cattolica stessa, da un nuovo movimento religioso di inculturazione denominato "Sillon Noir", che è stato un di movimento di evangelizzazione cristiano, fondato dal vescovo cattolico del Benin Barthélemy Adoukonou negli anni '80.


Woodoo è uno spirito, un’emanazione di Dio su scala ridotta. Per il momento, si può confermare che la pratica di "woodoo" si basa sugli stessi principi di tutte le religioni. Il woodoo, a tutti gli effetti, è una religione come qualsiasi altra.

C’è persino una struttura del clero di Woodoo, ci sono rapporti fra
  • il convento (Hunkpame),
  • il tempio (Hunxo o Vodunxo),
  • il seguace posseduto (Vodundo asita),
  • il seguace semplice (Vodunsi),
  • ed il laico (fedele singolo)
(Continua, 04/14)
Questo articolo fa parte del progetto
"Il Woodoo e la Cultura Animista dell'Africa occidentale"

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Articolo a cura di
Maris Davis

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venerdì 24 febbraio 2017

La condizione dell'infanzia nel mondo, 69 milioni di bambini a rischio

Se il mondo non si concentrerà sulla drammatica situazione dei bambini più svantaggiati, entro il 2030 (data conclusiva degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile)
  • 69 milioni di bambini sotto i 5 anni moriranno per cause prevalentemente prevenibili,
  • 167 milioni di bambini vivranno in povertà,
  • 750 milioni di donne si saranno sposate da bambine,
  • oltre 60 milioni di bambini in età da scuola primaria saranno esclusi dalla scuola.

Questo l’allarme lanciato dall’UNICEF nel suo
Rapporto annuale

"La Condizione dell’Infanzia nel Mondo 2016 - La giusta opportunità per ogni bambino"
- Download -

25 anni di progressi. Secondo il rapporto, sono stati fatti importanti progressi nel salvare le vite dei bambini, riportandoli a scuola e aiutando le persone ad uscire dalla povertà.

Il tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni, dal 1990 a oggi, è più che dimezzato e in paesi come Etiopia, Liberia, Malawi e Niger il tasso è sceso di oltre due terzi.

Globalmente, il numero di decessi annui fra i bambini sotto i 5 anni per polmonite, diarrea, malaria, sepsi, pertosse, tetano, meningite, morbillo e AIDS è diminuito da 5,4 milioni nel 2000 a 2,5 milioni nel 2015.

I programmi di vaccinazione hanno ridotto di quasi l’80% i decessi per morbillo tra il 2000 e il 2014, salvando così circa 1,7 milioni di vite.

E sempre rispetto al 1990, anche la mortalità materna è calata drasticamente (- 43%)

In 129 Stati è stata raggiunta la pari opportunità nella scuola primaria e, globalmente, il numero delle persone che vivono in povertà estrema si è ridotto quasi della metà.

Ma pesano ancora le disparità. Tuttavia, questi progressi non sono ancora equi. I bambini più poveri hanno il doppio delle probabilità di morire prima del loro quinto compleanno e di soffrire di malnutrizione cronica, rispetto ai coetanei di famiglie benestanti.

Attualmente, un bambino nato in Sierra Leone ha 30 volte più probabilità di morire prima dei 5 anni rispetto a un bambino nato nel Regno Unito.

Nell'Africa Sub-sahariana le donne corrono un rischio di mortalità materna nel corso della loro vita pari a 1 su 36, mentre negli Stati ad alto reddito tale rischio è pari a 1 su 3.300.

In molte aree dell’Asia meridionale e dell’Africa Sub-sahariana, un bambino che nasce da una madre non istruita ha probabilità triple di morire prima del quinto compleanno rispetto a un bambino nato da una madre con un livello di istruzione secondaria.

E le ragazze appartenenti alle famiglie più povere hanno il doppio delle probabilità di essere sposate da bambine rispetto alle ragazze di famiglie più benestanti

La prospettiva più incerta è nell'Africa Sub-sahariana, dove almeno 247 milioni di bambini – 2 su 3 – vivono in condizioni di povertà multidimensionale, deprivati di ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere e svilupparsi, e dove circa il 60% dei giovani tra i 20 e i 24 anni che appartiene al quinto più povero della popolazione, ha meno di quattro anni di scolarizzazione alle spalle.

Previsioni oscure per l'Africa. Stando alle tendenze attuali, secondo il rapporto, entro il 2030, in Africa si verificheranno diversi fenomeni negativi.
  • Si concentreranno qui metà delle morti tra 0 e 5 anni per cause prevenibili (stimate in 69 milioni di bambini per il periodo 2016-2030).
  • Saranno africani oltre metà dei 60 milioni di bambini in età da scuola primaria che non frequenteranno le scuole
  • Il 90% dei bambini che a quell'epoca vivranno in condizioni di povertà estrema si troveranno in Africa.

Focus sull'istruzione, chiave dello sviluppo umano. Sebbene l’istruzione giochi un ruolo fondamentale nel fornire le stesse opportunità a tutti i bambini, dal 2011 il numero di bambini che non frequentano la scuola è aumentato e un numero significativo di coloro che vanno a scuola non ottiene risultati educativi soddisfacenti.

Circa 124 milioni di bambini oggi non frequentano la scuola primaria o secondaria inferiore, e almeno due quinti di quelli che terminano il ciclo dell'istruzione primaria, di fatto non hanno imparato a leggere, scrivere o a svolgere semplici operazioni aritmetiche.

Il rapporto "La Condizione dell’Infanzia nel Mondo 2016" presenta un quadro preoccupante per ciò che il futuro riserva ai bambini più poveri del mondo, a meno che governi, donatori, organizzazioni internazionali e aziende non accelerino i propri sforzi per venire incontro ai loro bisogni.

«Non garantire eque opportunità a centinaia di milioni di bambini significa ben più che mettere a rischio il loro futuro. Significa alimentare i cicli di svantaggio intergenerazionale, mettendo in pericolo il futuro di intere società. Oggi siamo di fronte a un bivio, o investiamo per questi bambini adesso, oppure contribuiremo a rendere il nostro mondo ancora più diseguale e diviso»

Investire sui bambini più svantaggiati può dare benefici sia nell'immediato che nel lungo periodo. I sussidi in denaro, ad esempio, si sono rivelati efficaci nell'incrementare la frequenza scolastica dei bambini e consentire loro di raggiungere livelli di istruzione più elevati.

In media, ogni anno di scuola in più per un bambino si traduce, da adulto, in un incremento di circa il 10% della retribuzione. E, in media, per ogni anno di scuola in più completato dai suoi giovani, il tasso di povertà di quel paese diminuisce del 9%!

La diseguaglianza non è permanente o insormontabile. Una raccolta di dati più approfondita sulle condizioni di vita dei bambini più svantaggiati, soluzioni integrate per le sfide che i bambini devono affrontare, modi innovativi per risolvere vecchi problemi, investimenti più equi e un maggior coinvolgimento delle comunità - tutte queste misure insieme possono aiutare a dare ai bambini opportunità più eque.

Dati sull'Europa. Povertà .. Nel 2014, nei 41 paesi più ricchi, quasi 77 milioni di bambini vivevano in condizioni di povertà monetaria. Prendendo come riferimento i livelli pre-crisi, dopo il 2008 i tassi di povertà infantile sono aumentati in 23 paesi OCSE. In 5 di questi, i tassi di povertà infantile sono saliti di oltre il 50%.

Nella maggior parte dei paesi dell’Unione Europea, la percentuale dei bambini che vive in povertà è superiore a quella degli adulti.

Istruzione nelle emergenze e nelle crisi croniche. Secondo un recente rapporto, le emergenze umanitarie e le crisi perduranti in 35 Stati hanno costretto almeno 75 milioni di bambini tra i 3 e i 18 anni di età a interrompere il ciclo dell'istruzione. 17 milioni di loro sono rifugiati, sfollati o appartenenti a categorie a rischio.

In particolare, nei paesi in guerra, conflitto, le bambine soffrono una probabilità 2,5 volte superiore di dover abbandonare la scuola rispetto alle coetanee che vivono in ambienti pacifici.


Nigeria
  • Tra il 2014 e il 2015, il gruppo armato Boko Haram ha rapito centinaia di donne e ragazze.
  • Tra il 2012 e il 2014, il gruppo ha ucciso 314 bambini nelle scuole della Nigeria nord-orientale.
  • Dall'inizio della rivolta alla fine del 2015, più di 600 insegnanti hanno perso la vita,
  • Più di 1.200 scuole sono state danneggiate o distrutte.
Docenti e alunni sono stati rapiti, feriti o uccisi anche nello Yemen, in Siria e in molti altri paesi. Solo nel 2014, sono avvenuti 163 attacchi contro scuole in Afghanistan, 9 contro le istituti nella Repubblica Centrafricana e 67 contro le scuole in Iraq.
(Fonte e dati Unicef)


La giusta opportunità per ogni bambino
Rapporto Unicef 2016
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Diritti dell'Infanzia




Articolo a cura di
Maris Davis

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lunedì 20 febbraio 2017

Il cliente è di tutte le età, ed è sempre più violento

Il presente articolo, già pubblicato nel nostro Calendario "Le Ragazze di Benin City 2017", nasce da un'indagine fatta nel 2016. Sono state intervistate un centinaio di ragazze nigeriane costrette a prostituirsi nel nord-est (Friuli e Veneto). Tra di loro anche alcune giovani ragazze che in seguito hanno deciso si seguire un percorso di recupero e di integrazione in base all'art. 18 (Protezione Sociale).

L'obiettivo dell'indagine è stato quello di stabilire le varie tipologie di "clienti" che sono abituali (o saltuari) frequentatori di prostitute. Uno dei dati che sono emersi una sempre maggiore violenza verso queste donne, una violenza che alcuni anni fa non era così manifesta. Si va dal cliente arrogante (io ti pago quindi devi fare quello che voglio io), al cliente "rapinatore", fino ad arrivare al "cliente" stupratore (sei una puttana, non sei una donna, e quindi faccio quello che voglio di te).

Alcuni dati. In Italia ci sono tra le 75 e le 120mila donne che si prostituiscono, ma solo il 20% lo fa volontariamente, e sono quelle che lo fanno quasi sempre in casa o in alloggi privati. Tutte le altre sono donne "trafficate", per lo più straniere, il 36% sono nigeriane.
  • Tra il 2015 e il 2016, le nigeriane entrate irregolarmente in Italia sono state 11.300 (il triplo rispetto ai due anni precedenti) e sono sempre più giovani, 2 su 5 sono minorenni.
  • Il volume d'affari generato dalla prostituzione in Italia è calcolato in circa 90 milioni di euro al mese.
  • La Caritas ha calcolato che almeno 9 (nove) milioni di italiani ha frequentato almeno una volta una prostituta, 6 (sei) milioni sono invece considerati "clienti abituali"
Non c’è un cliente tipo e vi è una bassa percezione del rischio. La violenza è aumentata e vi sono anche le giornate “dello sballo. Capitano giornate davvero "infernali". L’unico dato comune è che i clienti sono di tutte le età, dai 18 ai 70 anni. Alcune ragazze ci confessano che a volte sono gli stessi padri che portano i figli 15-16-17enni affinché imparino a fare sesso. Il cliente vuole sempre la “novità”, quindi va a cercare le ragazze appena arrivate.

I clienti sono per la maggior parte sposati o fidanzati. Sono più violenti rispetto al passato. Una volta erano gli stranieri provenienti dai paesi dell’Africa mediterranea ad essere violenti con le nigeriane, oggi anche gli italiani che considerano queste ragazze solo “oggetti” pagati per il semplice piacere sessuale.

Molti fanno uso di alcol e di sostanze stupefacenti, alcuni sono ex tossici. Una caratteristica comune a molti è che richiedono prestazioni particolari, soprattutto senza preservativo. Spesso chiedono di filmare l’atto sessuale con lo smartphone, a volte lo fanno anche di nascosto.

Molte ragazze accettano anche rapporti di gruppo, rapporti anali o rapporti “saffici (con altre donne). Il pensiero va sempre al “quel debito” da pagare, che prima viene pagato è prima si torna ad essere libere, quindi tutto va bene, anche prendersi qualche rischio in più. I clienti non si fermano davanti a nulla, non vanno via nemmeno se vedono qualcun altro, altri clienti o magari le forze dell'ordine che si fermano a chiedere i documenti alle prostitute. Si definiscono “amici” delle ragazze, dicono che le controllano perché in strada c’è brutta gente. “Non hanno il senso della gravità della loro azione anche se si accompagnano con minorenni o con donne che fanno parte di una rete di organizzazioni criminali

Non c’è un cliente tipo. Possono essere facoltosi o meno, giovani o vecchi, ragazzini con lo scooter, italiani o stranieri. In tutti però c’è la percezione del rischio per la salute, ma nonostante ciò accettano tutti i rischi.

Violenza, stupri e rapine ci sono sempre stati, soprattutto nelle zone periferiche, ma purtroppo sono in continua aumento

La ragazza in strada, una volta che sale nella macchina del cliente si trova sola e indifesa, e magari anche in luogo appartato. È vero che le ragazze non si prostituiscono mai da sole, sono sempre in gruppi di almeno tre o quattro che si “aiutano” a vicenda, ma queste ragazze sono sole durante l’atto sessuale, ed è proprio in questi minuti che il “cliente violento” approfitta per rubare, violentare e picchiare.

I clienti abituali, quelli che frequentano con più assiduità le nigeriane, hanno fra i 30 e i 40 anni, sono piuttosto abbienti, e sono quelli che, diversamente dai ragazzini e dagli over 60, usano di più il preservativo.

Perché andare con una prostituta .. C’è chi va per divertimento, chi per trasgressione, chi per solitudine, e c’è anche chi si innamora. Alcuni ex-clienti si indebitano per riscattare la ragazza, altri hanno un atteggiamento “salvifico” verso le più giovani con l’aria più dimessa.

Ci sono i violenti, che scaricano il loro istinto aggressivo e spesso le ragazze non li denunciano perché non sono in regola con i documenti.

Il nodo critico sono i rapporti non protetti. Su 10 uomini, 8 li chiedono. Vengono dati più soldi e spesso le ragazze li accettano, soprattutto quelle dell’Est, mentre le nigeriane contrattano di più e sono più consapevoli dei pericoli.

La totalità delle persone che ha avuto rapporti abituali con le prostitute ha avuto almeno un contatto con qualche malattia trasmissibile sessualmente, ma spesso sono di lieve entità e curabili. Diversamente da quanto spesso diffuso non tutte le prostitute sono malate. Spesso infatti chi si prostituisce in strada, più che con l’HIV ha a che fare con malattie infettive o legate al clima, ha disturbi causati dall'esposizione al freddo come laringiti e faringiti o problemi alle gambe.

Molte sono le ragazze nigeriane intervistate si sono anche sottoposte una, due o anche tre volte ad interruzioni volontarie di gravidanza

Ci appelliamo al governo italiano e al suo parlamento affinché venga approvata al più presto una legge sulla prostituzione che al momento manca. Attualmente la "prostituzione" in se non è vietata, viene punito solo lo "sfruttamento", un reato ignobile che però è difficile da dimostrare in tribunale senza la fattiva collaborazione della ragazza "sfruttata", e queste ragazze hanno sempre paura delle ritorsioni e delle violenze che comunque subiscono ogni giorno.

Una proposta di legge in realtà è stata depositata ma è ferma alla Camera dei Deputati. Si propone di combattere la tratta degli esseri umani a scopo di prostituzione “Modifica all’articolo 3 della legge 20 febbraio 1958, n. 75, concernente l’introduzione di sanzioni per chi si avvale delle prestazioni sessuali di soggetti che esercitano la prostituzione“ (Atto 3890 della Camera dei Deputati)

Come raccomandato dall'Unione Europea e già messo in pratica in Francia e in Svezia, il metodo da seguire è quello di punire il "cliente", ovvero chi acquista prestazioni sessuali.


Sulle strade italiane dove cresce in modo esponenziale la mafia nigeriana
- leggi -
Presentata proposta di legge per punire i clienti delle prostitute
- leggi -
Prostituzione. Punire, legalizzare o scoraggiare?
- leggi -


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"Le Ragazze di Benin City"
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Articolo di
Maris Davis

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giovedì 16 febbraio 2017

03 Woodoo, le origini nel Regno di Danxomè

Continuiamo lo studio di questa pratica che ha molta influenza nella tratta delle nigeriane in Europa.


Abbiamo nel regno di “Danxomè” in Benin, parecchie grandi famiglie di “Woodoo” con i loro derivati. Non si può parlare di “Woodoo” nel “Danxomè” (l'attuale Benin) senza accennare al “Fa”, per tutto il lavoro fatto su questa divinazione entrata nel “Danxomè” da Ifè, città della Nigeria. Una volta nel “Danxomè”, è stata adottata e ritoccata (dalla popolazione), il che ha incoraggiato la gente del Benin a differenziare le due tecniche, cioè i pazienti “Fa” ed i pazienti Yoruba Fon nei seguenti termini: “Anago Fa” (fa Nago, Yoruba) e “Fon Fa” (Fa di Fon).

Quello che va notato è che senza il “Fa”, “Woodoo” non avrebbe mai potuto avere un’esistenza autoritaria reale. Per capire: il Fa è basato su due elementi fondamentali che sono la divinità “Legba” e la divinità “Minon-nan” abbreviata in “Nan”. La prima forma di identificazione per le entità “Woodoo” è il vaso di terra, di argilla cotta. Per gli adepti, basta vedere un vaso di terracotta e la sua forma per dirci automaticamente a quale entità appartiene, se quel vaso verrà disposto in un tempio oppure no.

Abbiamo altre forme di rappresentazione “Woodoo quali le sculture di legno chiamate “Fon gbe: bochio che in questa lingua significa “cadavere”. Un “Woodoo” può anche vivere in una pietra o in un mucchio di pietre. La differenza fra queste ultime forme ed i vasi di terra o tazze di argilla è che soltanto coloro che hanno in carico la gestione di queste entità possono dire quale entità andava ad incarnarsi nel legno intagliato, nella pietra o nei mucchi di pietre o in altri oggetti. Qualsiasi oggetto utilizzato nella pratica “Woodoo” è ufficialmente considerato “Woodoo. Così anche i beni usati dal fedele “Woodoo” sono considerato tali (effetti personali, monili, strumenti musicali, ecc..)

Effettivamente nessun essere vivente ha mai visto Dio né lui può essere visto, ma l’uomo vede Dio attraverso quello che Lui ha creato

Quindi, la religione “Woodoo” insegna il rispetto per tutto ciò che è divino, per le creature compreso l’uomo nelle sue dimensioni infinite, perché quando muore ritorna al mondo di Dio, che è infinito. L’incapacità di raggiungere Dio la si può percepire attraverso questi lavori, che per il fedele “Woodoo” diventano una parte vivente di sé.

Woodoo” non potrebbe avere forza senza Dio

Questa parte, o soffio di Dio, che si esprime attraverso il suo lavoro come spirito è denominato “Woodoo” fra la gente “Fon” dell’Africa occidentale, che è il maggiore diminutivo di “Yehwe-vodun. Contrariamente a quanto si pensa comunemente del fedele “Woodoo”, sono più credenti di molti altri perché tutte le entità “Woodoo” sono soggette all'autorità ed alla volontà di un essere supremo. Seguendo le stesse linee, qualsiasi invocazione di “Woodoo” termina con l’invocazione di Dio, il creatore dell’universo.

(Continua, 03/14)
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"Il Woodoo e la Cultura Animista dell'Africa occidentale"

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Articolo a cura di
Maris Davis

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mercoledì 15 febbraio 2017

Racconto la tratta perché nei villaggi della mia Nigeria nessuno conosce la verità

Blessing Okoedion è nigeriana e oggi vive in Italia, ha trent'anni ed è una mediatrice culturale (proprio come me). È stata vittima della tratta, ingannata, nonostante la sua laurea in informatica (proprio come me). In Italia sono 70mila le donne vittime della tratta, di cui la metà giovani nigeriane. Lei si è liberata e ha raccontato la sua storia in un libro.

Blessing Okoedion
"Nei villaggi i trafficanti appaiono come salvatori, con 40 euro si prendono una ragazza. Ma è forse una colpa vivere in un villaggio e non sapere l'inglese?"

Come ho fatto ad essere così stupida? Come ho fatto a fidarmi e a non accorgermene? Inizia con queste domande la testimonianza di Blessing Okoedion, una ragazza di trent’anni, nigeriana. Oggi è una mediatrice culturale, nel suo passato ci sono la strada e la prostituzione. Blessing è una ex vittima della tratta.

È arrivata in Italia nel 2013, ingannata da una donna che lei ora definisce un «lupo travestito da agnello». Ha una laurea in informatica Blessing, ma non è bastato a riconoscere l’inganno, tanto era studiato il “travestimento”: «appena ho capito quale lavoro avrei dovuto fare, qui in Italia, non facevo altro che ripetermi “come ho fatto”, “come può essermi successa questa cosa». La catena che legava Blessing era un debito da 65mila euro, così le disse quella donna che l’aveva ingannata. Lei ha avuto la forza di romperla, denunciando e ricominciando una nuova vita. E raccontando la sua storia in un libro appena pubblicato, Il coraggio della libertà (edizioni Paoline) scritto insieme alla giornalista Anna Pozzi.

Nel mondo sono almeno 21 milioni le persone vittime di tratta, per il 70% donne e bambini. “Tratta” significa persone trafficate e sfruttate, prevalentemente per sesso e lavoro da schiavi. Ogni due minuti, nel mondo, c’è un bambino che viene sfruttato sessualmente. È un giro d’affari che vale 32 miliardi di dollari l’anno e che in Europa vale più del traffico di droga o d’armi.

Se ne è parlato nel convegno “Migrazioni e traffico di persone”, a Milano. È un fenomeno che tocca anche l’Italia, in ogni sua zona.



Solo in Italia sono 50-70mila le donne vittime della tratta, circa la metà giovani nigeriane. Ogni mese qui in Italia da loro si acquistano prestazioni sessuali per un valore complessivo di 9-10 milioni di euro

Lo sfruttamento del lavoro riguarda invece 150mila persone. Un lavoro schiavo, non semplicemente lavoro nero, con sottrazione di documenti, salario di poche decine di euro per 12 ore di lavoro, condizioni abitative disumane, fornitura di beni di prima necessità obbligatoria e a caro prezzo. Basta un dato per capire quanto la tratta ci riguardi.

Le donne nigeriane sbarcate in Italia nel 2016 sono state undicimila, erano la metà (5.600) l’anno prima. Molte di loro, come Blessing, si chiedono “come è possibile

Come è possibile? «Tante persone in Nigeria hanno sentito parlare della tratta. Ma nelle città. Nessuno va nei villaggi a raccontare. I trafficanti sanno che non possono più prendere ragazze in città, ma nei villaggi questi appaiono come gli unici salvatori. I nostri villaggi sono abbandonati dalle autorità, i trafficanti arrivano, promettono un lavoro, magari come baby sitter. Sono una mano tesa per persone abbandonate a loro stesse, l’unica mano tesa. Con quaranta euro si prendono una ragazza»

Racconta Blessing. La sua voce si leva forte, potente: «Ma è forse un peccato vivere in un villaggio? Non parlare inglese? Perché lì nessuno racconta la verità? Perché nessuno spiega a queste ragazze e alle loro famiglie cosa sia la tratta?»

Il coraggio della libertà. Una donna uscita dell'inferno della tratta
di Blessing Okoedion e Anna Pozzi edito da Paoline Editoriale Libri, 2017

Un libro-testimonianza, carico di speranza, sul dramma della tratta di essere umani. Questo, e molto altro, nel libro «Il coraggio della libertà. Una donna uscita dall’inferno della tratta». «Il libro è una testimonianza importante perché la gente capisca come stanno le cose, nei dettagli, non solo in astratto»

Blessing è una giovane donna nigeriana, laureata in informatica, che cerca di costruirsi il suo futuro personale e lavorativo a Benin City. Qui incontra una donna pia, membro di una delle tante chiese pentecostali che le dà lavoro, e un giorno le propone di andare a lavorare per il fratello che gestisce dei negozi di informatica in Europa. Ma una volta arrivata in Italia non c’è nessun negozio di informatica. C’è solo la strada. Si rende conto di essere stata venduta come una merce per il mercato del sesso a pagamento, come migliaia di altre donne nigeriane. Un inferno. Si ribella, fugge e denuncia. Viene portata a Casa Rut, a Caserta, dove, grazie all’accompagnamento delle suore Orsoline, cerca di ricostruire se stessa, la sua vita, la sua fede. Ritrova dignità e libertà e ora è pronta a spendersi perché altre donne nigeriane trovino la forza e il coraggio di spezzare le catene di questa schiavitù.

Da questa volontà di denuncia e di riscatto nasce il libro. Scrive Blessing: «Ero completamente stordita, incredula, impaurita, disorientata. Mamam Faith mi introduceva al mio nuovo lavoro e alla mia nuova vita in Europa. Una vita in strada. In quel momento ho saputo che ero finita nelle mani dei trafficanti. Che ero diventata la loro schiava. Come era potuto accadere? Nella mia testa si affollavano tante domande. Ancora oggi non sono in grado di rispondere. Ma ora sono convinta che dovevo passare attraverso quell’esperienza del male per scoprire il vero bene. Per questo ringrazio Dio, perché quello che ho vissuto sulla mia pelle mi permette ora di parlare e forse di liberare altre donne. Sono dovuta scendere nell’abisso per rinascere a una vita nuova».

Il testo, arricchito dalla prefazione di Dacia Maraini e dalla postfazione di suor Rita Giaretta, fondatrice di Casa Rut, è scritto a quattro mani con Anna Pozzi, giornalista e scrittrice, che si occupa da molti anni della tratta di persone e delle moderne schiavitù, e che firma all’interno del volume anche un approfondimento sul traffico e lo sfruttamento delle donne nigeriane in Italia.

Il problema che Blessing denuncia tecnicamente lo chiamano "gap informativo", è un nodo cruciale delle migrazioni odierne e dei tentativi di arginare i numeri del traffico di esseri umani, tant'è che l'OIM (Organizzazione Mondiale per le Migrazioni) ha avviato una campagna informativa sui social chiedendo a migranti arrivati in Italia di registrare una brevissima testimonianza in cui raccontino la verità su ciò che hanno passato in Libia, perché «chi parte non sa cosa lo aspetta» .. Il progetto si chiama Aware Migrants.

Non sanno che "la Libia è inferno". I migranti vengono picchiati, rinchiusi nei campi, gli viene chiesto di pagare un riscatto, a volte lavorano ma non vengono pagati. Molti vorrebbero tornare indietro, ma i trafficanti non vogliono che chi vede le reali condizioni della migrazione e soprattutto della traversata torni indietro per raccontarlo. Chi parte non sa, parla del Mediterraneo come di un fiume, the river, c'è una sorta di marketing incentrato sulla facilità della traversata.

Quando arrivano sulla spiaggia e vedono il mare e i gommoni con cui dovrebbero attraversarlo hanno paura e vorrebbero tornare indietro. Ma non possono, una volta che hai pagato devi partire. Tanti hanno sul corpo i segni delle violenze, tagli su braccia e gambe, tanti hanno raccontato di persone uccise perché non volevano più partire.

Ecco perché la distinzione fra migranti economici e rifugiati è stata superata dalla storia. Queste persone sono partite per motivi economici, tecnicamente non sono rifugiati e non hanno diritto alla protezione internazionale, però nel loro percorso nei fatti hanno subito una violazione dei loro diritti umani. E sono costretti a imbarcarsi. Questa è la realtà. Non abbiamo il diritto di dire "non partite", ma abbiamo il dovere di informare, perché tanti oggi ci dicono "non immaginavo"

Una mano tesa Blessing l’ha trovata da suor Rita Giaretta, a Casa Rut, a Caserta. «Non volevo stare lì da loro. Altre donne, come quella che mi aveva tradita. Perché questa donna mi tende la mano? Cosa vuole da me? Io non avevo mai pensato prima che una donna e una donna cristiana potesse vendere un’altra donna: avevo paura. Non è facile avere fiducia quando sei stata tradita»

Poi pian piano ha capito che Casa Rut «era una mano tesa vera, che non dà false speranze. Nelle parole delle suore di Casa Rut ho visto un messaggio, “siete capaci di cose belle, non siete condannate alla tristezza della morte, dentro di voi c’è la possibilità di una rinascita»

Oggi è questo il messaggio che Blessing grida forte: «mi sto facendo voce per dire a tutte le ragazze trafficate che c’è una possibilità di rinascita. E di gioia»


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Articolo a cura di
Maris Davis

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