mercoledì 16 agosto 2017

Elvis Presley, quarant'anni senza il re del Rock and Roll

"Prima di lui non c’era niente" .. Il 16 agosto 1977, all'annuncio di "Elvis left the building", moriva nella sua Graceland, Elvis Aaron Presley, 42 anni.

Elvis Presley mentre firma autografi

Quarant'anni dopo, dagli esordi alla Sun Records agli anni della decadenza, ecco cos'ha lasciato il mito.

Meglio non andarli a vedere quei filmati degli ultimi anni. Il re è gonfio, imbolsito, ottenebrato dalle medicine, uno spettacolo impietoso che rischia di cancellare la gloria, lo splendore di quel bacino che roteando selvaggiamente a metà degli anni cinquanta aveva annunciato prima all'America, e poi al mondo, che stava arrivando una rivoluzione.

I giovani, il sesso, il rock & roll. Il vecchio mondo stava andando in scadenza e il primo a cui toccò in sorte di mostrarne uno nuovo era un giovanotto di provincia, cresciuto ascoltando le radio country e quelle di musica nera, un cocco di mamma che appena fu in grado di muoversi per conto suo andò in un negozietto di Memphis dove realizzavano dischi, copie immediate e uniche a pagamento, per registrare una canzone e portarla in regalo a sua madre.

Il suo nome era Elvis Aaron Presley, era nato in una umile baracca da Gladys e Vernon, e di talento ne aveva da vendere. Per uno di quei colpi di fortuna che segnano la storia della musica, a notarlo fu proprio la segretaria di quel negozietto, non le dispiacque il modo di cantare dell’adolescente Presley e lo segnalò al suo capo che, altro colpo di fortuna, era il leggendario Sam Phillips, capo dell’etichetta Sun, il quale un giorno ebbe la felice e celeberrima intuizione: "Cerco un bianco che canta come un nero"

Elvis si presentò in studio il 6 luglio del 1954, immaturo, impreparato, con un sacco di sbagli, indecisioni, ma a poco a poco la rivoluzione prese forma. Si intitolava "That’s alright mama" e "Sam Phillips" aveva trovato il suo ragazzo bianco che cantava come un nero.

I suoi trucchi vocali, i vocalizzi ritmati, erano tutto sommato demodé, li aveva imparati alla scuola del gospel e dalle radio di Memphis, ma per incanto diventano una miccia per il nuovo corso. Nulla di nuovo, ad analizzare elemento per elemento, ma in realtà il mix era totalmente nuovo; di più, era letteralmente esplosivo. Come affermò John Lennon: "Prima di Elvis non c’era niente"

Elvis è la dimostrazione della vera rivoluzione del rock and roll, di cui costruisce l’estetica di base, e soprattutto nel comportamento. È questo che fa la differenza. Fu un colpo di fulmine. Phillips portò il disco a una radio locale che all'inizio non voleva trasmetterlo perché proponeva solo roba nera. Poi si convinse e i centralini andarono in tilt. A fine luglio il primo concerto e le ragazzine già urlavano. Elvis non capiva. Dovette spiegarglielo Scotty Moore, il suo chitarrista: "È per via della gamba, per come la muovi". Altra lezione che Elvis memorizzò immediatamente.

Continuò a incidere singoli e a espandere il suo successo che però aveva ancora dimensioni territoriali. I dischi non decollavano perché molte radio bianche lo trovano troppo nero e le radio nere troppo bianco. Ma era il suo segreto e la sua forza. Elvis cominciò ad assaporarla sempre di più col pubblico, si atteggiava come una sorta di nuovo Rodolfo Valentino, sognando di diventare un idolo del cinema; comincia a sviluppare nei concerti la sua attitudine selvaggia e sexy e le donne vanno sempre più in visibilio quando lo vedono.

La sua mimica è il primo mattone del rock, nelle sue movenze c’è già tutto quello che si svilupperà negli anni a venire, nei concerti rock. Nel tour del 1955 accadono scene di isteria, piccoli tumulti e questo è molto interessante perché Elvis non era ancora conosciuto a livello nazionale, quindi non c’era nessuna copertura dei media.

Era un fenomeno spontaneo e immediato: finché incontrò un personaggio destinato anche lui a diventare un archetipo, il manager, il famigerato Colonnello Parker, esperto di elefanti e luna-park.

Tom Parker capisce bene quale miniera d’oro gli si sia presentata davanti


Nel frattempo Elvis stava sempre più diventando un idolo locale, grazie ai concerti, ma i dischi vendevano ancora pochissimo e per questo, malgrado la sua formidabile intuizione iniziale, Sam Phillips vendette Elvis per un pugno di dollari alla Rca. L’11 gennaio 1956 viene organizzata la prima seduta con la RCA. Incide "I got a woman" e poi "Heartbreak Hotel" che esce in febbraio e trionfa, per la prima volta nella storia, in tutte e tre le classifiche: country, rhythm and blues e pop.

Il crossover del rock&roll si era compiuto. E ancora di più si definì con le prime scandalose, contestate, censurate apparizioni televisive, anche perché Elvis non bastava ascoltarlo, bisognava vederlo dal vivo.

video
Elvis Live (Video la Repubblica)

Per capire fino in fondo la sua rivoluzione bisognava vederlo, bisognava vedere quel volto ambiguo, allo stesso tempo maschile e femminile, bisogna vedere il suo corpo che scattava come se fosse percorso da una scossa elettrica. Quado arrivarono "Don’t be cruel" e "Love me tender", l’ultimo pezzo che mancava, ovvero la grande prateria del pop, fu sua. Non c’erano più limiti, il mito di Elvis attraversò il pianeta.

La faccia di Elvis, languida ma anche oltraggiosa, lo aveva palesemente reso un idolo erotico, un peccatore dal volto d’angelo, chiamato 'Elvis the Pelvis' per il modo in cui muoveva le anche. Quando finalmente arrivò all’Ed Sullivan Show, il 5 settembre 1956, a guardarlo furono 53 milioni di spettatori.

Recita in 29 film, a partire proprio da "Love me tender" che fu re-intitolato così proprio grazie a Elvis. Elvis, però, non era poi così semplice: in lui convivevano in modo tumultuoso un'anima da peccatore e ribelle, e una da figlio di mamma, rispettoso e in fondo un po’ reazionario, tant'è che quando a dicembre del 1957 arrivò la chiamata alle armi, Elvis accettò di buon grado, anzi ne approfittò per spandere in giro l’immagine del bravo ragazzo, obbediente e patriottico.

Per molti Elvis è finito lì o, per meglio dire, lì è finito l’Elvis rivoluzionario, quello che aveva inventato un nuovo modo di pensare la musica, che aveva unito fisicità e pensiero, che aveva portato nel mainstream la selvaggia libertà sessuale della musica afroamericana.

La tomba di Elvis Presley a Memphis

Dopo ci fu solo il Re, stracolmo di onori e successi, l’eroe di Las Vegas, il monarca sempre più solo, l’isolamento della reggia di Graceland circondato dalla cosiddetta Memphis mafia, il Re che morì ancora giovanissimo, a 42 anni, riempito di medicine, di oblio, di oscure fantasie, di ricordi sempre più appannati e che ha lasciato in eredità al rock una corona che ancora luccica come una stella nel firmamento.


Playlist Video Elvis Presley (Youtube Maris Davis)



Articolo a cura di
Maris Davis


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martedì 15 agosto 2017

Stati Uniti e l'estremo oltraggio alla donna uccisa mentre partecipava pacificamente ad una manifestazione contro il razzismo

Il post di Heather Heyer, la giovane donna rimasta uccisa dopo che un'auto si è lanciata contro un corteo antirazzista, pubblicato sul suo profilo facebook alcuni mesi fa e che alla luce dei fatti di questi giorni assume un significato particolare.
"Se non vi indignate, non siete attenti"


Il 12 agosto scorso, a Charlottesville in Virginia, un auto si lancia a folle velocità contro un corteo pacifico antirazzista, muore una giovane donna, Heather Heyer di 32 anni, a terra anche trenta feriti, alcuni in gravi condizioni. L'autore del folle gesto, un neo-nazista suprematista della razza bianca, viene arrestato. Ha solo 20 anni.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, condanna il gesto un modo blando e senza mai nominare i "suprematisti" che fomentano l'odio razziale in tutto il paese, soprattutto negli Stati del Sud. Un'odio che nell'epoca di Trump non ha paura di mostrare il suo vero volto in pubblico, a manifestare con toni da neo-nazismo. Ma d'altro canto che si può pretendere da un presidente eletto proprio con i voti dei razzisti americani.

Oggi, questa America, sembra essere ritornata agli anni cinquanta e sessanta, come se Martin Luther King, Malcom X e Rosa Park non fossero mai esistiti, e le loro lotte e perfino le loro morti fossero state inutili. Questo Trump vuole cancellare la storia e perfino il suo predecessore Barack Obama, il primo presidente nero degli USA.

E così il giornale on line degli "hitleriani" d'America, "Daily Stormer", il giorno dopo la morte di quella giovane pacifista per mano di un folle razzista, può pubblicare impunemente e senza vergogna insulti perfino contro una ragazza morta definendola
"una grassona senza figli e quindi inutile alla società"

Nazisti ignobili e senza rispetto. E chissà in base a quali leggi permissive possono ancora andare in giro invece di stare in galera. Del resto nell'America dei bianchi cara a Donald Trump la priorità è la caccia all'immigrato (preferibilmente nero e mussulmano) mentre il cancro nazista viene lasciato libero di propagarsi.

Heather Heyer, la giovane donna uccisa a Charlottsville quando una Dodge con il neofascista James Fields al volante ha caricato un gruppo di manifestanti, era "una grassona buona a niente senza figli" che "probabilmente aveva avuto un sacco di aborti"

Questo il "necrologio" apparso sul Daily Stormer, il giornale online dei neo-nazisti americani che aveva applaudito come una benvenuta assoluzione le mancate critiche del presidente Donald Trump al raduno dei suprematisti bianchi che aveva innescato la violenza.

"Una donna di 32 anni senza figli è un peso per la società e non ha valore", ha blaterato lo Stormer osservando che "le donne senza figli sono il buco nero di un vortice di denaro e energia pubblica"

Nessun accenno di pietà nella descrizione del tragico evento quando la macchina con il ventenne militante di American Vanguard al volante ha falciato la folla. "La Dodge Challenger è un'auto veloce. I grassoni come Heather sono lenti. Era troppo grassa per scansare la Dodge", ha scritto il foglio della alt-right che dà credito a Fields, sotto inchiesta del Dipartimento della Giustizia per "terrorismo interno", di "averci fatto risparmiare un sacco di soldi: solo in fatto di cibo i costi per mantenere Heather in vita per altri 49 anni sarebbero stati astronomici"

Il Daily Stormer aveva tirato un sospiro di sollievo quando Trump, nel commentare i fatti di Charleston, si era rifiutato di denunciare esplicitamente i militanti di estrema destra: "Ha rifiutato di rispondere alle domande dei media. Dio lo benedica"

Unica microscopica buona notizia, il sito dove viene pubblicato il giornale ha perso il suo "domain provider", Go Daddy ha dato allo Stormer un ultimatum di 24 ore per trovare qualcun altro con cui collegarsi avendo violato le regole della comune decenza con il post su Heather.

Al momento di chiudere questo articolo il sito del Daily Stormer sembra effettivamente irraggiungibile, significa che anche internet ha un'anima.

Charlottesville, Virginia, 12 agosto. Frame dell'attimo drammatico in cui
il neo-nazista 20enne piomba a folle velocità sui manifestanti anti-razzisti

Questi sono gli Stati Uniti oggi, un paese dove razzisti, nazisti, fascisti, suprematisti, ku-klux-klan, possono blaterare pubblicamente i loro slogan, manifestare il loro odio verso i neri e i diversi, e perfino usare violenza senza che nemmeno il "loro" presidente abbia il coraggio di condannarli.

Io un'America così NON potrò MAI amarla


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Articolo di
Maris Davis

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domenica 13 agosto 2017

Rapporto OIM 2017. Sono nigeriane, sono sempre di più e sempre più giovani le vittime di tratta

Un aumento in tre anni del 600% il numero delle nigeriane arrivate in Italia via mare


È il dato drammatico che riguarda le potenziali vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale arrivate via mare in Italia. Sempre più giovani e sempre più vulnerabili le vittime di tratta in arrivo via mare in Italia.

Le cifre, nel dettaglio, sono raccolte nel Nuovo Rapporto diffuso in questi giorni dall'Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM).

Il fenomeno, in aumento anche in questi primi sei mesi del 2017, coinvolge ragazze sempre più spesso minorenni. Nel giro di tre anni il numero delle nigeriane potenziali vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale arrivate via mare in Italia è aumentato del 600 per cento. Un aumento che è continuato anche in questi primi sei mesi del 2017 e che coinvolge ragazze sempre più giovani, spesso minorenni, che diventano oggetto di violenza e di abusi già durante il viaggio verso l’Europa. In particolare, il fenomeno riguarda circa l’80% delle ragazze arrivate dalla Nigeria, il cui numero è passato da 1.500 nel 2014 a oltre 11.000 nel 2016.

I migranti giunti via mare fino al 31 maggio 2017 provengono in particolare da questi Paesi: Nigeria (9.286), Bangladesh (7.106), Guinea (5.960) e Costa d’Avorio (5.657). Rispetto allo stesso periodo del 2016, il numero di persone provenienti dall’Eritrea e dalla Somalia è diminuito rispettivamente del 63% e del 54%.

Il rapporto si basa sui dati raccolti dall’OIM presso i luoghi di sbarco e nei centri di accoglienza per migranti nelle regioni del sud Italia, dove il personale dell’Organizzazione svolge attività di identificazione delle potenziali vittime, fornendo assistenza a quelle ragazze che, una volta identificate, decidono di ribellarsi e accettano di essere protette dai loro sfruttatori.

Si stima che l’80% delle ragazze nigeriane arrivate via mare in Italia è composto da potenziali vittime di tratta per sfruttamento sessuale. Un calcolo effettuato attraverso indicatori elaborati sul campo dall’OIM, proprio per identificare tempestivamente le vittime e segnalarle alle autorità competenti, in modo da avviare tempestivamente i meccanismi di protezione previsti dalla normativa italiana.

La tratta è un crimine transnazionale che sconvolge la vita di migliaia di persone ed è causa di inaudite sofferenze

Il personale dell'Oim, presente in Sicilia, Puglia e Calabria, incontra le potenziali vittime di tratta già al momento dello sbarco, svolge attività d’informazione e orientamento legale sui diritti e doveri dei migranti, individuando tra loro le persone particolarmente vulnerabili.

Rapporto OIM 2017 "Vittime di Tratta"

Per "salvarle" una soluzione ci sarebbe
Sapendo tutto questo, e che l'80% delle nigeriane sbarcate in Italia finirà poi nel circuito della prostituzione "coatta", è necessario che anche il sistema di accoglienza italiano cambi il metodo.

La nostra proposta è molto semplice. TUTTE, e ripetiamo tutte le nigeriane che sbarcano, una volta identificate devono essere isolate, divise dai migranti di altre nazionalità, e avviate nei circuiti protetti fin da subito. Dovrà essere impedito loro qualsiasi contatto con l'esterno, telefonate, e incontri con falsi parenti e tutori di comodo.

In un secondo tempo, dopo che mediatori preparati, hanno fatto opportuni colloqui con ognuna di loro e, a seconda della loro disponibilità collaborativa, valutare o meno il rimpatrio immediato, oppure la continuazione nel percorso di protezione (permesso di soggiorno art. 18) per chi collabora o che davvero fugge dalle atrocità di Boko Haram.

Il rimpatrio immediato è possibile visto che tra Nigeria e Italia esiste un accordo bilaterale appena rinnovato (febbraio 2016)

Impedire quindi che queste ragazze appena sbarcate abbiano qualsiasi contatto con i loro aguzzini e mamam varie che li attendono in Italia. Il senso è quello di sottrarre alla fonte la "merce umana" dalle mani degli sfruttatori.

Non è più possibile accettare che queste ragazzine, dopo essere passate nelle mani del sistema di accoglienza italiano, vengano impunemente prelevate dai loro sfruttatori direttamente nei centri. Non è più possibile accettare che la lentezza della burocrazia italiana permetta alla mafia nigeriana di sfruttare queste piccole schiave. Piuttosto, molto meglio, il loro rimpatrio immediato.


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"Trafficking"
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Storie di ragazze nigeriane "Vittime di Tratta" raccolte da OIM



Articolo di
Maris Davis

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venerdì 11 agosto 2017

Carissimi africani, qui è l'Europa che vi parla

Lettera aperta all'Africa. Scritta da Alessandro Gilioli, giornalista de L'Espresso. Pubblicata su Facebook esattamente un anno fa. La riprendiamo perché è ancora attuale, e soprattutto perché ne condividiamo i contenuti, per noi i vessilli e i veri fondamenti di una "Africa Libera"


Europa, Italia e razzisti vari la smettano con la solita litania "aiutiamoli a casa loro". Siete VOI "europei, italici e razzisti vari" che prima dovete andarvene dall'Africa, e non NOI che dobbiamo "tornare a casa nostra".

Basta sfruttare l'Africa per rendere ricca l'Europa. Basta appoggiare regimi africani dittatoriali e addirittura repressivi

In questi decenni l'occidente ha investito miliardi di dollari in Africa, ma solo 
  • per corrompere governi in cambio di appalti,
  • rubare terre ai contadini,
  • rubare il petrolio del Delta del Niger,
  • sfruttare i bambini nelle miniere di Coltan della Repubblica Democratica del Congo, o nelle miniere di diamanti della Sierra Leone,
  • finanziare guerre per mantenere in piedi dittatori che si sono macchiati di crimini spaventosi.
  • .. e molto altro ancora.
Il tutto con l'unico scopo di sfruttare le ricchezze del continente africano.

Si parla tanto di "Cooperazione Internazionale in Africa", ma nessuno mai ha ammesso che solo un decimo di questi aiuti arriva davvero alla povera gente e che il resto finisce per ingrassare sempre di più le tasche di funzionari e governanti corrotti.

L'Europa sfrutta l'Africa fin da quando le sue navi portavano gli schiavi nelle americhe attraversando l'oceano. Questo sfruttamento è continuato con il colonialismo quando per un secolo è mezzo gli africani dovevano chiamare "Signore" l'uomo bianco che aveva usurpato le loro terre. E lo sfruttamento continua oggi, proprio adesso. Migliaia di europei proprio in questo momento, attraverso multinazionali, stanno portando via il petrolio e i minerali preziosi degli africani, coltivano in modo intensivo e impedendo ai contadini locali il sostentamento e agli allevatori di far pascolare i loro animali, ecc..

Grazie Alessandro per questa bellissima lettera e che noi abbiamo scoperto solo da pochi giorni.
(Maris)

Carissimi africani, come va? Qui è l'Europa che vi parla! Da Bruxelles, avete presente?

Una schiava sessuale eritrea ai tempi della
colonizzazione italiana, un vero e proprio
contratto tra un colono italiano e la famiglia
di queste bambine.
Lo chiamavano "madamato" (Anni '30)
Pensate che proprio da qui giusto un secolo e mezzo fa ci si divertiva a farvi lavorare gratis nelle piantagioni e nelle miniere per la maggior ricchezza di re Leopoldo, però dai, ragazzi, noi ci si conosceva già da parecchio prima: quando tutti insieme - inglesi, olandesi, portoghesi, spagnoli etc - abbiamo messo in catene 12 milioni di voi per venderli in America, e anche lì è stato un bel business. D'accordo, un paio di milioni ci sono rimasti durante la navigazione, ma pazienza: su quel lucrosissimo commercio triangolare abbiamo costruito la nostra rivoluzione industriale, quella che voi non avete avuto.

Poi però portarvi di là in catene non ci bastava più e allora abbiamo pensato di prendere direttamente le vostre terre, perché abbiamo scoperto che erano piene di roba che ci poteva essere utile. I francesi hanno iniziato dal nord e gli inglesi da sud, un po' di stragi a schioppettate ed è diventato tutto roba nostra. Anche i belgi, si diceva, si sono dati da fare, pensate che a un certo punto il loro impero era composto al 98 per cento di terre africane. Poi si sono mossi i tedeschi, infine gli italiani, insomma dopo un po' non c'era più un fazzoletto di continente che fosse vostro, che ridere.

A proposito degli italiani, come sempre sono arrivati ultimi, però si sono rifatti con il record di prima nazione al mondo che ha usato i gas sui civili, a un certo punto donne e bambini si ritrovavano dentro una nuvola di iprite e morivano a migliaia tra orrendi spasmi. «Mica vorranno che gli buttiamo giù confetti», disse il generale De Bono, che simpatico burlone. Il bello è che chi si trovava nei dintorni moriva anche una settimana dopo, il corpo pieno di devastanti piaghe, per aver bevuto l'acqua dei laghi piena di veleno, che fresconi che siete stati a non accorgervene.

Finito il colonialismo - ormai vi avevamo rubato quasi tutto, dai diamanti alle antiche pergamene amhare - non è che ci andasse proprio di levare le tende e allora abbiamo continuato a controllare la vostra politica e la vostra economia, riempiendo d'armi i dittatori che ci facevano contratti favorevoli, quindi comprando a un cazzo e un barattolo quello che ci serviva in Europa, devastando i vostri territori e imponendo le nostre multinazionali per quello che abbiamo deciso dovesse essere il vostro sviluppo. Voi creduloni ci siete cascati ancora e ci siamo divertiti così per un altro mezzo secolo.

Se poi un dittatore si montava un po' la testa e pensava di fare da solo, niente di grave: lo cambiavamo con un altro, dopo aver bombardato un po' di città e aver rifornito di cannoni le milizie che ci stavano simpatiche per massacrare quelle che ci stavano antipatiche. Del resto da qualche parte le mitragliatrici o i carri armati che produciamo li dobbiamo pure piazzare, qui in Europa siamo in pace da settant'anni e mica possiamo rinunciare a un settore così florido.

Negli ultimi venti-trent'anni poi abbiamo creato un modello nuovo che si chiama iperconsumismo e globalizzazione, allora abbiamo scoperto che l'Africa era perfetta per comprarsi tutto quello che noi non volevamo più perché noi dovevamo possedere roba nuova e con più funzioni, così abbiamo trasformato il porto di Lomé in un immenso centro di svendita dei nostri vecchi telefonini e delle nostre vecchie tivù, tanto voi sciocchini vi comprate tutto pur di cercare di essere come noi.

Già che c'eravamo, abbiamo usato i vostri Paesi come discarica dei nostri prodotti elettronici ormai inutilizzabili, quelli che nemmeno voi potevate usare. Pensate che, la vita di un nostro accrocco digitale, inizia grazie al coltan per cui voi vi ammazzate nelle vostre miniere e finisce bruciando tra gas cancerogeni nelle vostre discariche; in mezzo ci siamo noi che intanto ci siamo divertiti o magari abbiamo scritto post come questo.

Insomma, ragazzi, siete nella merda fino al collo e ci siete da tre-quattrocento anni, ma a noi di avere avuto qualche ruolo in questa merda non importa proprio niente, non abbiamo voglia di pensarci e abbiamo altro da fare.

Negli ultimi tempi poi, con questa storia dei televisori, dei computer e delle parabole satellitari, purtroppo siete cascati in un altro increscioso equivoco, e cioè vi siete messi in testa che qui in Europa si sta meglio: ma come fa a venirvi in mente che vivere in una casa con l'acqua corrente e l'elettricità sia meglio di stare in mezzo al fango e tra quattro pareti di lamiera ondulata?

Bah, che strani che siete. Anche questa cosa che avere un ospedale è meglio che morire di parto, o che uscire di casa a prendere un autobus sia meglio che uscire di casa e prendere una mina, o che mangiare tre volte al giorno sia meglio che morire di dissenteria per malnutrizione, che noia, mamma mia.

Così alcuni di voi, di solito i più sfigati, hanno iniziato a lasciare la baracca e le bombe per attraversare prima il deserto poi il mare e venire qui a rompere i coglioni a noi.

D'accordo, quelli che lo fanno alla fine sono poche decine di migliaia rispetto a oltre un miliardo di voi, perché non a tutti piace l'idea di morire nella sabbia o in acqua, e gli emigranti sono pochini anche rispetto a noi, che siamo mezzo miliardo, ma insomma, ve lo dobbiamo dire: ci stanno sui coglioni lo stesso e quindi non li vogliamo, perciò abbiamo deciso che devono tornare nel buco di culo di posto da cui vengono, anche se lì c'è la guerra, la fame, la malaria e tutto il resto di quelle cose lì. Tanto più che quelli che vengono qui mica stanno sempre bene, alcuni hanno pure la scabbia, e a noi non è che ci interessa perché hanno la scabbia, ci interessa che non vengano qui, è chiaro?

Concludendo, con tutta l'amicizia e senza nessun razzismo - ci mancherebbe, noi non siamo razzisti - dovreste gentilmente stare fuori dalle palle e vivere tutta la vita nell'inferno che vi abbiamo creato.

E se fate i bravi, un lavoro in un cantiere di Addis o in una miniera di Mbomou per due dollari al giorno potete anche trovarlo, con un po' di culo, purché naturalmente a quella cifra lavoriate dieci ore dal lunedì al sabato a chiamata giornaliera, e non diciate troppo in giro quanta gente ci schiatta ogni giorno.

Se poi trasportate sacchi anche la domenica full time vi diamo qualcosa di più, così magari tra un po' potete comprarvi un altro nostro televisore di scarto, però - mi raccomando - da usare lì, nella baracca piena di merda di capra in cui vivete.

Contenti?
(A.Gilioli)



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Articolo a cura di
Maris Davis

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lunedì 7 agosto 2017

Riflessi (my book foto)

Maris Davis
(Riflessi)



Non ho mai ho mai pensato di essere speciale, ho sempre saputo di essere unica



Danzerò con gli angeli nei prati azzurri del cielo, raccoglierò le luci più belle e le poserò nel tuo tuo Cuore, perché sei quello che Amo





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Maris Davis



Articolo a cura di
Maris Davis

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Agosto 2017 © Maris Davis