sabato 30 novembre 2013

Rosarno, gli Schiavi delle Arance

Rosarno, in provincia di Reggo Calabria, quattro anni fa fu al centro di una rivolta di immigrati. Una rivolta nata dallo sfruttamento e dalle condizioni di vita impossibili nei campi per la raccolta di agrumi.

Immigrati che raccolgono arance negli agrumeti di Rosarno
A distanza di 4 anni nulla è cambiato nonostante le promesse dei politici, delle autorità religiose e dei sindaci. Vivono in condizioni impossibili nelle tendopoli e nelle baraccopoli di San Ferdinando dove ci sono al massimo 600 posti ma loro, gli immigrati, sono almeno in duemila in questo periodo di raccolta delle arance, delle clementine e dei mandarini.

immigrati, quasi tutti regolari e con permesso di soggiorno, ma costretti a lavorare in nero, nonostante tutto, e mettersi nelle mani dei caporali. Immigrati che arrivano da tutta Italia, perché non trovano un lavoro regolare a causa della crisi economica che ha colpito anche loro.

James Owusu, ghanese, è un nostro amico, in Italia dal 1992 e fino a due anni fa viveva a Udine. Lavorava alla Electrolux (gruppo Zanussi) di Porcia (PN), ma adesso è senza lavoro. Deve mantenere la figlia e la moglie che sono in Ghana.

James, in settembre, ha accettato l'invito di un amico per andare giù e tentare di trovare lavoro negli agrumeti della piana di Rosarno. Ora ci racconta di una situazione insostenibile, anche se dice di essere fortunato perché ha trovato un posto per dormire in una baracca.

Di mattina molto presto si ritrovano in determinati punti prestabiliti dove attendono l'arrivo dei furgoncini con i caporali i quali caricano a bordo alcuni di loro e  li portano negli agrumeti a lavorare. Tutti quelli che non sono stati scelti dai caporali hanno una seconda possibilità perché a metà mattinata, se il lavoro lo permette, i furgoni fanno un secondo giro per prendere altra manodopera.

Gli immigrati quindi vivono alla giornata, senza essere sicuri di lavorare il giorno dopo, il tutto per 3-4 euro al giorno e per 10-12 ore consecutive.

La Catena della Schiavitù:
  • Le multinazionali, le aziende di trasformazione, Acquistano gli agrumi dai proprietari terrieri per rivenderli direttamente alle grandi catene di distribuzione, o portarli ai mercati ortofrutticoli, oppure trasformarli in bevande. Clamoroso il caso della Coca-Cola, che acquistava le arance di Rosarno per il marchio Fanta, e che ora si è defilata dopo che il suo nome era stato associato a episodi di caporalato.
  • Proprietari terrieri, spesso sono le stesse aziende di trasformazione, a volte sono dei veri e propri latifondisti, altre ancora normali agricoltori.
  • Caporali, o intermediari. È la vera anomalia di questo sistema di schiavitù lavorativa. Imposti dalle mafie (in questo caso dalla 'ndrangheta) che non permettono ai proprietari terrieri di assumere direttamente i lavoratori stagionali. Un vero e proprio "pizzo" da pagare sulla pelle degli immigrati. I "caporali" ricevono il compenso della raccolta dai proprietari degli agrumeti, gli stessi "caporali" poi pagano gli immigrati trattenendo per se stessi (e per le mafie) buona parte di questi guadagni, che sono enormi. Si pensi che è stato valutato che il rapporto può essere anche di uno a quattro (il proprietario paga 4 e l'immigrato alla fine riceve solo uno). Per il sistema del caporalato c'è poi un'altra fonte di guadagno quando i caporali stessi si trasformano in venditori della merce raccolta.
  • Gli Immigrati, sono i veri schiavi di questo sistema. Lavorano quasi sempre in nero per pochi euro al giorno, per mesi e mesi vivono in nelle baracche o nelle tendopoli in condizioni igieniche davvero precarie.
A James abbiamo chiesto come mai accetti tutto questo, e lui ci ha risposto che il poco è sempre meglio di niente. Ed è questa la filosofia di quasi tutti questi "immigrati schiavi" di un sistema che la politica, le istituzioni e nemmeno la ministra Kyenge vuole sradicare

Il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi, che guida una giunta di centro-sinistra dopo un incontro con Cécile Kyenge ha affermato di essere rimasta molto delusa dalle affermazioni della ministra della pari opportunità che ha affermato che per Rosarno il suo ministero non può fare nulla perché il suo è un ministero "senza portafoglio".

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"Rosarno, dopo quattro anni riesplode l'emergenza"

Tendopoli a Rosarno
Il 30 novembre scorso Dominic Man Addiah, uomo di 31 anni, è morto di freddo a Rosarno (RC), mentre dormiva in una macchina. Anche lui si trovava a Rosarno per la raccolta delle arance. Era in attesa di iniziare il lavoro e non aveva un posto nella tendopoli allestita per i braccianti che lavorano in quelle terre. L’uomo era nato a Monrovia, in Liberia, piccolo paese dell’Africa centro-occidentale. Non è la prima volta che vengono segnalate le pessime condizioni di vita dei raccoglitori nell'area di Rosarno, pagati una miseria dai caporali locali e costretti a vivere nel degrado più assoluto.


Articolo a cura di
Maris Davis


Regala la Speranza .. Adotta un bimbo a distanza.

Regala un sogno a chi non può Sognare,
ma che, nonostante tutto, ti sorride.


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sostiene i Villaggi Sos dell'Unicef
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Con 28 euro al mese puoi regalare la gioia ad un bimbo che non può sorridere, né giocare, né studiare .. e neppure sognare.
L'Unicef con i suoi villaggi Sos non è presente solo in Africa ma in tutto il Mondo.
Sito Internet: www.sositalia.it

Le nostre adozioni dirette
Duwai Mohamed Jr., 2016 (14 anni)
presso
Nonostante la sua ricchezza di risorse naturali della Sierra Leone è tra i paesi più poveri del mondo. Dopo dodici anni di disordini civili, la situazione umanitaria in Sierra Leone è ancora instabile e caratterizzata da un elevato potenziale di crisi. Secondo l'UNHCR, circa due milioni di persone hanno dovuto lasciare le loro case (47% della popolazione) oppure hanno perso la vita durante la guerra. I bambini, come i membri più deboli della società, sono i più colpiti.
Nel 2014 la Sierra Leone (assieme a Guinea e Liberia) è stata colpita da una delle più devastanti epidemie di ebola che l'Africa ricordi. Migliaia sono i morti e la capitale Freetown è una delle località più colpite.

Mum Akol Ariak, 2016 (9 anni)
presso
Sud Sudan, dal 9 luglio 2011 è uno stato indipendente dopo un referendum che si svolto nella primavera scorsa. Prima era una provincia autonoma del Sudan. Attualmente la situazione politica è instabile e conflittuale con il nord Sudan che ha in tutti i modi contrastato la sua indipendenza. Gli enormi interessi economici dovuti alla ricchezza di petrolio, all'infinito conflitto del vicino Darfur e dei suoi profughi che a centinaia di migliaia si stanno rifugiando nel confinante Kenia ne sono le cause principali. L'Onu ha appena lanciato l'allarme carestìa e fame per il neo Stato indipendente.
Da oltre due anni nel più giovane Stato al mondo è in atto una sanguinosa guerra civile di origine etnica, nell'estate 2014 anche il villaggio Sos di Malakal è stato evacuato e i bambini con le loro famiglie Sos ospitati in un campo provvisorio in una zona più sicura.

Si conferma di ricevere direttamente dai "Villaggi Sos" interessati aggiornamenti continui e costanti, con foto e lettere, sulla situazione geo-politica locale, sulla situazione familiare e sulle attività svolte dai bambini, nonché sui loro progressi scolastici ed educativi.

Articolo aggiornato (Gennaio 2016)


Maris Davis e altre ragazze nigeriane di Udine (Friends of Africa) fondarono nel 2008 un orfanotrofio nella loro città di origine, Benin City in Nigeria. Attualmente la struttura ospita circa 40 bambini abbandonati, privi di genitori o rifiutati dalle famiglie.



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venerdì 29 novembre 2013

Nigeria, un Paese sospeso e pieno di contraddizioni.

La Nigeria un Paese sospeso tra le sue contraddizioni, sospeso tra ricchezza è povertà, tra benessere economico e un altissimo tasso di corruzione pubblica. Sospeso dalla fragile convivenza di tantissime etnìe (250 gruppi etnici diversi, i principali Hausa, Fulani, Yoruba, Nupe, Tiv, Kanuri, Igbo, ecc..) che parlano lingue tra di loro incomprensibili, unica lingua comune l'inglese.

La Nigeria un Paese da sempre dilaniato dall'acceso contrasto delle due religioni principali, l'Islam prevalente a nord e il Cristianesimo (per lo più anglicani e pentecostali) maggioritario negli stati del sud, e una terza "religione", quella secolare Animista che spesso si sovrappone e perfino convive con le due principali, la religione del "woodoo" e delle credenze popolari. Il Paese della poligamia diffusa (anche tra i cristiani).

Lagos, la città più importante e popolosa
La Nigeria un Paese diviso in 36 Stati federati ma tra loro diversissimi, in ben 12 dei quali vige la legge penale della "Sharìa Islamica" nonostante la costituzione federale lo vieti e imponga la libertà religiosa per tutti. (Il caso di Faith Aiworo, espulsa dall'Italia nel 2010 e condannata a morte in Nigeria perché, dopo uno stupro, ha ucciso il suo aggressore).

La Nigeria un Paese dove il 10% della popolazione detiene il 90% delle ricchezze, dove non c'è mai una via di mezzo, o sei ricco oppure povero e vivi con poco più di 50$ al mese, se sei fortunato. Il primo produttore di greggio dell'Africa, ma i cui immensi proventi vengono divisi solo tra le compagnie petrolifere (tutte straniere) e i funzionari governativi, un Paese dove il petrolio (la vera unica ricchezza del Paese) ha inquinato per sempre un'intera regione (il delta del Niger) ma si deve fare la fila (anche di giorni) per avere una sola tanica di benzina.

La Nigeria dove le giovani ragazze sognano l'Europa per fuggire dalla povertà e vengono "portate via" illuse con false promesse, spesso "vendute" dalle stesse famiglie per pochi naira, e poi costrette a prostituirsi in Italia oppure in Spagna, ma anche in Germania, Olanda, Francia e altri Paesi occidentali. Un fenomeno fortemente controllato dalla "Mafia Nigeriana", presente e ben radicata anche in Italia. Il fenomeno si concentra nel sud ed in particolare nella zona di Benin City e Lagos. Le ragazze non vengono più "reclutate" nelle città (dove l'informazione è più accessibile), ma nelle campagne e nei villaggi dove le ragazze non sono istruite, spesso non sanno neppure leggere, e vivono in un contesto di povertà.
Abbiamo preso spunto dagli avvenimenti accaduti in Nigeria in questi ultimi giorni per dare il quadro di un Paese, dove è cresciuta Maris e quindi a noi particolarmente caro.
Non potevamo restare indifferenti agli attentati che hanno colpito le chiese cristiane del nord in questi ultimi due anni che avrebbero causato più di duemila morti, attentati che stanno radicalizzando il perenne conflitto tra cristiani e mussulmani e che, quasi certamente, non sarà l'ultimo atto di violenza né dall'una, né dall'altra parte. Visto anche l'ormai aperto appoggio di Al Qaeda ai gruppi armati islamici locali.

Un conflitto acuito dalla recente elezione del nuovo Presidente Goodluck  Jonathan, cristiano e originario del sud e confermate da una sentenza della Corte suprema federale che ha anche accusato di brogli il candidato islamico Muhammadu Buhari del nord. Elezioni avvente nell'aprile scorso e che sono state definite le più democratiche nella storia della Nigeria.

Non possiamo nemmeno restare indifferenti all'inquinamento del Delta del Niger. È di pochi giorni fa (del 20 dicembre scorso) l'ennesimo incidente petrolifero causato dalla Shell, compagnia già condannata a pagare un miliardo di dollari per bonificare la regione. In questo contesto operano i gueriglieri del Mend il cui obiettivo è quello restituire il petrolio nigeriano alla Nigeria. Con tutti i mezzi a loro disposizione danneggiano gli impianti delle compagnie petrolifere, ultimamente anche l'ENI presente nel delta con i suoi impianti, ha subito attacchi. I gueriglieri arrivano anche a rapire il personale straniero per ottenere in cambio un riscatto. Considerati dei fuorilegge dal governo centrale, tuttavia ottengono l'appoggio della popolazione locale che, a causa dell'inquinamento, ha perso anche l'unica fonte di sostentamento, l'agricoltura.




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mercoledì 27 novembre 2013

Hanna, minorenne nigeriana, fa arrestare 70 criminali

Una storia che ha coinvolto una giovane ragazza nigeriana che chiameremo Hanna, lei è minorenne e ha fatto sgominare una rete internazionale di trafficanti di uomini e di donne. Hanna ha denunciato la mafia nigeriana.

Non ha neppure diciotto anni ma ha fatto arrestare oltre 70 criminali, ovvero la rete intercontinentale che l'ha portata in Italia per destinarla alla prostituzione. Grazie all'articolo 18 (permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale) otterrà un permesso di soggiorno, ora però vive in una località segreta.

"Quando ho saputo che li avevano presi ho smesso di avere paura". Hanna non è ancora maggiorenne, eppure col suo italiano stentato e il suo corpo minuto è stata catapultata dallo Stato di Edo, la regione nigeriana di Benin City, alle fredde strade del Nord Italia. Le avevano promesso un lavoro sicuro nel settore del commercio, è diventata carne da macello per una rete molto più grande di lei. Trentacinquemila euro da restituire e un giuramento woodoo come assicurazione. La sera in cui i finanzieri l'hanno trovata senza documenti, appena scesa dal treno regionale, aveva solo due possibilità. Rassegnarsi ad un'espulsione e tornare a casa o denunciare una grande connection internazionale di trafficanti. Rischiando seriamente la pelle.


Vivere in un luogo segreto. Una ragazzina che non ha neanche chiaro in quale parte del mondo si trovi non è in grado di fare una scelta del genere. Solo l'intervento di un'associazione evita che una vittima di tratta venga espulsa. Solo un consulente legale può spiegare che esiste un sistema di protezione. "La prima volta che ho parlato con i poliziotti ho avuto paura". Adesso Hanna vive in luogo segreto all'interno di una comunità di accoglienza, presto avrà un permesso di soggiorno, e noi lo speriamo molto.

L'operazione Caronte - leggi - In questo momento ci sono almeno settantasei persone che hanno voglia di vendicarsi di lei. Ventidue arrestati e 54 denunciati in tutta Italia, da Torino a Crotone. Come parte offesa ha testimoniato, confermando alla DDA volti e nomi dei suoi aguzzini, tutti connazionali (Nigeriani ndr).

Una basista in Italia riceveva le foto delle ragazze nella sua casella di posta elettronica ed esprimeva un giudizio: questa fatela partire, questa no. I complici africani cercavano i visti per le ragazze da inviare in Europa, in aereo. Chi non riusciva ad avere il documento doveva attraversare il deserto e passare dalla Libia per poi tentare lo sbarco a Lampedusa. L'indagine ha evidenzato l'invio di "quote" di persone da destinare alla prostituzione, con un debito da ripagare fino a quarantamila euro.

Finire nelle piazzole lungo strade secondarie. Appena arrivate in Italia, le donne venivano contattate da nigeriani già residenti, ricevevano schede telefoniche intestate a soggetti inesistenti (e dunque non intercettabili) e finivano in strada in città diverse, con frequenti scambi di località.

Con duecento euro al mese di affitto del "joint", quasi sempre una squallida piazzola di sosta di una strada secondaria, si ripagava il debito. In più, ovviamente, c'era l'incasso dei proventi delle prestazioni sessuali. Le ragazze non potevano uscire da sole ed erano strettamente sorvegliate da altre donne nigeriane che da vittime erano diventate carnefici.

Il gesto di Hanna non è isolato. Anche altre ragazze hanno scelto di testimoniare. Nel corso degli anni le ex prostitute sono state decisive nello smantellamento delle reti criminali transnazionali. Un contributo fondamentale e sconosciuto che ora lo Stato italiano ha deciso di gettare via.

Il sistema dell'articolo 18 permette alle vittime di tratta che denunciano di ottenere un permesso di soggiorno, ricostruirsi una vita (ma solo sulla carta, in pratica non è esattamente così, in fondo a questo articolo le nostre riflessioni). 

Annientare le reti di trafficanti e sfruttatori è considerato in Europa come una buona prassi da imitare. Ma dall'anno prossimo potrebbe essere sostanzialmente smantellato. Il sistema della "protezione sociale" sostenuto quasi esclusivamente da associazioni di volontariato costa all'incirca 8 milioni di euro l'anno e finora ha permesso di contrastare in modo serio le mafie internazionali. Per il 2014 è previsto un intervento di soli 3 milioni. "Risaneranno il bilancio dello Stato con 5 milioni risparmiati sulla tratta ??".


Lilian, ragazza nigeriana
morta di una rara forma di leucemia a soli 21 anni.
I suoi sfruttatori la costringevano a "lavorare"
nonostante la sua grave malattia.
La sua Storia - qui -
Ragazze come Hanna, come Helena, come Isoke, come Maris, come Lilian e come tante altre che denunciano o hanno denunciato i loro sfruttatori sono un esempio di coraggio e che permette alle forze dell'ordine di smantellare sempre più nel profondo questo indegno traffico, ma senza il costante impegno delle associazioni di volontariato tutto questo sarebbe impossibile. Le istituzioni pubbliche e i servizi sociali non sono mai abbastanza preparati per gestire ragazze che hanno paura, sono terrorizzate, non conoscono la lingua, sono diffidenti, e soprattutto non vogliono tornare indietro (tornare a casa).


sarà per sempre il nostro impegno aiutare queste ragazze e liberarle dal giogo di questa schiavitù

Articolo a cura di

Permesso di Soggiorno per motivi di Protezione Sociale.
Il Permesso di Soggiorno per motivi di Protezione Sociale è regolamentato dall'Art. 18 della Legge Bossi-Fini (Testo Unico sull'Immigrazione) e da una circolare del ministero dell'Interno (Ministro Maroni) del 28.5.2007 indirizzata ai prefetti e alle questure che, nell'intento di rendere omogenea l'applicazione su tutto il territorio nazionale, l'ha di fatto resa più difficile da applicare.

Questo tipo di permesso di soggiorno viene rilasciato (teoricamente) a vittime di reati particolarmente odiosi, quali il traffico di esseri umani, di sfruttamento sessuale e di sfruttamento lavorativo, riduzione in schiavitù e che rendono possibile l'identificazione, l'arresto e la condanna di questi criminali.

Nella pratica questo tipo permesso dovrebbe essere rilasciato dopo l'avvenuto arresto o al massimo all'atto dell'incriminazione da parte di un Giudice, ed invece, soprattutto dopo la circolare Maroni del 2007, il permesso per fini di protezione sociale viene quasi sempre rilasciato al termine dell'intero iter giudiziario che, per come va la giustizia italiana, può durare anni .. Le vittime di questi reati odiosi che decidono di collaborare, sono quindi vittime due volte, e la seconda volta solo per colpa di una norma davvero "razziale". Una norma che NON tutela le vittime in maniera adeguata, e magari lascia liberi o a piede libero criminali, mafiosi, e protettori che hanno disponibilità economiche, possono permettersi avvocati, e che spesso fanno perdere le loro tracce prima dei processi.

A queste considerazioni dobbiamo aggiungere anche l'introduzione del reato di clandestinità, tutte le vittime di questi odiosi reati sono clandestine, e quindi perseguibili ai sensi dell'art. 10 bis della Bossi-Fini. In questo c'è ancora molta confusione, dal punto di vista giuridico infatti non è sicuro che il diritto alla protezione sociale cancelli il "reato di clandestinità", il tutto è ancora lasciato alla "bontà d'animo" dei prefetti che devono rilasciare il permesso di soggiorno.

martedì 26 novembre 2013

Sposa bambina a 13 anni, poi ridotta in schiavitù

Roma. Fu costretta a sposarsi a 13 anni per volere delle famiglie e poi obbligata a fare la borseggiatrice sugli autobus di Roma.
Dopo tre anni di questa vita la ragazzina macedone, oggi sedicenne, voleva ritornare dalla sua famiglia d'origine, ma il ripensamento "inaccettabile" ha scatenato la lite tra le famiglie di nomadi, visto che il marito ed il suocero non ci stavano proprio a "perderla".
All'inizio sembrava una lite tra esponenti nomadi di diverse etnie, ma poi i carabinieri della Tenenza di Ciampino hanno capito che le due fazioni, una di origine serba e l'altra di origine macedone, stavano litigando per una ragazzina.
La giovane rom era in uno stato di soggezione continuativa, veniva costretta a rubare, veniva sfruttata e soprattutto veniva considerata un oggetto di proprietà. Per questa ragione i carabinieri hanno fermato due persone per riduzione in schiavitù.
La nomade è stata accompagnata in una comunità di accoglienza su disposizione del Tribunale per i Minorenni.

Spose Bambine, un problema odioso
- leggi -


lunedì 25 novembre 2013

No alla Violenza sulle Donne

No alla Violenza sulle Donne
Troppe volte e per troppo tempo alla donna è stata associata l'idea sbagliata della sprovveduta, dell'ingenua e della vittima di chi vuole solo approfittarsi di lei. È accaduto, accadono questi fatti e purtroppo oggigiorno ancora spesso. Ma si deve dire basta, alle illusioni e alle belle parole devono seguire reali dimostrazioni. È finito il tempo dell'incanto, è giunto il momento della liberazione.

Storia della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne
Erano tre giovani donne le sorelle Mirabal, assassinate il 25 novembre 1960 perché si erano opposte alla tirannia di un governo brutale come quello di Rafael Leonidas Trujillo, nella Repubblica Dominicana.

La Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne prende le mosse proprio dal sacrificio di Maria Argentina Minerva, Antonia Maria Teresa e di Patria Mercedes, uccise mentre andavano a trovare i propri mariti in carcere. L'assassinio delle sorelle Mirabal è stato dunque preso ad esempio dall'Onu, su indicazione, nel 1981, di un gruppo di donne riunitesi in un consesso femminista a Bogotà, per designare, con la risoluzione 54/134 del 1999, il 25 novembre come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.

La ferocia dell'atto perpetrato dagli uomini di Trujillo spiega bene l'intendimento delle Nazioni Unite: il 25 novembre del 1960 le tre sorelle furono intercettate dagli uomini del dittatore mentre si dirigevano a trovare i propri mariti in un carcere del Paese latino americano. Portate nei campi, vennero uccise a bastonate per poi essere riportate in macchina e spinte in un burrone, per simulare una loro morte casuale.

Una vicenda che da lì a poco si diffuse dalla piccola Ojo de Agua, nella provincia di Salcedo, in tutto il mondo, fino a diventare il triste emblema delle violenza maschile, che ancora oggi, continua a perpetuarsi in tutto il mondo, anche in quello più civilizzato, declinandosi dal femminicidio alla violenza fisica, dallo stalking allo stupro, dalle violenze domestiche fino al mobbing sui posti di lavoro. Tutte espressioni distorte del potere diseguale tra donne e uomini.


La Storia di Fabiana, 16 anniEra la fine di maggio del 2013 e la vicenda di Fabiana Luzzi, mi colpì molto.

Mi colpì perché era un fiore di soli 16 anni, mi colpirono i suoi occhi dallo sguardo profondo, non ho mai conosciuto Fabiana, ma mi colpirono le parole dei suoi amici, familiari e compagni di scuola. Era buona Fabiana, altruista, forse troppo buona per quel "fidanzatino" di appena un anno più di lei che per un malinteso senso del possesso l'ha uccisa con una brutalità tale che perfino piansi. Prima l'ha aggredita e accoltellata più e più volte e poi, con lucidità efferata, l'ha trascinata in un luogo appartato, cosparsa di benzina per darle fuoco mentre era ancora viva. Leggi la notizia - qui -

In Italia
Più di una donna ogni tre giorni viene uccisa da ex mariti, fidanzati, compagni, conoscenti, "presunti" uomini, ma che in realtà sono solo "infami figli di ... ", e ogni anno dalle 130 alle 150 sono le donne uccise da un'ex. Gli assassini vengono presi e incarcerati, ma poi i loro avvocati rendono le loro pene molto lievi, vengono scarcerati o scontano pene detentive brevissime, a causa di perizie psichiatriche benevole che li relega alla stregua "in quel preciso istante non era capace di intendere e di volere". Senza tener conto del loro passato, infatti, moltissime delle donne vittime di femminicidio, avevano già denunciato i maltrattamenti subiti, ma inesorabilmente ignorati dalla società e perfino dalle forze dell'ordine.

Una lacrima è una goccia che riempie l'oceano
Ma il femminicidio è solo la punta di un iceberg gigantesco che comprende anche reati odiosi che passano in secondo ordine, relegati o addirittura ignorati dalle cronache, o troppo spesso non denunciati: maltrattamenti domestici, mobbing sul lavoro, stalking, violenza sessuale, stupri, ecc..

Ci sono poi altri reati contro le donne e le ragazze per i quali Foundation for Africa si batte con tutte le sue forze, e sono reati legati alla prostituzione coatta e alla mafia nigeriana quali: riduzione in schiavitù, tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione anche minorile. In Italia ci oltre settantamila ragazze, spesso minorenni, vittime di questi traffici e, secondo le statistiche, poco meno della metà sono nigeriane, altre provengono dall'Europa dell'est, altre ancora dal sud america, una percentuale anche italiane.

Negli ultimi 10 anni, 500 donne straniere, soprattutto nigeriane, sono state uccise in Italia o durante il viaggio verso l'Italia, genocidio e femminicidio non riconosciuti.

Nel Mondo
Nel Mondo le donne sono vittime anche di orrori che il mondo occidentale e benestante si è "dimenticato", e questi orrori si chiamano:
  • Schiavitù sessuale
  • Tratta di esseri umani
  • Schiavitù per lavoro o sfruttamento lavorativo
  • Matrimoni forzati, matrimoni combinati e matrimoni precoci
  • Mutilazioni genitali femminili
  • Discriminazione di genere nell'accesso all'istruzione
  • Mancato accesso alla sanità e alle cure
  • Mortalità dovuta al parto
  • Bambine soldato
  • Bigamia o poligamia del proprio marito
  • Donne schiave dei mariti
  • Stupri di massa nei luoghi di conflitto (vedi Congo e Darfur)
  • Donne costrette a nascondersi dietro ad un burqa
  • ecc.. ecc.. 
Convenzione di Istanbul
Convenzione del Consiglio d'Europa sulla "prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica" (Convenzione di Istanbul). È una convenzione del Consiglio d'Europa contro la violenza sulle donne e la violenza domestica.

Firmata a Istanbul (Turchia) l'11 maggio 2011 da 32 paesi a cui si sono aggiunti in seguito altri 12 paesi, la convenzione si propone di prevenire la violenza, favorire la protezione delle vittime e impedire l'impunità dei colpevoli favorire la protezione delle vittime.

La Convenzione di Istanbul stabilisce standard globali per prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica - (Download Convenzione di Istanbul) -

L'Italia ha ratificato la convenzione con Legge 15 ottobre 2013 n° 119 (Legge contro il femminicidio, la violenza sulle donne e lo stalking). La legge mira a rendere organici e più incisivi gli strumenti della repressione penale dei fenomeni di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, atti persecutori e stalking - leggi -

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    Ho scritto questo articolo tra le lacrime. All'inizio volevo scrivere solo poche righe per commemorare questa giornata dedicata a contrastare la violenza contro le donne, ma poi è tornato nella mia testa tutto il mio passato, un dolore che posso solo reprimere, ma che di sicuro non potrò mai dimenticare. Un dolore che non vuole andare via.

    Se ti capita di leggere queste poche righe devi solo sapere che chi le ha scritte è stata essa stessa vittima di violenza sessuale e di riduzione i schiavitù


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