martedì 31 gennaio 2012

Spose Bambine, un problema odioso radicato in molte culture.


INDIA. Bambine di otto anni, con lo sguardo, la spontaneità, la voglia di giocare di qualsiasi coetanea. Solo che loro sono diverse, sono delle "baby spose".
L’India ha scoperto di avere un altro primato negativo per quanto riguarda i diritti delle donne. Il subcontinente è infatti agli ultimi posti, superato solo da Mali, Bangladesh, Nepal e Burkina Faso, per la percentuale di ragazze che si sposano prima dei diciotto anni. Il 47 per cento delle giovani che oggi hanno tra i 20 e i 24 anni si è infatti sposato ancora minorenne.
E se per colmo di sfortuna muore il marito: così, come prescrivono i rigidissimi rituali religiosi indù, le piccole bambine sono costrette a lasciare la famiglia, per essere segregate nelle "casa delle vedove". Una sorta di lager dove, tra amicizie, umanità dolente, prostituzione occulta, divieti di ogni genere, perdono la loro innocenza e la loro voglia di vivere.
Nell'immenso subcontinente indiano ci sono 34 milioni di vedove, e almeno 12 milioni vivono nelle "case". E non solo in quel paese: secondo Amnesty International, ogni anno nel mondo ci sono 80 milioni di matrimoni con spose bambine.

ARABIA SAUDITA. Niente più spose bambine, niente più fanciulle costrette a matrimoni forzati con uomini che per età potrebbero essere loro padri, se non addirittura nonni. Va in questa direzione l’annuncio del ministero della Giustizia dell’Arabia Saudita, che ha annunciato che sta studiando una legge per porre un’età minima per le ragazze da marito .. (leggi l'articolo) ..

NEL MONDO. in Pakistan la percentuale di spose bambine è del 24 per cento, e in Paesi come il Sudan, la Nigeria e l’Afghanistan la percentuale è, rispettivamente del 34, 39 e 43 per cento. Tra i virtuosi ci sono Mongolia e Sri Lanka, con il 9 e 12 per cento dei matrimoni tra minorenni.
La ricerca è stata condotta dal Population Reference Bureau di Washington, che ha sottolineato come questa percentuale sia più alta rispetto alla media dell’area, l’Asia centro-meridionale, che arriva al 45 per cento.
La media in Africa è invece solo del 34 per cento, secondo i ricercatori grazie alla struttura matriarcale di molte tribù. Nel caso dell’India il numero alto è invece dovuto alla paura dei genitori che le ragazze intraprendano relazioni sentimentali, con la conseguenza magari di una gravidanza fuori dal matrimonio. Sono infatti le ragazze che interrompono gli studi a essere il maggior bersaglio di questa pratica.


ITALIA. In Italia i minorenni non possono sposarsi. Esiste però una deroga. Per "gravi motivi", dai 16 anni in poi il tribunale per i minori può autorizzare le nozze. Il Centro di documentazione per l’infanzia registra da anni questi casi: nel 1994 erano 1.173, poi sono via via diminuiti, fino ai 209 del 2006 e i 156 del 2007 (ultimo dato disponibile). La Campania è la regione in cui ne avvengono di più, 77. Per la maggior parte si tratta di matrimoni tra stranieri, con in testa le comunità di immigrati da Pakistan, India e Marocco.

Questi numeri descrivono però solo l’aspetto legale, che secondo gli esperti è minimo rispetto a tutti i legami imposti all’interno delle famiglie, a volte suggellati con un rito in qualche moschea, più spesso con unioni celebrate nei Paesi d’origine. Le seconde generazioni delle ragazze sono e saranno una vera emergenza, se non si interviene con politiche più incisive, i contrasti tra l’idea di famiglia imposta dai genitori e il modello delle adolescenti diventerà inconciliabile.


venerdì 27 gennaio 2012

27 Gennaio. Giornata della Memoria, per non dimenticare

ITALIA. Il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita dal Parlamento italiano con legge n. 211 del 20 luglio 2000. L'Italia ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.


Il testo dell'articolo 1 della legge definisce così le finalità del Giorno della Memoria"La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati"

ORIGINE. La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945, quando le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (maggiormente nota con il suo nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazista.


Il 27 gennaio il ricordo della Shoah, cioè lo sterminio del popolo ebreo, è celebrato anche da molte altre nazioni, tra cui la Germania e la Gran Bretagna, così come dall'ONU, in seguito alla risoluzione 60/7 del 1º novembre 2005. In realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare dei campi, Chełmno e Bełżec, ma questi campi detti più comunemente di "annientamento" erano vere e proprie fabbriche di morte dove i prigionieri e i deportati venivano immediatamente gasati, salvando solo pochi "sonderkommando", che in italiano vuol dire unità speciale.


Tuttavia l'apertura dei cancelli ad Auschwitz, dove 10-15 giorni prima i nazisti si erano rovinosamente ritirati portando con sé in una "marcia della morte" tutti i prigionieri sani, molti dei quali morirono durante la marcia stessa, mostrò al mondo non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento del lager.

In Italia, sono ufficialmente più di 400 le persone insignite dell'alta onorificenza dei Giusti tra le Nazioni per il loro impegno a favore degli ebrei perseguitati durante l'Olocausto.
Foto scattata da un militare americano nel cortile pieno di cadaveri del campo di concentramento della Gestapo di Dora-Mittelbau il 12 aprile 1945
I Numeri esatti dell'Olocausto sono ancora oggetto di studi e ricerche ma oggi, a distanza di 70 anni, è comunque possibile avere un'idea abbastanza precisa sul numero delle vittime
Ebrei circa 6 milioni
Prigionieri di guerra sovietici Tra i 2 e i 3 milioni
Polacchi non ebrei 1,8 - 2 milioni
Rom e Cinti Tra i 220 mila e i 500 mila
Disabili circa 250 mila
Pentecostali e altre confessioni cristiane circa mezzo milione
Massoni tra gli 80 mila e i 200 mila
Omosessuali più di 10.000
testimoni di Geova circa 5.000
Dissidenti politici tra un milione e un milione e mezzo
Slavi tra 1 milione e 2,5 milioni
TOTALE tra i 12 milioni e i
17 milioni di vittime

Una Canzone per Ricordare (Nomadi - Auschwitz)


ALTRI OLACAUSTI. Una lista incompleta degli ultimi genocidi, stermini e olocausti:
  • Arcipelago Gulag (la repressione degli oppositori in Unione Sovietica).
  • Le vittime italiane dei lager di Tito.
  • Lo sterminio degli Armeni (1915-1918). In un congresso segreto dei "Giovani Turchi", tenutosi a Salonicco nel 1911, fu deciso di sopprimere totalmente gli armeni residenti in Turchia. L'occasione per realizzare questo piano di sterminio si presentò con lo scoppio del Primo Conflitto Mondiale allorquando le potenze europee, impegnate nella guerra, non potevano interferire nelle faccende interne della Turchia. Si calcola che i morti furono più di un milione e 500 mila.
  • Il dramma dei Curdi, un popolo dimenticato.
  • Tibet (repressione cinese in Tibet).
  • Il genocidio degli Indiani d' America.
  • Cambogia (Pol Pot, i khmer rossi e il genocidio dei cambogiani). Tra il 1975 e il 1979 un quarto della popolazione della Cambogia è stata uccisa da carestia, lavoro forzato, esecuzioni e torture, prima del rovesciamento del regime da parte dell'invasione vietnamita. Si calcola che le vittime furono più di 3 milioni, la Cambogia era tornata all'età della pietra, e per la follìa di quel regime furono distrutte le case, strade, fabbriche, era abolito ogni genere di consumo, perfino l'elettricità e ogni mezzo di trasporto e di comunicazione. Il primo reporter a documentare l'eccidio fu il giornalista italiano Tiziano Terzani.
  • Rwanda (eccidio tra Utsi e Utu). Dal 6 aprile 1994 al 16 luglio 1994 vennero MASSACRATE sistematicamente (a colpi di armi da fuoco, machete e bastoni chiodati) tra 800.000 e 1.100.000 persone (Uomini, Donne e Bambini).
  • Australia (genocidio degli aborigeni per la conquista delle terre).
  • Sudan e la guerra infinita del Darfur. Il conflitto che sembrava avere una fine nel 2011 ed invece ancora in atto. Oltre 400.000 civili morti a causa di malattie e carestie, 300.000 morti a causa di "violenza e malattia" e 2.000.000 sfollati (Stima delle Nazioni Unite), 450.000 sfollati (sudanesi Stima).
  • Ucraina (Voci dal silenzio di uno sterminio all'epoca della Russia comunista).
  • Stato Islamico l'ONU ha reso noto un "report" sulle atrocità commesse nel così detto "Stato Islamico", 19.000 persone massacrate tra il 2014 e il 2015, sono soprattutto yazidi e cristiani, migliaia i "bambini soldato", migliaia le donne rese "schiave", e poi stupri di massa, distruzione di patrimoni storici e artistici. Per ciò che sta accadendo nello Stato Islamico e per quello che sta accadendo da sei anni nella mia Nigeria, le Nazioni Unite solo ora stanno parlando di "genocidio".
Leggere anche

Si deve considerare olocausto anche l'infinita guerra tra Israele e Palestina, l'eccidio di migliaia di cristiani nel nord Nigeria, la guerra di religione dei Talebani portata avanti a partire dall'Afghanistan, poi in Iraq, attualmente in Somalia e in molte altre parti del mondo.

NEGAZIONISMO. Se all'inizio il negazionismo è stato il tentativo di "negare" la Shoa con argomentazioni di carattere storico, attualmente, vista l'impossibilità di sostenere queste tesi assurde non più sostenibili dal punto di vista delle fonti (troppe testimonianze, fonti storiche e documentazioni a discapito), si è passati a negare l'evidenza apertamente, e a questo punto è solo un problema politico.

Intere nazioni come l'Iran di Mahmud Ahmadinejad e in un certo senso anche il Venezuela di Chavez, gruppi di ispirazione neo-nazista e para-fascista, sempre più siti internet e gruppi facebook, partiti politici di estrema destra con un sempre crescente seguito popolare (per esempio in Austria, Olanda e Ungheria dove alle ultime elezioni politiche hanno ottenuto più del 7% dei voti entrando così in parlamento). In Italia episodi significativi (anche ultimamente) dove emeriti professori (vedi Antonio Caracciolo e Claudio Moffa) tentano di spiegare che la Shoa è solo un'invenzione, magari spiegando che erano semplicemente dei prigionieri di guerra, oppure insegnanti che fanno cantare "Facetta nera" ai bambini delle elementari con la scusa di insegnare musica.

Se nel mondo le nazioni giustificano il negazionismo per evidenti contrasti con lo Stato di Israele, in Europa il problema è ben più serio in quanto è una cultura che si sta sempre più radicando nelle nuove generazioni che hanno vissuto sempre in un periodo di pace, non hanno vissuto la guerra vera e propria prima, né poi la guerra fredda. Infatti mai nella millenaria storia Europea non c'è stato un così prolungato periodo di pace tra le nazioni.

La Giornata della Memoria è essenziale per ricordare, ma ormai non basta più ed è necessario creare strumenti (anche legislativi) che condannino (non solo a parole, ma anche penalmente) il negazionismo

Playlist Video "La Shoah e l'Olocausto"
Contiene un documentario di 5 video sul Campo di Concentramento di Auschwitz



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Questo articolo è stato rivisto e corretto in data 26 gennaio 2016

giovedì 26 gennaio 2012

La Lambada (Llorando se Fue), non solo una canzone

LA CANZONE .. Conosciuta anche come Llorando Se Fue, Lambada è il titolo di una canzone pubblicata nell'estate del 1989 dal gruppo francese Kaoma. Il singolo, primo estratto dall'album del gruppo "World Beat", fu un successo mondiale, raggiungendo la prima posizione delle classifiche di undici paesi e entrando nella top 10 in moltissimi altri. Divenne tormentone estivo del 1989 e la danza che accompagnava la canzone, chiamata anch'essa Lambada, divenne un classico dei balli latini americani di coppia ballata ancora adesso e una delle canzoni in lingua portoghese più conosciute al mondo. In Italia la canzone fu presentata con gran successo all'edizione del Festivalbar 1989. In realtà il vero autore della Lambada è il boliviano Ulises Hermosa Virreira, leader del gruppo "Los Kjarkas", morto di leucemia nel '92. (Il papa' della lambada non ha vissuto abbastanza per godersi i frutti del suo più celebre successo mondiale: Ulises Hermosa Virreira, leader del gruppo folkloristico boliviano "Los Kjarkas", fu riconosciuto dai tribunali come il vero autore della "Lambada", che risultò non essere altro che il suo "Llorando se Fue", è spirato in ospedale negli Stati Uniti, dove era stato sottoposto a trapianto di midollo spinale).
Il brano originale Llorando se Fue fu pubblicato dai Los Kjarkas nell'album "Bolivian Folk Song"  del 1981.

La canzone originale dei "Los Kjarkas" (1981)


IL VIDEO della canzone è ambientato sulla spiaggia di Trancoso in Brasile. Protagonisti sono i piccoli ballerini Chico e Roberta.


IL BALLO .. Lambada è il nome di un ballo brasiliano omonimo della canzone Lambada. Si ritiene che la melodia nasca dalla musica zouk tipica delle Antille. Si diffonde in tutto il mondo alla fine degli anni ottanta, quando la canzone Lambada, cantata in portoghese dal gruppo francese Kaoma, vende più di cinque milioni di dischi in tutto il mondo nel 1989. Lo strumento caratteristico utilizzato era il bandoneon. È un ballo fortemente erotico dove le gambe dei due ballerini sono disposte in modo che una coscia di ciascuno dei due partner finga di sfregare sugli organi sessuali dell'altro partner durante la danza.

Il Video dei "Kaoma" (1989)


In Italia la Lambada fu rilanciata nel 1992 dal fisarmonicista Roberto Giraldi in arte Castellina con una nuova versione realizzando anche dei videoclip dove si associò fortemente il suono del bandoneon ai passi di danza dei ballerini.


LA DANZA .. Nella seconda metà degli anni Ottanta nasce e si sviluppa in Brasile un nuovo ballo, pieno di ritmo e di passione, un irresistibile vortice di energia e sensualità che cattura l'attenzione delle coppie: la Lambada. Il fenomeno parte da Rio de Janeiro e dintorni, dalle spiagge di Copacabana passando per Sao Paulo, Santa Catarina, Porto Seguro, Bahia, Belo Horizonte e Porto Alegre, per arrivare a conquistare l'intero globo.

Nessuno può stare fermo quando la musica ha inizio: si danza, un fremito scuote le membra, mentre il pensiero vola lontano, verso notti di fuoco sull'Oceano Pacifico incantato dalla luna.

La Lambada, per quanto espressione moderna di corpi in movimento, discende in realtà da un'antica danza brasileira. La sua particolarità, rinnovando una tradizione millenaria, è l'estrema vicinanza dei due interpreti, che arrivano a toccarsi, entrando in contatto con varie zone del loro corpo, come braccia, gambe e addome. Molto erotico il passo principale, che vede la coscia dell'uomo infilarsi in mezzo alle gambe della donna, mentre le mani si sfiorano all'altezza dei volti o delle spalle. I fianchi si dondolano avanti e indietro, precedendo i movimenti delle gambe (questa è forse la parte più ostica da assimilare per i principianti).

Più di ogni altra cosa, la Lambada è improvvisazione: i ballerini, seguendo comunque uno schema di base, sono lasciati liberi di interpretare a proprio modo i movimenti, creando così infinite varianti.

Il ritmo consigliato per l'esecuzione ottimale della canzone è di 4/4, con una velocità che può arrivare fino a cinquanta battiti al minuto (nel ritmo quick-quick-slow).

Questo ballo arrivò in Europa nell'estate 1989: furono i francesi Kaoma a lanciarlo ed il successo fu enorme (cinque milioni di dischi venduti), anche se ci fu qualche polemica riguardante l'utilizzo della melodia, che sembrava appartenere ad un gruppo boliviano. In realtà si presume che la musica derivi dalla tradizione delle isole Antille, in particolare dalla musica zouk caratteristica di quei luoghi. Lo strumento tipico che accompagna l'esecuzione del brano è il bandoneon.

Il termine "lambada" deriva da un'espressione piuttosto oscura ed incerta nell'origine, mutuata dalla lingua portoghese ed utilizzata in Brasile: si riferisce al movimento ondulatorio di una frusta che schiocca, paragonabile alla scossa dei ballerini.

Storicamente, questo ballo così conturbante deriva dal Carimbò, un enorme tamburo africano in grado di riprodurre un suono altisonante ed ipnotico. Il Carimbò, inteso come ballo, fu importato infine in Brasile nel secolo XVI: esso, con delle contaminazioni di Salsa, Reggae e Merengue si è evoluto fino ad arrivare alla Lambada come oggi la conosciamo.
Questa danza coinvolgente e sonora ha segnato indelebilmente almeno un paio di stagioni, accompagnando l'estate dei più giovani, ma anche quella delle persone mature. Che piaccia o meno, la Lambada è entrata ormai nell'immaginario collettivo, nei balli popolari e nella tradizione dei popoli latino-americani. Impossibile pensare ad una sagra culinaria con la banda di paese senza l'esecuzione di questo piccolo grande capolavoro di ritmo e sensualità.


Testo Tradotto
Se ne è andato piangendo chi un giorno mi fece piangere
se ne è andato piangendo chi un giorno mi fece piangere
starà piangendo ancora? Ricordando un amore
che un giorno non seppe affrontare
starà piangendo? Ricordando un amore
che un giorno non seppe affrontare.

Il ricordo sarà con lui ovunque andrà
Il ricordo sarà sempre accanto a lui
Ballo sole e mare, lo conserverò?
L’amore fa perdere e ritrovare.
Ballerò la lambada ricordando questo amore.

Per un giorno un istante è stato re
Il ricordo sarà con lui ovunque andrà
Il ricordo sarà sempre con lui
Starà piangendo? Ricordando un amore
Che un giorno non ha saputo affrontare
Risate e dolori, melodia di un amore
Un momento che rimane nell’aria.

Il Video registrato a Madrid (Spagna, ottobre 2006)
L'Ultima Lambada
Ballerina protagonista Maris Davis Joseph

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venerdì 13 gennaio 2012

Bambini di Strada nel Mondo.

I bambini di strada nel mondo potrebbero essere tra i 100 ed i 150 milioni ed è verosimile che il loro numero sia in aumento, per la crescita della popolazione globale e dell’urbanizzazione. Potrebbero, perché se i bambini di strada sono tra quelli fisicamente più visibili, dato che trascorrono gran parte del loro tempo in strada, sono per assurdo anche tra i più invisibili, sfuggono alle statistiche, ai censimenti, alle istituzioni, sono esclusi da programmi e politiche statali. La maggior parte delle indagini volte a quantificare le dimensioni globali del fenomeno sono dunque stime, valutazioni approssimative, rese ancor più complesse dall’inesistenza di un consenso internazionale circa la definizione di bambino di strada. La definizione più comunemente utilizzata (Unicef) considera street children i minori per i quali la strada rappresenta la casa e/o la principale fonte di sostentamento e che non sono adeguatamente protetti o sorvegliati. Il concetto comprende i bambini sulla strada (street-working children), che vivono della strada e la sera rientrano a casa, e i bambini di strada (street-living children), che invece non hanno una famiglia o una casa a cui fare ritorno. Una definizione più recente e maggiormente comprensiva, adottata anche dal Consortium for Street Children, considera bambini di strada quelli per cui la strada costituisce il punto di riferimento ed ha un ruolo centrale nelle loro vite. Quello dei bambini di strada è un fenomeno prevalentemente urbano, caratteristico delle grandi città dei Paesi in via di sviluppo ma sempre più rilevante anche nelle periferie e nei centri urbani del mondo industrializzato, a causa soprattutto dei processi migratori.
Povertà estrema, disgregazione familiare, violenza ed abusi sono di norma denominatore comune a tutte le situazioni di allontanamento dei minori che, alla fine, finiscono in strada. Fattori aggravati da accadimenti regionali: guerre civili e pandemia AIDS (Africa), politiche sociali inadeguate e profonde ineguaglianze nella distribuzione del reddito (America Latina), urbanizzazione incontrollata, degrado sociale, crisi economiche e svalutazioni monetarie (Asia), transizioni politiche precarie, incerte e deterioramento delle condizioni di vita (Europa dell’Est). Come altre categorie svantaggiate di minori, i bambini di strada sono vittime, private dei loro diritti fondamentali, primi fra i quali il diritto alla protezione, all’accesso ai servizi essenziali di assistenza sociale e sanitaria, all’istruzione, alle cure della famiglia.
Spesso sono i genitori a mandare i bambini in strada a lavorare, perché possano contribuire al reddito familiare. In altri casi la strada diventa unico rifugio per i bambini che vengono rifiutati, abbandonati dalle famiglie e di quelli che scappano di casa, in cerca di migliori prospettive di vita o in fuga da una vita di violenza e maltrattamenti. Altri bambini che in molte aree del mondo non hanno alternative rispetto alla vita di strada sono gli orfani, i profughi e i rifugiati, i disabili abbandonati.
In strada i bambini anche piccoli, piccolissimi, sono costretti a vivere di espedienti: mendicano, lavorano saltuariamente come lustrascarpe, parcheggiatori, venditori di cianfrusaglie, rubano, frugano nelle immondizie per poi venderne il ricavato, si prostituiscono. E, in strada, i bambini diventano ancora più vulnerabili al rischio di essere sfruttati, abusati, trafficati e suscettibili di diventare vittime della tossicodipendenza e della criminalità. Diverse ricerche condotte a livello internazionale documentano le diffuse e ripetute violenze subite dai bambini senza tetto in molti Paesi del mondo per mano di adulti che li schiavizzano nel lavoro, di trafficanti che li vendono o sfruttano avviandoli al mercato della prostituzione, di autorità preposte alla loro protezione, che li sottopongono a maltrattamenti e soprusi. Le forze dell’ordine sono responsabili di molti degli atti di violenza patiti dai bambini che abitano la strada, pestaggi, torture fisiche e psicologiche, abusi sessuali, estorsioni, arresti arbitrari e pretestuosi il cui rilascio avviene spesso dietro ricompense in denaro o natura. Gli stessi soprusi sono commessi negli istituti di pena giovanili in cui i bambini di strada vengono rinchiusi e detenuti, anche per atti non contemplati come reati dal codice penale. Non di rado la persecuzione culmina nell’uccisione di bambini senza tetto, nel corso di vere e proprie operazioni di pulizia condotte dalle forze dell’ordine o prede delle aggressioni del contesto sociale in cui vivono.
Privati di appoggi affettivi e psicologici, discriminati, socialmente esclusi e brutalizzati, molto spesso da oggetto e testimoni di violenza i bambini che vivono in strada divengono soggetti di violenza. Entrano nelle fila di gang, si organizzano in gruppi, rubano, commettono reati e ripropongono le angherie e le prevaricazioni di cui sono stati vittime. E’ questa la ragione per cui i bambini di strada vengono spesso stigmatizzati dall’opinione pubblica come criminali, soggetti pericolosi da allontanare, non come individui a cui è negata l’infanzia.

La tutela internazionale.
Con la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia gli Stati si sono impegnati a rispettare i diritti dei bambini, senza distinzione di sorta e a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo. Rispettarne i diritti significa anche assicurare le cure necessarie al loro benessere e la protezione dai pericoli, da ogni forma di sfruttamento ed abuso, dalla violenza, dall’abbandono. Un’infanzia vissuta sulla strada, al di fuori dei contesti istituzionali della famiglia, della scuola e di altre reti sociali, è purtroppo tra quelle che più si prestano a negare i dettami prescritti nella Convenzione sui Diritti dell’Infanzia. La condizione del bambino di strada catalizza molte delle problematiche per le quali la Convenzione prevede tutela. Come per altri bambini in situazioni di vulnerabilità ed esclusione, la possibilità di accedere a programmi di scolarizzazione può rappresentare occasione di conoscenza attraverso cui promuovere consapevolezza, integrazione e migliori prospettive di vita. Educazione come diritto e come strumento di riscatto.

Dolce bimbo nel tempo, tu che conosci la linea tra il bene e il male, tu che vedi il cieco mondo che spara pallottole, non prendere esempio da chi ti ha sottomesso e continua a dirti che sei stato cattivo. Dolce bimbo nel tempo, vola incontro ai tuoi sogni ♥
(Child in Time, Deep Purple)


Messico: La Storia di Marisol (Video)


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