martedì 14 giugno 2011

Il Compleanno di Che Guevara

"Se io muoio non piangere per me, fai quello che facevo io e continuerò vivendo in te".
Che Guevara. Rosario (Argentina), 14 giugno 1928 - La Higuera (Bolivia), 9 ottobre 1967.
"Per ricordare la ricorrenza è stato pubblicato a Cuba il diario che il Che ha tenuto durante i tre anni della lotta armata per la liberazione di Cuba dal dittatore Batista. Il diario è stato pubblicato dalla casa editoriale australiana Ocean Press".
Auguri grande "Che".
"Hasta la victoria siempre. Patria o muerte"

Diario di un combattente"
Ernesto Che Guevara
Sierra Maestra-Santa Chiara 1956-1958

dedicata al "Che" .. (Cohiba - Daniele Silvestri)

domenica 5 giugno 2011

Quando ero nel Buio della tenebre

"Tu mi hai ridato la Luce della Speranza"
Era quasi la fine di Settembre del 2003, e quella "maledetta" estate era finalmente terminata. In quella malefica stanza di una delle tante cittadine che stanno intorno a Madrid, i miei "carcerieri" non avevano nessuna pietà di me, anche se stavo male, anche se ero l'ombra di me stessa e ormai magrissima, senza speranza e senza contatti con la mia famiglia ormai da più di un anno e mezzo, ma loro continuavano a tenermi "segregata" in quella stanza buia, dove ogni tanto arrivava qualche "cliente" a cui, anche se piangendo e piena di vergogna, dovevo soddisfare le sue "stronze" voglie di sesso.
Maris (foto 2011)
Pregavo, pregavo in continuazione, chiedevo a Dio di farmi morire, volevo davvero morire. Una domenica, proprio come oggi, dalla mia piccola televisione ho seguito la Santa Messa prima e poi l'Angelus del Papa. Ricordo che proprio in quel mese di settembre che si venne a sapere ufficialmente della malattia di Giovanni Paolo II.

Guardavo quel Papa che davanti a tantissime persone e addirittura in diretta televisiva, con la mano tremante e che pronunciava a "stento" parole bellissime. Quel fatto mi colpì e così da quel giorno indirizzai le mie preghiere direttamente a quel Papa "sofferente", vedevo in lui una "condivisione" del dolore. Passarono i giorni e così arrivò anche Ottobre.

Una notte da sola mi misi a piangere (come spesso capitava) come una bambina, ma per fortuna mi addormentai quasi subito così non ebbi troppi cattivi pensieri. Quella notte "sognai" quel Papa avvolto in una luce intensa, vestito di bianco .. e rivolgendosi a me nella mia lingua, l'inglese, mi disse: "Not have fear, never lose hope .. in a few days you will be free, and I will guide your footsteps forever". (Non avere paura e non perdere la speranza .. tra pochi giorni sarai libera, e io guiderò per sempre i tuoi passi).

Quando mi risvegliai era già mattino avanzato, stavo stranamente bene perché avevo dormito così profondamente come non mi capitava da tanto, ricordavo quel "sogno" così nitidamente che non lo dimenticai mai, ma a cui subito non diedi importanza.

Io continuavo a pregare, non ho mai pregato così tanto nella mia vita. Passarono forse due o tre giorni e la "madame" che mi teneva lì mi disse di raccogliere le mie cose (avevo solo una piccola valigia con pochi vestiti) perché dovevamo andare via, senza darmi nessuna spiegazione.

Io ho subito pensato "Oh mio Dio adesso mi portano da qualche cliente che fa qualche festino di m...", ma poi ragionai e pensai semplicemente che dovevamo cambiare casa o addirittura città.


Stazione di Atocha, Madrid
Arrivammo nei pressi della Stazione di "Atocha", una delle più grandi stazioni di Madrid e mi dissero: "Vattene, sei libera di andare dove vuoi, ma dimenticati di noi". Io non potevo credere ai miei occhi, dopo quattro anni ero finalmente tornata libera. Ero senza un tetto dove andare, magra e febbricitante, con solo una piccola valigia in mano, SENZA DOCUMENTI, con i pochi "euro" che ero riuscita nel tempo a nascondere ai miei carcerieri .. ma ero FELICE, ero finalmente LIBERA

Quel giorno e il giorno dopo ho dormito su una panchina della stazione. Atocha è un posto attraversato da tantissime persone .. finché un'amica nigeriana mi riconobbe e mi venne incontro chiedendomi come va. Così dal quel giorno mi diede ospitalità nella sua stanzetta presa in affitto da una famiglia di nigeriani ad Alcalà de Henares, cittadina a una trentina di km. da Madrid.

Era un palazzone di 10 piani in mezzo a tanti altri palazzi quasi tutti uguali, e quella stanzetta era proprio al piano terra.

Solo quando rimasi completamente sola mi tornò in mente quel "sogno", e allora ho iniziato a piangere a dirotto, ma questa volta erano lacrime di gioia.

Non ho mai pensato ad un "miracolo", né ho mai pensato che fosse semplicemente una coincidenza. Da quel giorno ho semplicemente creduto nella "forza" della preghiera, della Speranza, della Volontà e del Coraggio.

Da quel giorno ero "libera", ma ancora senza un futuro, e dovevo vivere della carità di un'amica "misericordiosa". Ma questa è un'altra storia.

I luoghi in cui si sono svolti i fatti


Maris
(Episodio autobiografico realmente accaduto)

Giovanni Paolo II
Giovanni Paolo II

Parlo di me .. Quando ero nell'oscurità una luce dal cielo illuminò il mio cuore e mi diede la forza .. era la SPERANZA

sabato 4 giugno 2011

Joy e la sua Storia

Joy è partita dalla Nigeria che ancora era minorenne. Una parente si presentò alla famiglia offrendo una "possibilità" di far lavorare la ragazza in Italia, dove diceva che avrebbe potuto guadagnare bene lavorando presso una famiglia italiana come domestica.

Trattativa .. La donna offrì del denaro alla mamma della ragazza e l'intera famiglia, incoraggiata, la convinse a partire.

Ma l'offerta non era gratuita .. "ci sono molte spese da affrontare per il viaggio, per i documenti, per la prima sistemazione .. i soldi li anticipo, ma la ragazza deve restituirli".

Il debito .. La trattativa si chiuse sulla somma di 60 mila .. 60 mila naira, i soldi nigeriani, come dire circa 3 mila euro .. ma 60 mila euro sono un'altra cosa! E in Italia Joy avrebbe poi scoperto che il suo debito era di 60 mila euro.

Woodoo .. Joy andò insieme alla ragazza a firmare una carta davanti ad un avvocato o presunto tale. Poi tutti andarono dal santone del villaggio che fece una specie di rito woodoo, teso a frantumare le resistenze psicologiche della ragazza a fronte di qualsiasi difficoltà avesse trovato: davanti alla famiglia e agli antenati lei prometteva solennemente, giurava, di restituire quei soldi. Un impegno d'onore.

Se lo avesse violato, le persone che si erano adoperate per farla arrivare in Europa, avrebbero chiesto il pagamento alla famiglia e poi, il woodoo avrebbe punito ogni violazione del patto.

La famiglia di Joy è poverissima, ma quel debito parve una scelta obbligata per poter cambiare la vita di tutti i suoi componenti: il fratello più piccolo sarebbe potuto andare a scuola, papà avrebbe potuto curarsi, ecc. ecc.

Il Viaggio .. Non appena Joy varcò la soglia di casa cominciarono i guai: il viaggio fu terrificante. In parte a piedi, in parte su vecchi camion sgangherati, un gruppo di ragazze e di ragazzi nigeriani raggiunse il Marocco, dopo giorni di viaggio accecante e bruciante, attraversando il deserto e lasciando per strada chi si sentiva male o chi non aveva neppure gli spiccioli per poter rabbonire i militari dei tanti posti di blocco che incontrarono.

La fine di quelle persone era segnata: la sabbia del deserto è il cimitero di centinaia di migranti.

Giunti in Marocco dovettero restare nascosti a lungo; qualcosa nella organizzazione del viaggio non funzionò; il numero dei clandestini superò le 50 unità, uomini e donne restarono nascosti in un casolare per oltre un anno.

Dormivano quasi uno addosso all'altro, uscivano a gruppi di due al giorno, non di più per non dar nell'occhio ai poliziotti del paese più vicino.

Le ragazze impararono ben presto a fingere di essere incinte per poter raggiungere il centro del villaggio e mendicare: nessuno si preoccupava di trovar loro da mangiare.

Alcune ragazze ed un ragazzo morirono in quel periodo. Pidocchi grossi come scarafaggi li aggredirono e forse non erano neppure pidocchi: succhiavano il sangue di quei giovani e non bastava per liberarsene, neppure il taglio dei capelli. Venne l'ordine di partire.

Quei ragazzi non avevano più nessun entusiasmo, pensavano solo a sopravvivere.

Il responsabile del trasferimento, tuttavia, sparì con tutti i soldi dei ragazzi e delle ragazze e così un gruppo di una ventina di giovani donne e uomini restò abbandonato a se stesso, in mezzo alla boscaglia, dove attese per dieci mesi, dieci mesi, di poter partire.

Dieci mesi all'addiaccio, aggrediti dalle zanzare, in preda a terribili crisi di malaria: due ragazze si ammalarono e le loro crisi furono così violente da stroncare le loro vite in poco tempo. Erano ancora vive quando i loro corpi cominciarono ad annerirsi, e la morte le colse quando già sembravano mummie di persone rapite alla vita da una morte avvenuta secoli fa. Contro la pioggia e il sole solo foglie e arbusti.

I maschi erano pochi, troppo pochi per poter difendere le ragazze dalla aggressioni di contadini del posto. Violenze spaventose si scatenarono tra quei disperati e quegli altri poveracci; le ragazze furono violentate più volte.

E la promiscuità non esaltò, comunque, le migliori qualità umane anche nei rapporti tra maschi e femmine del gruppo.

L'attraversata .. Infine, la partenza: Joy salì sulla carretta navale aiutando una giovane coppia che aveva due gemelli, partoriti in quell'infermo. La donna era febbricitante e si reggeva a stento, sostenuta dagli incoraggiamenti del marito che le indicava la meta ormai vicina. Un ultimo sforzo… diceva lui.

Anche il mare fu ostile, terribilmente ostile e dopo un giorno di viaggio, il battello invertì la rotta perché non era possibile andare oltre.

Non c'era modo di parlare in mezzo a quella bufera.

L'uomo teneva uno dei due gemelli, la donna l'altro e Joy si dava da fare per aiutare in qualche modo la donna; si ritrovò gli occhi supplichevoli di lei che la guardavano fissa.

Joy pensò che la donna stesse un po' meglio, perché aveva smesso di tremare e, intanto copriva con uno straccio il bimbo, affinché si bagnasse il meno possibile.

Quando riapprodarono, l'uomo scosse la donna per farla scendere, ma lei non rispose: era morta così, con un bimbo in grembo; lo reggeva così saldamente che non fu facile sciogliere quell'abbraccio protettivo.

Nessuno piangeva, nessuno aveva più lacrime.

Tenerife .. Pochi giorni dopo il gruppo riprese il viaggio e giunse, infine, in Spagna nell'isola di Tenerife.

Joy fu portata in una casa dove c'erano altre ragazze di "Benin City", come lei, ed una di queste le spiegò tutto.

Joy disse che lei non era disposta a prostituirsi.

Maris .. Quando ho visto Joy per la prima volta io ero proprio a Tenerife, era il 2001 all'inizio dell'estate. Ma ero anch'io ancora schiava e non ho potuto fare nulla per lei, per me era solo una ragazza nigeriana come tante, e io avevo già i miei problemi. È stato comunque un incontro fortuito, durato pochissimo, non la conoscevo, mi colpì il suo viso da bambina.

La confessione a Madrid .. Il destino ci ha fatto incontrare di nuovo 4 anni dopo a Madrid, quando la mia schiavitù era già finita, ma la sua ancora no. Mi raccontò che aveva trascorso tre anni in Italia (tra Verona, Padova e la riviera romagnola).. La portarono in Italia, dove la sua ribellione fu subito punita. Dapprima le botte. Poi subì più volte violenza sessuale, "così la smetti di fare la difficile".

In tutto quel periodo non aveva avuto nessun modo di comunicare con la famiglia che, nel frattempo, era alla disperazione. Per questo, appena le fu possibile e le fu concesso stabilire un contatto, si limitò a raccontare solo un parte della verità a sua mamma, ritenendo che non avrebbe superato lo choc.

Pensò, inoltre, che se la sua famiglia avesse saputo tutta la verità sarebbe successo qualcosa di molto grave: i fratelli, in particolare, non avrebbero esitato ad andare a chieder conto di tutto alla donna che aveva offerto l'opportunità di portare Joy in Italia; ma i fratelli erano ragazzi comuni, gli altri erano delinquenti senza cuore.

La prima volta .. Finì coll'accettare il suo destino e scese in strada per la prima volta. Con tutto quello che aveva passato, quella era sicuramente la cosa meno brutta e meno pericolosa che aveva affrontato.

Imparò, in pochi giorni, ad aver paura dei Poliziotti, perché le amiche le raccontarono che avrebbe potuto esser fermata, portata in prigione e rispedita a casa…

Terrore, ritornare a casa a quel modo .. ed infatti una sera a Padova, durante una retata fu presa e identificata, rilasciata il giorno dopo ma con un foglio di via.

A Madrid .. La sua madame allora le "cedette" ad un altro gruppo che portò a Madrid, finché un giorno incontrò un cliente che aveva voglia di chiacchierare e che le faceva un sacco di domande; lui le lasciò dei soldi, anche se non avevano fatto sesso e quando lui tornò anche la sera dopo e quella dopo ancora, lei fu felice, come può essere felice una persona in quelle condizioni.

Lui le propose di accompagnarla in un centro dove avrebbe potuto essere aiutata.

Joy
Le chiese di incontrare l'operatore di una associazione con il quale avrebbe potuto capire che per lei c'era una via di uscita, ma le vie di uscita semplici non esistono..

L'associazione la prese con se, e le diede un lavoro. Lei, assieme ad un altra ventina di ragazze doveva fare le pulizie durante le ore notturno nelle carrozze della metropolitana di Madrid presso la stazione di "Nuevos Ministerios". L'unico vincolo era quello di farsi vedere presso l'associazione il giorno dopo.

Piccolo problema, Joy non si sentiva protetta dall'associazione perché i suoi aguzzini e la sua madame la stavano cercando .. e qualsiasi "amica" avrebbe potuto fare la spia.

Incontro con Maris .. Era febbraio del 2005, quando una sera molto fredda, mi ero appena recata all'ambasciata italiana di Madrid (per via dei mie documenti) e che si trova proprio a pochi passi dalla stazione "Nuevos Ministerios" .. rividi Joy, lei mi riconobbe, ci abbracciammo..

Venne a casa mia (quella che avevo affittato grazie a mio marito), e ci restò fino alla fine dell'anno successivo. Andava sempre a lavorare con l'associazione anche se non era un lavoro continuo, e si presentava con regolarità presso l'associazione .. ma la sua casa "sicura" era la mia casa.

Per me era come un sorella minore.

Con il senno di poi il mio grande errore è stato quello di non essere mai stata in quella "benedetta" associazione a parlare di lei con gli operatori. Joy mi diceva che era tutto a posto..

Infatti .. quando mi sposai (a Madrid) le mi fece da testimone e poi insieme abbiamo fatto i documenti per venire in Italia. Lei si mise a piangere quando sul suo passaporto nigeriano, fu apposto il visto temporaneo per l'Italia.

Troppo giovane Joy per capire il mondo, troppo ingenua io che le ho creduto, non so quali controlli furono fatti nell'ambasciata italiana per il visto di pochi giorni prima.

Rimpatrio forzato .. Dicembre 2006 all'aeroporto di Madrid Barajas al controllo dei biglietti fu fermata perché risultava "evasa" da questo famoso centro .. Quel giorno persi l'aereo anch'io e rimasi con lei altri due giorni.

A nulla valsero le mie suppliche, a nulla valse il visto per l'Italia, a nulla valse l'intervento di un funzionario del consolato italiano di Madrid. La Guardia Civil fu irremovibile, e pensare che bastava che chiudessero un occhio.

Joy, tra le lacrime, dovette salire su un aereo per Lagos (Nigeria). Laggiù fu accolta dai miei (mia mamma e mia sorella) .. La sua mamma non ha voluto accoglierla subito. Più volte Joy ha tentato il suicidio nel primo anno..

Poi si è rassegnata, anche perché ha fatto pace con sua mamma, e perché, nonostante alcuni problemi, sono riuscita a pagarle gli studi che aveva interrotto anni prima per fare quel "dannato viaggio".

Questa era la foto sul passaporto di Joy e risale al 2003, all'epoca del suo "viaggio".
Era solo una ragazza adolescente.

Oggi .. In questi anni abbiamo più volte tentato riportare “regolarmente” Joy in Italia, ma purtroppo non è stato possibile. Le è stato negato anche il semplice visto turistico per ben due volte. Purtroppo la restrittiva legge italiana ha messo la Nigeria nella “black list” e così il consolato italiano nega sistematicamente qualsiasi visto di ingresso in Italia a cittadini nigeriani.

Ma con Joy ci sentiamo spesso. Adesso è una donna, si è diplomata ma non si è mai sposata. Vive poco fuori della città di Benin City con sua madre e una sorella, nel tempo libero fa volontariato nell'orfanotrofio gestito da Friends of Africa.


Scarica il libretto con la Storia di Joy