domenica 26 giugno 2016

Nigeria, il marchio dell'orrore. Fuggiti dai massacri di Boko Haram ora muoiono di fame

Un inferno nell'inferno. È bastata qualche ora a Bama, cittadina dello Stato del Borno, nel nord-est della Nigeria, affinché una squadra dell’organizzazione Medici senza Frontiere (MSF) si rendesse conto della "emergenza catastrofica" in corso, dal 23 maggio sono morte almeno 200 persone» nello stesso campo profughi. Sei al giorno. Uccise soprattutto da malnutrizione e dissenteria.

Gli sfollati sono vittime delle violenze di Boko Haram e delle conseguenti operazioni di sicurezza lanciate dall'esercito nigeriano. In quella zona sono almeno 24mila i civili abbandonati al proprio destino.

Medici senza Frontiere è arrivato per la prima volta a Bama. "È la prima volta che siamo riusciti ad accedere a Bama. Stiamo trattando bambini malnutriti che hanno visto e sono sopravvissuti a tanto orrore. Bama è una località estremamente isolata. Ci hanno detto che molte persone, compresi tanti minorenni, sono morte di fame. Nuove tombe compaiono quotidianamente poiché in un solo giorno possono morire anche 30 persone per fame e malattia"

Per diversi mesi, a partire da settembre 2014, Bama è stata sinonimo di combattimenti e sofferenza. I ribelli di Boko Haram si sono infatti spesso scontrati con i soldati nigeriani, trasformando la località in una città fantasma. Solo nel marzo del 2015, grazie all'intervento degli eserciti dei paesi confinanti (Niger, Ciad, Camerun), il governo nigeriano ha potuto annunciare la "liberazione" della cittadina da Boko Haram. Un anno dopo, però, le condizioni di vita rimangono gravissime

Almeno 15mila bambini, di cui 4.500 hanno meno di cinque anni, sono ospitati nei giardini di un ospedale in attesa di essere messi in salvo. Alcuni di loro gravemente malnutriti sono stati trasferiti nel centro nutrizionale di MSF a Maiduguri. "Su più di 800 bambini, il 19% soffriva di malnutrizione severa acuta, la forma più mortale"

Tra il 13 e il 15 giugno, le autorità nigeriane, appoggiate da un’organizzazione locale, hanno eseguito l’evacuazione di oltre mille persone che avevano bisogno di urgenti cure mediche. Bama, però, non è l’unico luogo in cui il dramma dei profughi si consuma nel silenzio giorno dopo giorno. Nel resto dell’area presa di mira da Boko Haram, le agenzie umanitarie stanno registrando contesti molto simili.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha infatti lanciato un appello il mese scorso per la "fine immediata delle violenze nel bacino del Lago Ciad", dove gli insorti islamici hanno una presenza sempre più massiccia. È qui che gli operatori hanno detto di aver riconosciuto "atti che potrebbero essere definiti come crimini contro l’umanità e crimini di guerra"

Ogni settimana centinaia di persone scappano, a volte intenzionati a raggiungere l’Europa. I più disperati tentano infatti di attraversare il deserto del Sahara, ma soccombono al calore e alla sete. "I corpi di 34 persone, tra cui 20 bambini, sono stati trovati nel nord del Paese vicino al confine con l’Algeria. Quasi tutte le vittime sono nigeriane"

Secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni (OIM), sono almeno "120mila i migranti nigeriani passati l’anno scorso dal Niger per raggiungere il Nordafrica". Centinaia di essi, però, continuano a morire ogni mese nel deserto. Molti di più di quelli che muoiono attraversando il mediterraneo.

E quando i nigeriani, o le nigeriane arrivano in Italia, rischiano di essere espulsi solo perché secondo l'Europa e il mondo intero la Nigeria NON è un paese in guerra e la quindi per la legge italiana, la famigerata Bossi-Fini, per questo vanno "respinti". E tutto questo accade solo perché l'Europa continua a costruire moschee per chi nella mia Africa distrugge le Chiese, brucia villaggi, rapisce ragazze, e provocate orrore in nome di un "Dio" che si chiama "Allah"

Il campo profughi a Bama. Quello toccato a circa 200 rifugiati nigeriani fuggiti dalla violenza di Boko Haram e alloggiati in condizioni terribili in un campo profughi a Bama, nello Stato del Borno, è infatti un destino di sete e malnutrizione, a meno che non si adottino misure straordinarie in aiuto della popolazione. L'emergenza umanitaria che sta colpendo uno dei 36 stati della Nigeria, situato nel nord-est del Paese, ha messo in ginocchio ogni risorsa e lasciato attoniti gli stessi volontari. Al momento sono migliaia le vite sospese tra la vita e la morte, costrette in questo campo per persone sfollate ricavato all'interno del compound di un ospedale. E la sfida più dura, come al solito, tocca ai bambini.

Il dramma della malnutrizione. Ma andiamo con ordine e vediamo cosa è accaduto in questa parte della Nigeria nelle ultime settimane. Tra il 13 e il 15 giugno, le autorità locali e Medici senza Frontiere hanno organizzato l'evacuazione di 1192 persone che avevano bisogno di cure mediche. Questo gruppo, composto in gran parte da donne e bambini, è stato portato nel campo sfollati "Camp nursing" e, dei 466 bambini visitati qui dalle équipe di MSF, il 66% è risultato affetto da malnutrizione, per il 39% in forma grave, e 78 sono stati immediatamente ricoverati nel centro nutrizionale di MSF, che ha una capacità di 86 posti letto.

Migliaia di bambini in pericolo di vita. Lo scorso 21 giugno l'orrore. Un'équipe medica di MSF, che ha appunto lo scopo di portare soccorso sanitario e assistenza medica nelle zone del mondo in cui il diritto alla cura non è garantito, e che a Maiduguri supporta ben due ospedali, due cliniche e due centri medici nei campi dove le persone sfollate possono essere visitate gratis, ha fatto visita per diverse ore alla città di Bama, nel nord-est del Paese, dove 24mila persone, tra cui 15mila bambini (4.500 sotto i cinque anni), hanno trovato rifugio all'interno del campo.

Lo spettacolo allucinante che i medici si sono trovati ad affrontare è andato oltre ogni più nefasta aspettativa. "Una vera e propria emergenza sanitaria. Sedici bambini gravemente malnutriti, in imminente pericolo di morte, sono stati trasferiti al centro nutrizionale che l'organizzazione gestisce a Maiduguri: a seguito di un rapido screening su oltre 800 minori, è emerso che il 19% di loro soffre di malnutrizione severa acuta, la forma più mortale"

Sei morti al giorno, migliaia di sepolture. Durante la visita a Bama, l'équipe di Medici senza Frontiere ha contato 1.233 sepolture scavate vicino al campo nell'ultimo anno, molte delle quali, 480, di bambini. "Bama è una località estremamente isolata e ci hanno detto che tante persone, compresi i più piccoli, sono morte di fame. Stando ai racconti fatti dagli sfollati alle nostre équipe, tombe nuove compaiono ogni giorno: in un solo giorno possono morire anche 30 persone per fame e malattia". Dal 23 maggio sono decedute nel campo almeno 188 persone, circa sei al giorno a causa della malnutrizione e della mancanza di acqua pulita.

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Articolo di
Maris Davis

mercoledì 22 giugno 2016

Sud Sudan, l'ONU proroga le sanzioni ma non riesce a fermare la fame

Sud Sudan, l'Onu proroga le sanzioni fino al 31 maggio 2017. La risoluzione delle Nazioni Unite chiede che i leader del Sud Sudan pienamente e immediatamente aderiscano al cessate il fuoco permanente.

Restrizioni economiche ed embargo totale sulle armi nei confronti delle fazioni in lotta nel governo del Sud Sudan sono state prorogate fino al 31 maggio 2017, in base a una risoluzione unanime approvata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Dopo l'indipendenza dal Sudan nel 2011, il Sud Sudan è piombato in una guerra civile che dal 2013 provoca morte e distruzione, e violenza feroce. Le forze fedeli al presidente Salva Kiir combattono contro quelle del leader rivale Riek Machar. Un guerra combattuta sia per motivi etnici, ma soprattutto per mettere le mani sul petrolio di cui il paese è ricco.

Nel mese di aprile, le parti in conflitto hanno accettato un accordo mediato a livello internazionale che ha restituito la vicepresidenza della nazione di Riek Machar in un governo di unità nazionale. La risoluzione chiede che i leader del Sud Sudan pienamente e immediatamente aderiscano al cessate il fuoco permanente, in conformità con i loro obblighi derivanti dal contratto. Inoltre, la risoluzione chiede che il "Sud Sudan consenta un pieno, sicuro e senza ostacoli accesso umanitario per contribuire a garantire la puntualità nella consegna di aiuti umanitari a tutti coloro che ne hanno bisogno"

In tre anni di guerra civile sono stati firmati decine di accordi per il cessate il fuoco tra le due fazioni rivali. Tutti gli accordi sono sempre stati disattesi.

Il Sud Sudan ai confini della fame estrema. Nello Stato di Unity 40.000 persone alla fame e 2.790.000 sud-sudanesi sono in "crisi" o "emergenza"

La guerra in Siria ha fatto sparire dalle TV e dalle pagine dei giornali un’altra guerra civile petrolifera che sconvolge lo Stato più giovane del mondo: il Sud Sudan. Secondo l’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), un partenariato globale per la sicurezza alimentare, in alcune aree dello Stato di Unity la situazione è davvero terribile. Una situazione che è destinata a peggiorare. Ma la carenza di informazioni su quel che sta succedendo in Sud Sudan rende impossibile sapere se si è ormai giunti al punto di quella che l’IPC definisce tecnicamente una carestia.

La guerra che sta devastano il poverissimo Sud Sudan e gli esodi della popolazione civile massacrata sia dalle truppe governative che dai ribelli potrebbero aver già spinto vaste aree del Paese verso un punto di non ritorno, e i mutamenti climatici portati da El Niño in tutta l’Africa orientale potrebbero aver dato il colpo di grazia. Gli Stati più colpiti, con un’insicurezza alimentare acuta che a dicembre 2015 riguardava già almeno il 57% della popolazione, sono Unity, Jonglei e Upper Nile.

Lo Stato dove la situazione è peggiore è l’Unity, il più colpito dai combattimenti tra truppe governative e ribelli e dal quale sono fuggite moltissime persone, perdendo così le loro fonti di sostentamento e che sono state derubate del loro bestiame. Altri 200.000 profughi interni provengono dagli Stati di Northern Bahr El Ghazal, Warrap ed Equatoria. L’insicurezza dell’area sta limitando l’accesso dei profughi all'assistenza umanitaria, aggravando ulteriormente la loro situazione di insicurezza alimentare.

Più della metà delle provincie del Sud Sudan,
colorate in arancione e rosso, sono in una situazione
di carestia grave o estrema
Secondo l’IPC, già a dicembre c’era un aumento complessivo della popolazione che ha bisogno di assistenza umanitaria urgente. "Oltre allo Stato di Unity, alcune delle aree che hanno mostrato un deterioramento sono gli Stati di Northern Bahr El Ghazal e Warrap, che si prevede abbiano almeno un quinto della popolazione che ha bisogno di assistenza umanitaria"

Sulla scala della fame dell’IPC, almeno 40.000 persone dello stato dell’Unity potrebbero già vivere a livello 5, cioè il massimo livello di rischio, la condizione peggiore possibile. Il Sud Sudan è in totale caduta libera e il mondo non si preoccupa perché i rifugiati sud-sudanesi non naufragano sulle coste d’Europa.

Intanto, mentre la guerra civile per il petrolio e il potere in Sud Sudan continua, le stime ufficiali sono già da catastrofe umanitaria: 40.000 persone vivono in uno stato "catastrofico" nell’Unity e almeno 2.790.000 persone subiscono una "crisi" o uno stato di "emergenza" alimentare ed igienico-sanitaria.

Soldato si uccide perché i suoi figli sono morti di fame. Un soldato dell’esercito governativo sì è ucciso perché alcuni dei suoi figli sono morti a causa della carestia e non aveva più speranza di poter provvedere agli altri.

Lo scioccante episodio sarebbe avvenuto in un quartiere periferico di Juba, New Site, dove il militare viveva con la famiglia. L’episodio avrebbe provocato disordini tra le forze di polizia e i familiari del suicida, che accusavano le autorità per la morte dell’uomo. Un collega testimonia che il militare era disperato perché non era in grado di badare alla propria famiglia, dopo tutto quello che aveva fatto per il paese.

Anche i militari senza paga da parecchi mesi. Anche il soldato suicida era da parecchi mesi che non riceveva il salario, come del resto gli altri militari e gli impiegati governativi, per la disastrosa situazione economica del paese a causa della guerra civile e delle politiche monetarie e finanziarie del governo.

L’inflazione è fuori controllo: la moneta sud sudanese ha perso il 90% del suo valore in sei mesi. Di contro, i prezzi delle derrate alimentari di base, in gran parte importate dai paesi vicini, aumentano quotidianamente (il costo dei cereali è quintuplicato rispetto all’anno scorso), così che il loro acquisto è ormai fuori dalla portata della gran parte della popolazione.

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Articolo di
Maris Davis



mercoledì 15 giugno 2016

Schiavi del terzo millennio, in Africa una situazione allarmante

Dal rapporto "Global Slavery Index 2016" emerge per il continente nero una situazione allarmante. in Africa si contano oggi oltre sei milioni di "schiavi moderni", in gran parte donne e bambini. Lavoro minorile, matrimoni forzati, schiavitù sessuale e arruolamento di bambini soldato tra le forme più diffuse di sfruttamento.

Minori sfruttati nella raccolta del cacao in Guinea
Tutti vorremmo seppellire i termini "schiavo" e schiavitù, pratiche abolite (sulla carta) fin dal lontano '800. Ma non possiamo. A ricordarcelo ci ha pensato qualche giorno fa il "Global Slavery Index 2016", che ha snocciolato dati e racconti su 167 Paesi, in 53 lingue, con 42 mila interviste. Insomma, una ricerca imponente che è arrivata a una conclusione: nel mondo si contano qualcosa come 45,8 milioni di schiavi moderni, con un aumento del 28% rispetto alle ultime stime del 2014A pubblicare lo studio è la Walk Free Foundation.

Nell'Africa Sub-Sahariana la stima delle vittime è di 6.245.800 persone, pari a circa il 13,6% della popolazione ridotta in schiavitù nel mondo - clicca quiAll'interno di questa regione, i tassi più alti di uomini e donne schiavizzati in proporzione agli abitanti si registrano nella Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sud Sudan, Sudan e Mauritania (su quest’ultimo paese la fondazione ha preparato anche un approfondimento). In valore assoluto, invece, la Nigeria è il primo Paese dell’Africa (ottava posizione mondiale, con 875.500 vittime), seguita da Repubblica Democratica del Congo (873.100) ed Egitto (572.900). La schiavitù trova terreno fertile in queste aree a causa di precarie condizioni economiche, conflitti e gravi crisi umanitarie e ambientali.

Bambini sfruttati nei campi
per la raccolta del cotone
Le forme più diffuse di sfruttamento. In generale, le violazioni dei diritti più comuni riguardano il lavoro minorile e i matrimoni forzati di bambini. A questo proposito, l’Unicef prevede che la metà delle spose bambine nel mondo saranno africane entro il 2050 e già oggi Madagascar, Malawi, Zambia, Guinea, Sierra Leone ed Eritrea sono tra i primi venti Paesi quanto a bambine e adolescenti che si sposano in età precoce.

Lo sfruttamento di bambini e adolescenti è tra i punti di maggiore preoccupazione, tanto che l’Africa Sub-Sahariana registra la più alta percentuale al mondo di traffico di bambini. In Togo, per esempio, la ricerca sostiene che la povertà e la mancanza di risorse culturali spingono i genitori ad affidare i propri figli ai trafficanti, che di solito sono parenti o amici della vittima. E a questo punto non c’è più molto da fare: i ragazzi sono trasferiti in luoghi di sfruttamento. Per le bambine questo significa spesso abusi sessuali e lavori forzati, mentre per i maschi sono previsti lavori forzati in aziende agricole.

In Guinea-Bissau e nella regione che circonda il Senegal si sfruttano pure le tradizioni locali. In alcuni casi, le famiglie mandano i figli a diventare "talibés", ossia studenti delle scuole coraniche diretti da maestri chiamati "marabout". Ed è in questa situazione, si legge nel rapporto, che accade che i trafficanti prendano i bambini per obbligarli a fare la carità per strada. In Senegal si stima che ci siano oltre 30 mila talibés solo la regione di Dakar.

Bambini Soldato
Anche la questione dei bambini soldato continua a essere una piaga devastante per l’Africa Sub-Sahariana. Nella Repubblica Democratica del Congo, lo scorso anno l’ONU ha documentato che 241 ragazzi sono stati reclutati, 80 uccisi e 92 menomati. Numeri, peraltro, che riguardano solo i casi ufficialmente riconosciuti. Nella Repubblica Centrafricana si stima che ci siano ancora tra i 6 e i 10 mila ragazzini arruolati. In Sud Sudan, dove è in corso una guerra civile, i bambini sono utilizzati abitualmente nel conflitto da ambo gli schieramenti in campo. E si sospetta che la situazione sia simile anche in Ciad, anche se il paese ha ufficialmente interrotto l’uso di bambini soldato tra le proprie forze armate.

In Ghana, invece, le oltre 103 mila persone schiavizzate sono vittime nell’85% dei casi di lavori forzati e nel 15% di matrimoni obbligati. I settori lavorativi in cui si incontrano più spesso situazioni di questo genere nel Paese sono agricoltura e pesca.

In Sudafrica la situazione è un po’ diversa: le vittime si concentrano più nel sesso a pagamento, nell'edilizia, nell'industria manifatturiera e nel traffico di droga.

Schiavitù sessuale, ragazze nigeriane in Italia
La Nigeria, il paese più popoloso dell'Africa, è anche il paese con il numero più alto di "nuovi schiavi" in senso assoluto dell'Africa Sub-Sahariana (875.000 vittime stimate), un dato dovuto alle violenze dell'Islam integralista (Boko Haram) che negli nord-orientali usa i minori anche per compiere attentati, rapisce ragazze per fare di loro schiave sessuali, e poi nelle regioni più povere della Nigeria del Sud esiste anche la schiavitù da "esportazione", decine di migliaia di ragazze nigeriane fatte arrivare in Europa per fare di loro delle "schiave sessuali".

Insomma, di esempi, purtroppo, ce ne sono davvero tanti e ovunque. La Walk Free Foundation ha stilato anche un report regionale su Nord Africa e Medio Oriente, da cui emergono altre 3 milioni di vittime. Le prime posizioni di questa classifica regionale sono tutte occupate da Paesi mediorientali, mentre tra gli Stati africani si incontrano Libia (70.900 schiavi, pari all’1,13% della popolazione), Tunisia (85 mila, 0,766%), Marocco (quasi 220 mila, 0,639%), Algeria (poco meno di 250 mila, 0,626%).

Global Slavery Index 2016

Africa, i nuovi schiavi
(Paese per Paese)

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Articolo a cura di
Maris Davis

domenica 12 giugno 2016

Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile

L'iniziativa è stata lanciata nel 2002 dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), al fine di tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e dei governi sulla necessità di eliminare qualsiasi forma di sfruttamento economico nei confronti dei bambini.

Secondo il rapporto mondiale sul lavoro minorile 2015 sono 168 milioni i bambini in tutto il mondo tra i 5 e i 16 anni coinvolti nel lavoro minorile, di cui 85 milioni coinvolti in lavori particolarmente rischiosi. Il lavoro minorile è al tempo stesso causa e conseguenza della povertà e compromette l’istruzione e la sicurezza dei bambini.

Un fenomeno che accomuna sia i paesi industrializzati che quelli in via di sviluppo. Sempre secondo l'Ilo, sarebbero circa 22.000 i bambini uccisi sul posto di lavoro ogni anno, mentre non si conosce il numero dei feriti o di quelli che si ammalano a causa del loro lavoro.

L’Asia e il Pacifico restano le zone dove si concentra il maggior numero di bambini con quasi 78 milioni, ovvero il 9,3% della popolazione minore. L'Africa sub-sahariana continua ad essere la regione con la più alta incidenza di lavoro minorile (59 milioni, oltre il 21%). L'agricoltura è il settore con il maggior numero di bambini lavoratori coinvolti.


Il lavoro minorile è anche una questione di genere: l’Ilo ha registrato un calo del 40% dal 2000 ad oggi per le femmine, mentre per i maschi solo del 25%. Secondo i dati raccolti dall’Unicef, però, le bambine hanno le stesse possibilità dei bambini di essere vittime del lavoro minorile, con la sola eccezione del Medio Oriente, Africa, America Latina e Caraibi dove, invece, è più probabile che siano i maschi ad essere coinvolti. La disparità di genere si manifesta soprattutto nel tipo di attività svolta.

"Sappiamo che i progressi negli Obiettivi di Sviluppo del Millennio sull'istruzione, la povertà, l’uguaglianza di genere e l'AIDS, vengono sistematicamente minati dal lavoro minorile e che nessuna politica da sola può unilateralmente porre fine al lavoro minorile. È dimostrato che una risposta efficace coerente sul lavoro minorile richiede una combinazione di misure concernenti condizioni di lavoro dignitose, sistemi di protezione sociale attenti all'infanzia e l'estensione dei servizi di base ai più vulnerabili"

Le ultime stime a livello globale parlano di una diminuzione in tutto il mondo del fenomeno, ma i progressi sono più limitati nell'Africa Sub-Sahariana, dove anzi i dati più recenti indicano un peggioramento, con un bambino su 4 coinvolto nel lavoro minorile (la percentuale più alta al mondo), rispetto ad 1 su 8 in Asia e nella regione del Pacifico, 1 su 10 in America Latina e nei Caraibi. Il numero di bambini che unisce il lavoro alla scuola in alcune regioni è aumentato anche del 300%.

Ma anche questi dati possono essere fuorvianti, in quanto figli di migranti, orfani, bambini vittime di tratta e, soprattutto ragazze sono troppo esclusi dalle indagini, che si basano su dati riguardanti le famiglie.

È necessario sviluppare nuovi sistemi di raccolta dati per garantire che questi bambini invisibili diventino visibili e vengano aiutati.

L’agricoltura risulta essere il settore con la più alta presenza di minori, 98 milioni, ma bambini e adolescenti sono coinvolti anche in attività domestiche, nel lavoro in miniera o nelle fabbriche, spesso in condizioni di estremo pericolo e sfruttamento.

L’Africa sub sahariana è quella con la massima incidenza che, assieme all'Asia rappresenta il 90% dei casi di lavoro minorile nel mondo.

Anche l'Italia è coinvolta. Il lavoro dei minori è presente anche in Italia e riguarda almeno 340.000 minori sotto i 16 anni, di cui 28.000 coinvolti in attività molto pericolose per la loro sicurezza e la loro salute, ai limiti dello sfruttamento. "Il picco di lavoro minorile si registra fra gli adolescenti nell'età di passaggio dalla scuola media a quella superiore, che vede in Italia uno dei tassi di dispersione scolastica più elevati d'Europa, pari al 18,2%"

In Italia possono lavorare i minori al di sotto dei 16 anni solo se si tratta di attività lavorative di carattere culturale, artistico o pubblicitario o comunque nel settore dello spettacolo e condotte a determinate condizioni di legge. Nel 2006 in Italia l'obbligo di istruzione è stato innalzato a 16 anni.
(Unicef)
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