lunedì 8 dicembre 2014

Preoccupano i dati sulla Violenza contro le Donne

I dati resi pubblici in occasione della "Giornata contro la Violenza sulle Donne" del 25 novembre scorso sono davvero preoccupanti. Più di un milione di donne in Italia finisce nella rete dei soprusi al maschile, che si ripetono più volte arrivando alla vergognosa cifra di 14 milioni di atti di violenza (dallo schiaffo allo stupro).

Oltre 25 i casi al giorno di stalking, 179 femminicidi (una vittma ogni due giorni) solo nel 2013, e cioè il 14% in più rispetto al 2012.

I numeri in Italia. Una vittima ogni due giorni, 179 solo nel 2013, e cioè il 14% in più rispetto alle 157 del 2012. Nella metà dei casi la donna muore strangolata o a causa delle percosse. Una su tre viene uccisa dopo aver scelto di lasciare il proprio partner, ma in tutti i contesti c'è l'abuso maschile.

Il rapporto della banca dati Eures segnala anche l'aumento dei "matricidi" spesso compiuti per "effetto del perdurare delle crisi familiari". Sette femminicidi su dieci si consumano all'interno del contesto familiare. Un dato costante nell'intero periodo tra il 2000 e il 2013, il 70,5% dei femminicidi sono avvenuti in famiglia.

Oltre un milione di donne è finito nelle rete di soprusi al maschile, dallo schiaffo allo stalking, alla violenza sessuale vera e propria.

I numeri in Europa. Sulla violenza alle donne sono stati presentati a Bruxelles i risultati della prima rivelazione statistica europea fatta in 28 paesi con numeri allarmanti. Il 33%, 62 milioni di donne ha subito violenza fisica o sessuale dall'età di 15 anni.

Nel 22% dei casi si è trattato di violenza da parte del partner, a cui spesso hanno assistito anche i figli (nel 73% dei casi). L'8% l'ha subita l'ha subita nell'ultimo anno e solo un terzo ha contattato la polizia o ha chiesto aiuto ad altri servizi sul territorio, percentuale che scende ancora quando non si è trattato di violenza da parte del compagno o marito.

La violenza psicologica è ancora più alta, e raggiunge il 43% e comprende, violenza economica, impedimento alla libertà di movimento, controllo e minacce.

Le donne che hanno subito una qualsiasi forma di violenza sessuale o no, sono:
  • in Italia il 27%
  • in Spagna il 22%
  • in Danimarca il 52%
  • in Finlandia il 47%
  • in Svezia il 46%
  • in Olanda il 45%
Più elevata che in Italia anche la violenza
  • in Francia il 44%
  • in Germania il 35%
  • in Gran Bretagna il 44%
Sempre nei paesi del nord Europa le donne sono più esposte alle aggressioni nei luoghi di lavoro, il 74-75% delle manager ha avuto esperienze di aggressioni a sfondo sessuale nella loro vita.

Le percentuali del mondo. Secondo uno studio del 2013 della World Health Organization, la violenza fisica o sessuale colpisce più di un terzo delle donne nel mondo (35%), e quella domestica inflitta dal partner è quella più comune, il 30%.

La regione del mondo dove le donne sono più a rischio è il Sud-Est asiatico, dove più della metà degli omicidi, il 58,8% degli omicidi avviene per mano di mariti, fidanzati o compagni. A seguire troviamo i Paesi ad elevato reddito, il 41,2%, e tra questi anche l'Italia, e quindi le Americhe, il 40,5% ed infine l'Africa, il 40,1%.
Questo articolo fa parte della nostra campagna informativa contro la
violenza sulle donne




A cura di



sabato 29 novembre 2014

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domenica 23 novembre 2014

Sud Sudan, tra guerra civile e catastrofe umanitaria

Immagini dai Campi Profughi del Sud Sudan
e di rifugiati sud sudanesi in Etiopia
(Foto UNHCR)

Hanno bisogno di tutto, ma soprattutto di cibo. Sono 650 mila rifugiati nei 24 campi profughi dell'Etiopia che sopravvivono grazie ai cereali, allo zucchero e all'olio che il PAM (Programma Alimentare dell'Onu), distribuisce per evitare una catastrofe umanitaria ancora peggiore.

Sud Sudan, allagamenti causati dalle abbondanti piogge
Erano 450.000 fino a dieci mesi fa, soprattutto etritrei e somali, ma anche sudanesi e sud sudanesi spinti al di qua del confine, nell'area di Gambella, dalla guerra civile. Un terribile guerra civile tra i lealisti di etnia dinka del presidente del Sud Sudan Salva Kiir, e i ribelli nuer del suo ex vice Riek Machar.

Tendopoli sterminate organizzate dall'Unhcr, l'Agenzia dell'Onu per i rifugiati, magazzini di tela cerata o di lamiera per stivare tonnellate di cereali del PAM. La gente in fila per avere le razioni e prendere l'acqua, o per terra, in attesa del nulla. E i bambini, tanti, un po' vestiti e un po' no. I più piccoli in braccio alle madri, gli altri che provano a giocare tra la polvere e le mosche dove c'è il sole, o tra il fango e le mosche dove piove. Sempre scalzi.

Ma non è finita. La pace è ancora lontana nel più giovane stato del pianeta, che ha raggiunto l'indipendenza dal Sudan nel 2011. E i paesi vicini, Etiopia in testa, ma anche Kenya, Uganda, e addirittura Sudan, sono l'unica possibilità di salvezza.

La stagione delle piogge sta finendo e da gennaio le operazioni militari potrebbero essere più intense. Si rischia una nuova ondata di profughi.

Entry Point di Pagak
Unhcr, Pam e Echo si preparano per accogliere i profughi provenienti dal Sud Sudan soprattutto negli "Entry Point", i punti di varco da dove sono approntati i centri di prima accoglienza come quello di Pagak, nell'Etiopia occidentale al confine con il Sud Sudan. Da Pagak sono entrati 90 mila disperati e nelle prossime settimane ne potrebbero arrivare altre migliaia.

Al di là del confine, a poche centinaia di metri, la guerra civile, di qua, in Etipia, la salvezza, razioni di cibo e tendoni. L'acqua del fiume Gikow gonfiato dalla pioggia, per fare il bagno. Qualche giorno di sosta per i profughi stremati, tante le donne e i bambini nutriti con l'Hight Energy Biscuits (biscotti ad elevata energia), per evitare i tracollo, e poi il trasferimento nei campi più interni e più organizzati.

Ma ora da Pagak non ci si può più muovere e da tre mesi tremila sud sudanesi sono bloccati. Le alluvioni durante la stagione delle piogge hanno reso impraticabili molte zone, e i campi profughi della regione di Gambella sono pieni.

Campi profughi nella regione di Gambella:
  • Kule, a un trentina di chilometri dal confine, aperto dallo scorso maggio, ospita 45 mila persone.
  • Leichtuor, a 120 chilometri dal confine, che ha sofferto più di tutti per le innondazioni, i rifugiati sono quasi 48 mila.
  • Tierkidi, ospita circa 49 mila sud sudanesi.

Campo Profughi di Leichtuor
Ovunque la maggioranza sono donne e bambini. Gli uomini sono rimasti al di là del confine, a combattere.

L'Etiopia, che ha scelto una politica di "Open Door" (Porte Aperte), è il Paese africano con il maggior numero di rifugiati. E solo ai sud sudanesi sono state distribuite da dicembre, quasi 20 mila tonnellate di cibo, per un valore totale che entro la fine dell'anno arriverà a 30 milioni di dollari. Ma servono altri soldi per sfamare tutti i 650.000 profughi del Sud Sudan, almeno altri 44 milioni di dollari entro il 2015.

Non tutti ce l'hanno fatta a scappare. Un milione di civili, c'è chi dice due milioni, hanno abbandonato case e villaggi, orti e bestiame, e sono intrappolati all'interno dei confini sud sudanesi senza risorse. Ogni giorno, più volte al giorno almeno sei aerei del PAM decollano dagli aeroporti di Gambella, Asosa e Jimma per lanciare cibo nelle zone del Sud Sudan dove si trovano i così detti "rifugiati interni".

Da marzo 2014 sono stati lanciati in Sud Sudan almeno 30 mila tonnellate di alimenti, ma se non arriva la pace ci sarà bisogno di lanciare cibo per tutto il 2015.

Fonti e dati di questo articolo (Ansa e Al Jazeera)




Articolo di 
Maris Davis

Questo articolo fa parte delle Campagne Informative "Guerre dimenticate dell'Africa"