venerdì 24 novembre 2017

25 novembre .. Giornata contro la violenza sulle donne. Aforismi

In occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (International Day for the Elimination of Violence against Women), presento una selezione di frasi, citazioni e aforismi sulla violenza e contro la violenza.


La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci.
Isaac Asimov)
La violenza è una mancanza di vocabolario.
(Gilles Vigneault)
Vorrei sopportare tutte le umiliazioni, tutte le torture, l’ostracismo assoluto e anche la morte, per prevenire la violenza.
(Mahatma Gandhi)
La violenza contro le donne è una delle più vergognose violazioni dei diritti umani.
(Kofi Annan)
Le radici della violenza: la ricchezza senza lavoro, il piacere senza coscienza, la conoscenza senza carattere, il commercio senza etica, la scienza senza umanità, il culto senza sacrificio, la politica senza principi.
(Mahatma Gandhi)
Il mostro non dorme sotto il letto. Il mostro può dormire accanto a te.
(Anonimo)
La tenebra non può scacciare la tenebra: solo la luce può farlo. L’odio non può scacciare l’odio: solo l’amore può farlo. L’odio moltiplica l’odio, la violenza moltiplica la violenza, la durezza moltiplica la durezza, in una spirale discendente di distruzione.
(Martin Luther King)
Come un fiore maltrattato dalla pioggia, ci sono occhi che rispondono alla violenza con un sovrappiù di luce.
(Fabrizio Caramagna)
La rabbia è una follia momentanea, quindi controlla questa passione o essa controllerà te.
(Quinto Orazio Flacco)
Soltanto i deboli commettono crimini: chi è potente e chi è felice non ne ha bisogno.
(Voltaire)
Quando si violentano, picchiano, storpiano, mutilano, bruciano, seppelliscono, terrorizzano le donne, si distrugge l’energia essenziale della vita su questo pianeta. Si forza quanto è nato per essere aperto, fiducioso, caloroso, creativo e vivo a essere piegato, sterile e domato.
(Eve Ensler)
Nessuno, di fronte alle donne, è più arrogante, aggressivo e sdegnoso dell’uomo malsicuro della propria virilità.
(Simone de Beauvoir)
Uomini che picchiano le donne e poi vanno a farsi picchiare dalla mistress.
(Fragmentarius)
Solo un piccolo uomo usa violenza sulle donne per sentirsi grande.
(Anonimo)
Ricordiamo che il colore dell’amore è rosso passione, non
viola tumefatto. #ViolenzaSulleDonne.

(itscetty, Twitter)
La violenza è una malattia, una malattia che danneggia tutti coloro che lo usano, indipendentemente dalla causa.
(Chris Hedges)
I bambini esposti a violenza domestica mostrerebbero gli stessi cambiamenti al livello cerebrale dei veterani di guerra.
(University College di Londra)
Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza dei buoni.
(Martin Luther King)
Ho giurato di non stare mai in silenzio, in  qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni. Dobbiamo sempre schierarci. La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato.
(Maris)
La violenza non è forza ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna ma soltanto distruttrice.
(Benedetto Croce)
Chi è violento con le parole è già un assassino: le parole sono le prime armi sempre a disposizione per ferire e negare la vita di un altro.
(Enzo Bianchi)
La violenza sulle donne è antica come il mondo, ma oggi avremmo voluto sperare che una società avanzata, civile e democratica non nutrisse le cronache di abusi, omicidi e stupri.
(Helga Schneider)
Non cedete mai al primo impulso dell’ira: cedete sempre al primo impulso dell’amore.

(Arturo Graf)
Un gesto d’amore cuce cielo con cielo, soglia con soglia e vita con vita. Un gesto di violenza cuce solo nero con nero e dentro quel buio non si innesta nessun fiore, nessun colore e nessuna formula di serenità.

(Fabrizio Caramagna)
L’uomo deve elaborare per ogni conflitto umano un metodo che rifiuti la vendetta, l’aggressione, la rappresaglia. Il fondamento di un tale metodo è l’amore.
(Martin Luther King)
Viviamo in un mondo in cui ci nascondiamo per fare l’amore, mentre la violenza e l’odio si diffondono alla luce del sole.
(John Lennon)
Violenza non è solo uccidere un altro. E’ violenza anche quando usiamo parole mordaci, quando facciamo un gesto per scostare una persona, quando obbediamo per paura . Violenza non è solo strage organizzata in nome di Dio, della società o della patria. La violenza è molto più sottile, molto più profonda.
(Jiddu Krishnamurti)
Ogni tipo di violenza è il risultato del fatto che le persone inducono se stesse a credere che il loro dolore deriva dagli altri e che, di conseguenza, essi meritano di essere puniti.
(Marshall Rosenberg)
I ricchi devono vivere più semplicemente affinché i poveri possano semplicemente vivere. Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l'odio con l'amore, la menzogna con la verità, la violenza con l'abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell'educazione di un bambino.
(Ghandi)
Nessuno, di fronte alle donne, è più arrogante, aggressivo e sdegnoso dell’uomo malsicuro della propria virilità.
(Simone de Beauvoir)
Nella violenza ci dimentichiamo chi siamo.
(Mary McCarthy)
Non vi è un solo istante in cui un essere vivente non venga divorato da un altro e, al di sopra delle razze di predatori è posto l’uomo, la cui mano distruttrice non risparmia alcun essere vivente: egli uccide per nutrirsi, per vestirsi, per ornarsi, uccide per attaccare e per difendersi, uccide per istruirsi, uccide per uccidere.
(Joseph De Maistre)
Anche quando fa giustizia, la violenza è ingiusta.
(Thomas Carlyle)
Vorrei sopportare tutte le umiliazioni, tutte le torture, l’ostracismo assoluto e anche la morte, per prevenire la violenza.
(Mahatma Gandhi)
Chi è nell'errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza.
(Johann Wolfgang Goethe)
Ho giurato di non stare mai in silenzio, in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni. Dobbiamo sempre schierarci. La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato.
(Èlie Wiesel)
Scambiamo tutto per amore, mentre l’amore con la violenza e le botte non c’entra un tubo. L’amore, con gli schiaffi e i pugni, c’entra come la libertà con la prigione. Un uomo che ci mena non ci ama. Mettiamocelo in testa. Salviamolo sull’hard disk. Vogliamo credere che ci ami? Bene. Allora ci ama MALE. Non è questo l’amore. Invece noi ci illudiamo di poter cambiare le cose, di poter correggere gli uomini maneschi, di riuscire a farli crescere anche quando gli si è bloccato lo sviluppo, e scalciano e urlano come bambini capricciosi. Solo che sono bambini alti uno e ottanta, con le spalle da gorilla e le mani che sembrano vanghe. Non illudiamoci mai, mai e poi mai, di poterli cambiare, o che possano cambiare per amore nostro. Anche se piangono come vitelli e dicono che non lo faranno più. Non caschiamoci e chiediamo aiuto il prima possibile. E se una figlia ha un fidanzato così, prendiamola, impacchettiamola e riportiamola a casa.
(Luciana Littizzetto)
Perché le donne dicono di poter capire dal primo bacio se un uomo è giusto,ma non riescono a comprendere dal primo schiaffo che è sbagliato?
(ChiaraDiGiorno, Twitter)
Sogno un mondo in cui gli uomini non usano violenza sulle donne. E le donne non perdonano gli uomini che usano violenza su di loro.
(Nicolabrunialti)
Quanto più la donna cerca di affermarsi come uguale in dignità, valore e diritti all'uomo, tanto più l’uomo reagisce in modo violento. La paura di perdere anche solo alcune briciole di potere lo rende volgare, aggressivo, violento.
(Michela Marzano)
L’unico uomo che può metterci le mani al collo è il gioielliere.
(itscetty, Twitter)
Quest’anno ci sono stati 114 femminicidi, fin'ora. 114 di troppo.
(itscetty, Twitter)
Per non arrossire davanti alla propria vittima, l’uomo che ha cominciato a ferirla la uccide.
(Honoré de Balzac)
Roma, esce dal carcere e aggredisce ex compagna. Finalmente reinserito nella vita incivile.
(Liaceli, Twitter)
Essere pedinate, controllate, aver paura di uscire da sole. Anche questa è violenza, che ti toglie il fiato,la libertà.
(alemarsia, Twitter)
La violenza dei padri sui figli è uno dei canali privilegiati per la discesa di Satana nel mondo.
(Padre Gabriele Amorth)
Quando un bambino colpisce un bambino, si parla di aggressione.
Quando un bambino colpisce un adulto, si parla di ostilità.
Quando un adulto colpisce un adulto, si parla di assalto. 
Quando un adulto colpisce un bambino, lo chiamiamo la disciplina.
(Haim G. Ginott)
La violenza genera violenza.
(Anthony Burgess)

La violenza tra i giovani è un aspetto del loro desiderio di creare. Non sanno come usare la loro energia in modo creativo, così si comportano diversamente e distruggono ogni cosa.
(Anthony Burgess)
Soprattutto oggi, in epoca di permissivismo sessuale, lo stupro non risponde a un bisogno fisiologico, facilmente appagabile altrimenti, ma a quello psicologico di umiliare e annullare la donna, il nemico di sempre sfuggito al controllo.
(Massimo Fini)
Niente carcere preventivo per stupratori di gruppo e per stalker. L’unico posto sicuro per le donne sarà la galera.
(LiaCeli)
Mi è capitato in una strada buia, di prendere il cellulare dalla borsa e fingere: “Sì, sto arrivando”. Ci si sente sempre un po’ prede, vittime potenziali, per il solo fatto di essere donne.
(Miriam Leone)
[Sul femminicidio] Mi hanno sempre colpito le vittime che non denunciano all’inizio atti violenti pensando che una scenata di gelosia sia amore. Poi diventa troppo tardi.
(Myrta Merlino)

Lo stupro è proprio di un’idea maschile di vendetta. Una donna, se vuole vendicarsi, ti ignora.
(Carmen Covito)
L’attacco fra le cosce è solo un’estensione del proiettile tra gli occhi.
(Aljean Hermetz)

La violenza è un sintomo di impotenza.
(Anais Nin)

La storia non progredisce in base a principi democratici: avanza per mezzo della violenza.
(Gottfried Benn)
La violenza è la ragione di chi ha torto.
(Anonimo)

Violenza alla natura è un forte ingrediente della nostra civiltà da cento anni a questa parte.
(Hugo Von Hofmannsthal)
È proprio vero che la violenza ricade sul violento, e il cacciatore finisce nella trappola che ha preparato per la sua preda.
(Arthur Conan Doyle)

I violenti non muoiono di morte naturale.
(Lao Tzu)

La violenza è la retorica della nostra epoca.
(José Ortega y Gasset)

La violenza domestica è il fronte di prima linea nella guerra contro le donne.
(Pearl Cleage)

La forza conquista ogni cosa, ma le sue vittorie sono di breve durata.
(Abraham Lincoln)

La gente sembra avere questa strana idea che i film possono influenzare le persone a essere violente, ma a mio sincero parere le pellicole riflettono solo la violenza della società.
(Paul Verhoeven)
Perché pensate alla violenza del mondo? Perché non pensate alla violenza che è in voi?
(B. K. S. Iyengar)

C’è una grande striscia di violenza in ogni essere umano. Se non viene incanalata e compresa, sfocerà in guerra o in follia.
(Sam Peckinpah)

La violenza esercitata su di noi da altri è spesso meno dolorosa di quella che ci infliggiamo da soli.
(François de La Rochefoucauld)
Lo Stato chiama «legge» la propria violenza, e «crimine» quella dell’individuo.
(Max Stirner)
L’altra sera ho acceso la tv: sesso e violenza, sesso e violenza. E quelle erano solo le previsioni del tempo!
(Daniele Luttazzi)
La violenza della voce è spesso solo il rantolo della ragione in gola.
(John Frederick Boyes)

Ogni violenza ha, come fine ultimo, far balbettare la vittima, spezzare la sua sintassi.
(Armando Gonzalez Torres)

E in che cosa consiste fondamentalmente un modo  civilizzato di comportarsi? Consiste nel ridurre la violenza. È questa la funzione principale della civilizzazione ed è questo lo scopo dei nostri tentativi di migliorare il livello di civiltà delle nostre società.
(Karl Popper)
La violenza è un metodo di lotta inferiore, brutale, illusorio soprattutto, figlio di debolezza, fonte di debolezza, malgrado, anzi in ragione dei suoi effimeri trionfi.
(Filippo Turati)
Le conseguenze della collera sono molto più gravi delle sue cause.
(Marco Aurelio)
Wendy, tesoro, luce della mia vita! Non ti farò niente. Solo che devi lasciarmi finire la frase. Ho detto che non ti farò niente. Soltanto, quella testa te la spacco in due, quella tua testolina te la faccio a pezzi!
(Dal film Shining)
Con la violenza puoi uccidere colui che stai odiando, ma non uccidi l’odio. La violenza aumenta l’odio e nient’altro.
(Martin Luther King)
Si tratta di applicare la politica del bastone e della carota. Prima ci hanno picchiato con i bastoni, e poi con le carote.
(Dorde Otaševic)
Con la violenza puoi uccidere colui che stai odiando, ma non uccidi l’odio. La violenza aumenta l’odio e nient’altro.
(Martin Luther King)
Si tratta di applicare la politica del bastone e della carota. Prima ci hanno picchiato con i bastoni, e poi con le carote.
(Dorde Otaševic)
I manifestanti hanno brutalmente attaccato con le loro spalle i manganelli dei poliziotti sorpresi.
(Aleksandar Baljak)
È stato un incidente. Il manganello è partito per caso.
(Slobodan Simic)
La nonviolenza distingue l’uomo dalla bestia.
(Mahatma Gandhi)
Certi uomini non sono capaci di far male ad una mosca soltanto perché non sono in grado di acchiapparla.
(Helmut Qualtinger)
La non-violenza è il primo articolo della mia fede. È anche l’ultimo articolo del mio credo.
(Mahatma Gandhi)
Occhio per occhio servirà solo a rendere tutto il mondo cieco.
(Mahatma Gandhi)
Se esiste un uomo non violento, perché non può esistere una famiglia non violenta? E perché non un villaggio? una città, un paese, un mondo non violento?
(Mahatma Gandhi)
Il genere umano può liberarsi della violenza soltanto ricorrendo alla non-violenza. L’odio può essere sconfitto soltanto con l’amore. Rispondendo all’odio con l’odio non si fa altro che accrescere la grandezza e la profondità dell’odio stesso.
Mahatma Gandhi)
Mi oppongo alla violenza perché quando sembra fare del bene, il bene è solo temporaneo; il male che fa è invece permanente.
(Mahatma Gandhi)
Nonviolenza significa evitare non solo la violenza fisica esterna, ma anche la violenza interna dello spirito. Non solo rifiutarsi di sparare a un uomo, ma rifiutarsi di odiarlo.
(Martin Luther King)
La nonviolenza non funziona sempre, ma la violenza non funziona mai.
(Madge Micheels-Cyrus)
Brasile, il #papa ai giovani: «Demolite la violenza, abbattete l’egoismo». Al mio segnale scatenate il Paradiso.
(Liaceli, Twitter)
Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato, per tutto questo: in piedi Signori, davanti a una Donna!
(Maris)
Un uomo che ci picchia è uno stronzo. Sempre. 
Un uomo che ci violenta è un bastardo. Sempre.
E dobbiamo capirlo subito. Al primo schiaffo, alla prima violenza.
Perché tanto arriverà anche il secondo, e poi un terzo e un quarto.
L’amore rende felici e riempie il cuore, non rompe costole e non lascia lividi sulla faccia .. o un dolore incancellabile.
Non abbiamo sette vite come i gatti, ne abbiamo una sola. Non buttiamola via.
Io i miei violentatori NON li ho mai perdonati, non hanno mai fatto un solo giorno di galera.
(Maris)
La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci.
Quando si violentano, picchiano, storpiano, mutilano, bruciano, seppelliscono, terrorizzano le donne, si distrugge l’energia essenziale della vita su questo pianeta. Si forza quanto è nato per essere aperto, fiducioso, caloroso, creativo e vivo a essere piegato, sterile e domato.
Eve Ensler)
Quanto più la donna cerca di affermarsi come uguale in dignità, valore e diritti all'uomo, tanto più l’uomo reagisce in modo violento. La paura di perdere anche solo alcune briciole di potere lo rende volgare, aggressivo e violento.
(Michela Marzano)
La violenza non è forza ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna, ma soltanto distruggerla. Chi è nell'errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza.
(Benedetto Croce)
La violenza sulle donne è antica come il mondo, ma oggi avremmo voluto sperare che una società avanzata, civile e democratica non nutrisse le cronache di abusi, omicidi e stupri.
(Helga Schneider)



Condividi la nostra Campagna Informativa
"No alla Violenza sulle Donne"
- clicca qui -



Articolo a cura di
Maris Davis

Condividi su Facebook


mercoledì 22 novembre 2017

Violenza donne. Alla Camera dei Deputati presentata una ricerca sulla tratta delle migranti africane

Ieri, a Roma nella Sala della Lupa della Camera dei Deputati, D.i.Re, Donne in Rete contro la violenza ha presentato la ricerca sulle donne migranti vittime di tratta. La rete nazionale dei centri anti-violenza D.i.Re è con le donne da oltre 30 anni.


A pochi giorni dalla Giornata Internazionale di lotta per l’eliminazione della violenza contro le donne, Lella Palladino, presidente D.i.Re, oltre a spiegare le attività svolte in questi anni dalle operatrici dei Centri anti-violenza della Rete D.i.Re, rivela in anteprima i risultati del Progetto Samira. La ricerca ha l’obiettivo di contribuire a individuare donne e minori migranti in arrivo in Italia, sopravvissute alla violenza sessuale e di genere e a migliorare la qualità dei percorsi di aiuto.

Due gli scopi: approfondire la conoscenza di pratiche, competenze e criticità dei sistemi dell’accoglienza, dell'anti-tratta e migliorare i percorsi di accompagnamento e di aiuto.

I dati sono stati raccolti grazie a: una reportistica nazionale e internazionale, interviste a responsabili, operatori e operatrici, mediatori e mediatrici interculturali di organizzazioni governative, organizzazioni internazionali, centri di prima e seconda accoglienza, centri anti-violenza, associazioni e reti anti-tratta, associazioni di donne migranti, istituti confessionali, centri sanitari, ONG e associazioni del privato sociale operanti sia in mare a bordo di navi umanitarie di soccorso sia a terra, gestite da Medici Senza Frontiere (MSF), Save the Children e Proactiva Openarms.

Nei questionari sottoposti alle operatrici dei centri anti-violenza della Rete D.i.Re sono stati analizzati i vari stadi del percorso di approdo e di accoglienza nel nostro Paese:
  • il salvataggio in mare e l’arrivo a bordo delle navi di soccorso;
  • l’arrivo al porto e le procedure di sbarco;
  • il passaggio in hotspot;
  • l’accesso ai percorsi di prima e seconda accoglienza;
  • l’accesso ai servizi sanitari e per l’assistenza e la tutela delle persone vittime di tratta.
Questi alcuni dati della ricerca
I numeri. Da gennaio a luglio 2017 i Paesi di origine da cui sono partiti i migranti in maggior numero sono: Nigeria, Bangladesh, Guinea, Costa d’Avorio, Gambia ed Eritrea, con un aumento, rispetto al 2016, dei migranti provenienti dai paesi dell’Africa Occidentale e del Bangladesh. 93.369 le persone arrivate, di cui l’11% donne. Si stima che 2.360 persone abbiano perso la vita nel Mar Mediterraneo e circa 17.350 dal 2010 a oggi.

L’OIM (Organizzazione internazionale per le migrazioni) stima che l’80% delle donne e delle minori nigeriane arrivate nel 2016 via mare in Italia sia probabilmente vittima di tratta a fini di sfruttamento sessuale in Europa. Poiché il numero delle nigeriane sta aumentando esponenzialmente di anno in anno, si può pensare che il numero delle vittime o presunte tali aumenti in misura simile.

Le tipologie di violenza raccontate sono:
  • violenza coniugale o familiare,
  • mutilazioni genitali,
  • matrimoni precoci o forzati,
  • stupri a volte di massa,
  • sfruttamento sessuale da parte di datori di lavoro o nell'ambito del circuito della tratta,
  • altre forme di sfruttamento,
  • violenza fisica, psicologica ed economica.

I luoghi dove abusi, torture e violenze sono descritti “comuni come il panesono i Paesi di transito, come Libia, Sudan e Niger. Nel deserto del Sahara molte donne raccontano di aver subito stupri e abusi da parte delle guardie di frontiera e dei gruppi di trafficanti.

L’Italia, ultima tappa di un percorso di violenze e sfruttamento. Molte donne vengono avviate alla prostituzione già nelle aree limitrofe ai centri di accoglienza e di identificazione

Altre subiscono violenze nei diversi luoghi e ‘non luoghi’ che frequentano:
  • la strada con i clienti italiani,
  • all'interno delle strutture di accoglienza da parte di trafficanti e intermediari della tratta,
  • ma anche di altri ospiti e degli stessi partner violenti;
  • nelle case di famiglie italiane da parte dei datori di lavoro;
  • negli stessi appartamenti delle donne che vengono spinte da mariti e compagni alla prostituzione per contribuire al budget familiare.

Nelle interviste gli operatori sono concordi nell'affermare che, per far emergere abusi e violenze, sono fondamentali i due o tre giorni che intercorrono tra il salvataggio in mare e lo sbarco in Italia, durante i quali il personale presta cure e soccorso alle persone ospitate a bordo

«Quando vedono le coste italiane, le donne vedono un nuovo futuro; vogliono lasciare dietro di sé le esperienze di stupro e di violenza, vogliono cominciare una nuova vita, quindi è difficile renderle consapevoli dei benefici della condivisione di una storia traumatica»

La presenza di mediatori e mediatrici interculturali di varie origini e con competenza in diverse aree linguistiche (inglese, francese, araba, tigrina, amarica e di dialetti nigeriani e subsahariani) è preziosa.

«Avere la pelle dello stesso colore e parlare lo stesso dialetto può aprire porte che non si possono aprire in altro modo», afferma una mediatrice. «Molte ragazze ripetono compulsivamente “ho paura, ho paura, ho paura”. Paura di quello che le aspetta, paura di essere rimandate indietro in Nigeria o in Libia. Dicono: “Preferisco morire in mare che essere riportata in Libia’. Dobbiamo rassicurarle che la nave non le riporterà indietro

Alcune criticità emerse dalla ricerca: Il numero limitato di personale addetto all'individuazione di casi di violenza e di tratta. L’OIM non sembra in grado di garantire una presenza costante dei suoi operatori a tutti gli sbarchi. Inoltre c’è un insufficiente numero di mediatori e mediatrici culturali, soprattutto di origine nigeriana. La lacuna più grave è la carenza di centri protetti, senza i quali si può vanificare ogni sforzo di individuazione precoce di tratta ed esporre la persona a situazioni di rischio. . L’insufficiente competenza culturale del personale di molti centri di prima accoglienza.

Alcune raccomandazioni emerse: La necessità di elaborare e adottare meccanismi comuni per una sistematica e precoce individuazione e il trattamento dei casi vulnerabili, in particolare della violenza di genere e della tratta di esseri umani secondo un approccio di genere. Un accesso tempestivo ai servizi e ai percorsi di aiuto per permettere un’elaborazione del trauma subito e un percorso per uscirne anche grazie all'integrazione sociale ed economica. Una maggiore professionalizzazione di tutti i servizi pubblici e privati che si occupano di accoglienza e assistenza della popolazione straniera.

La necessità di lavorare in rete con la procura, la polizia, la magistratura, i servizi sociali del Comune, i tutori per minori, le strutture di assistenza e le associazioni del territorio.

D.i.Re. Donne in Rete contro la violenza, nasce nel 2008, inizialmente fondata da 45 Associazioni di donne, impegnate da oltre 15 anni di attività politica e culturale contro la violenza alle donne, e riunite in un’unica associazione nazionale. Oggi conta 70 realtà associative distribuite su tutto il territorio italiano, ognuna delle quali gestisce Centri Antiviolenza per le donne che hanno subito violenza. L’Assemblea delle socie è formato da un Consiglio Nazionale che rappresenta le diverse realtà territoriali e al suo interno ha avvocate civili e penali, un gruppo internazionale, un gruppo ricerca e rilevazione, un gruppo stampa e un gruppo case rifugio.



Articolo a cura di
Maris Davis

Condividi su Facebook


domenica 19 novembre 2017

La tratta delle bambine nigeriane. Arrivano sui barconi e finiscono in strada

Dalla Libia al litorale domizio al confine tra Lazio e Campania. Costrette a prostituirsi per estinguere il debito del viaggio in Italia. «Si sta abbassando molto l’età delle nigeriane in strada. Le organizzazioni criminali vogliono ragazze sempre più giovani, sono più appetibili sul mercato del sesso»


C’è una strada lunga circa 40 km dove l’umanità è sospesa. È una linea che separa la terra e il mare tra il Lazio e la Campania. Si chiama Domiziana e percorrendola si incontrano centinaia di ragazze prevalentemente nigeriane, costrette a prostituirsi. Molte di loro sono ragazzine minorenni.

Da mesi infatti, stanno arrivando in questa zona, contestualmente agli sbarchi dei migranti, tante piccole donne. Come Blessing che i suoi 14 anni li dimostra tutti. Esile, con un corpo che non è ancora quello di una donna, gli occhi grandi. L’hanno notata gli operatori sociali. Con lei c’era un’altra ragazzina, forse anche più piccola, di cui abbiamo perso le tracce.

Tremava come una foglia ma ci mettiamo poco a convincerla a scappare dalla strada. Due operatori, di cui uno nigeriano, la hanno accompagnata lontano da Castel Volturno in una struttura dove tutt’ora vive. «Sono arrivata in Italia senza sapere nulla, mi hanno detto che dovevo pagare un debito e per questo dovevo prostituirmi. Ma io non volevo, non ero mai stata con un uomo. Io ho 14 anni. Così mi hanno fatto violentare da più persone, anche utilizzando degli oggetti. Stavo male, sanguinavo. Mi hanno curato sotto una doccia con il sale. Poi mi hanno messo sulla strada»

Le loro storie sono sempre simili, vengono reclutate in Nigeria, nei villaggi (la regione più gettonata è quella di Benin City). La maggior parte è convinta di venire in Italia per trovare un lavoro legale o per studiare. Qualcun'altra invece viene ceduta dalla famiglia e sa di arrivare in Italia per doversi prostituire. Affrontano un viaggio terribile che le porta prima in Libia, dove spesso vengono ripetutamente violentate, e poi fatte salire dai trafficanti di esseri umani, sui barconi che le condurranno alle coste italiane.


Durante il viaggio contraggono un debito che va 35mila a 55mila euro, un debito che dovranno estinguere diventando schiave controllate a vista da una delle "mamam" (donna della mafia nigeriana, che a sua volta si è affrancata dalla schiavitù e che gestisce le baby prostitute). Come emerge, non solo dal racconto di Blessing ma anche da varie indagini che hanno portato all'arresto di varie persone accusate di gestire un traffico di prostitute, quando le ragazzine sono vergini, vengono fatte violentareNel caso dell’indagine della procura di Napoli e dei carabinieri di Grazzanise, le baby prostitute venivano violentate da «un uomo bianco che provvedeva a risolvere il problema (della verginità)»

«Si sta abbassando notevolmente l’età delle ragazze nigeriane in strada - Spiega Andrea Morniroli della cooperativa sociale Dedalus - Sicuramente è una scelta delle organizzazioni criminali che cercano di avere sempre più ragazze giovani perché sono più appetibili sul mercato del sesso. Molte di queste ragazze non arrivano più con le tratte a cui eravamo abituati ma arrivano quasi tutti mischiate e confuse nei flussi profughi richiedenti asilo, sono quelle cioè, che arrivano sui barconi»

C'è una strategia ben precisa da parte dei trafficanti che vanno a prendere le ragazzine nei villaggi e le fanno viaggiare sui barconi. «Sul litorale domizio vediamo tante bambine che subiscono violenza dalla mattina alla sera per estinguere loro debito e sono vittime della loro stessa gente. Qui la mafia nigeriana è molto radicata e le organizzazioni muovono le ragazze liberamente». «Quando ci avviciniamo con i nostri camper difficilmente ci dicono la loro vera età. Molte ragazze nascondono la loro età perché l’organizzazione così gli ha detto di fare in quanto la prostituzione minorile in Italia è reato»

Proprio come nel caso di Hanna. Se la guardi capisci subito che è un’adolescente ma lei alla polizia ha detto che ha 23 anni. A noi, dopo alcune ore confessa di avere 14 anni, quasi 15. Vive in una stanza che era la cantina di una casa. Non c’è il bagno e c’è un materasso e sopra un pupazzo di peluches.

«Sono arrivata a Lampedusa dalla Libia. Mi hanno reclutata nel mio villaggio a Benin City. La mia famiglia non se la passa bene e così ho deciso di partire. Durante il viaggio mi hanno fatto parlare con la mamam che mi ha detto che avrei dovuto pagare 35 mila euro di debito per il viaggio. In Libia sono stata picchiata di continuo. In Italia mi hanno prelevata dal centro di accoglienza e portata a Castel Volturno. Qui mi hanno obbligata a prostituirmi. È stata una mia amica ad insegnarmi come si fa perché io non sapevo nulla. Mi hanno violentata tre volte e sono anche stata derubata. Finora non sono stata in grado di pagare nulla del mio debito e sono terrorizzata. Mi minacciano di continuo e io non so che fare»

Anche Hanna viene via con noi ed ora è in una struttura che la accoglie. Ancora non dice tutta la verità e abbiamo l’impressione che abbia paura e che ci stia nascondendo qualcosa. Però è felice. Canta e balla di continuo, anche mentre va a sporgere denuncia contro chi le ha fatto del male.



Articolo di
Maris Davis

Condividi su Facebook


mercoledì 1 novembre 2017

La Vita dopo la morte nella cultura animista dell'Africa occidentale

Le religioni tradizionali africane si trasmettono per lo più in forma verbale e non scritta, insegnano che le anime dei morti continuano a intervenire nella vita dei viventi sotto forma di "spiriti"


Solitamente i fedeli delle popolazioni animiste dell'Africa occidentale credono che l'individuo vivente sia formato da vari elementi, corpo, forza vitale ed anima. Tre "elementi" che si separano al momento della morte.

Questi tre elementi sono strettamente legati tra loro. L'anima solitamente viene individuata come elemento eterno, che sopravvive agli altri due elementi. L'anima viene descritta inoltre come "indipendente dal corpo" a tal punto che, per alcune culture africane, può lasciarlo anche durante la vita dell'individuo senza che si parli di morte fisica. Nelle religioni africane l'anima viene descritta con aspetto umano o mezzo animale.

Le concezioni sul destino dell'anima dopo la morte fisica differiscono talvolta a seconda delle popolazioni e delle zone africane in cui si pratica il culto. Per alcuni i defunti raggiungono le anime degli antenati nella città sotterranea dei morti, chi invece muore all'improvviso o per gravi ferite va in cielo.

In generale tutti i vari culti della religione animista credono nella sopravvivenza dell'anima anche se in forme diverse che vanno da uno stato similmente umano a quello di fantasma. È importante dire che in tutti i casi, non viene mai meno la fede che tali anime possano lasciare le loro dimore dell'aldilà per entrare in contatto ed influire sulla vita dei viventi sulla terra.

Per alcune culture africane esiste un luogo dove vivono le anime. Qui la "madre degli spiriti" decide chi e quando mandare anime nella terra dei vivi dopo aver insegnato loro le regole di comportamento umane. Spesso proprio il destino in vita è legato a quello che è successo nel viaggio dal mondo delle anime al mondo degli esseri umani.

La morte, per la cultura animista, fa parte delle cose "destinate ad accadere" anche se rappresenta la perdita dei legami più cari e fa pensare all'ignoto. Il cadavere non mette paura, viene lavato e preparato con cura e coperto di tante stoffe offerte dai conoscenti e dai parenti in segno di amicizia e affetto. Alla fine la morte è accettata con un certo senso di realismo, come qualcosa che è accaduto e a cui non vale la pena di opporsi con inutili paure o atteggiamenti negativi.

Il fedele africano animista sa che il mondo dell’aldilà esiste. La tradizione gli ha sempre insegnato che dopo la morte c’è un luogo dove le anime si radunano.

Ogni popolo africano e tribù dell'Africa Sub-Sahariana, oltre che al proprio credo, ha le sue divinità e i suoi riti religiosi. L'africano percepisce che intorno a lui (il mondo reale) tutto è vivo, tutto ha uno spirito o un'anima, perfino le pietre e gli alberi, i fiumi, i monti, la natura in generale, ed è per questo si parla di animismo o di religione animista.

Anche gli uomini hanno uno spirito che non muore, ma rinasce in altri uomini oppure nelle forme viventi della natura.

Nell'entrare nel mondo dei defunti le anime sono sottoposte ad una specie di giudizio di cui si incaricano gli stessi antenati defunti.
  • Se il "giudizio" è negativo (vengono giudicate le azioni e la vita del defunto mentre era in vita) l'anima dovrà essere distrutta con il fuoco. In tal senso l'annientamento dell'anima, per un individuo, rappresenta la peggior sorte ultraterrena.
  • Se, al contrario, il "giudizio" sarà positivo l'anima del defunto andrà in cielo, se la morte è stata violenta o improvvisa, oppure raggiungerà le anime degli antenati nella città sotterranea dei morti. Quando il giudizio è positivo l'anima può ambire a ritornare nel mondo dei viventi. Sarà "la madre degli spiriti" ad addestrare l'anima del defunto perché possa fare il viaggio di ritorno verso il mondo dei viventi. Non necessariamente sarà reincarnata nel corpo di una persona, ma la reincarnazione potrebbe avvenire sotto forma di un albero, di una pianta, di un animale, o di un semplice sasso.
La Luna disse agli uomini
"Come io muoio, e morendo vivo;
così anche voi morirete, e morendo vivrete"



Articolo a cura di
Maris Davis

Condividi su Facebook