domenica 18 febbraio 2018

Un Paese in delirio


Gli ultimi sondaggi elettorali raccontano che Berlusconi e i suoi potrebbero avere una maggioranza forse assoluta. Gli italiani si affidano ad un ottuagenario ineleggibile che non potrà fare il premier perché pregiudicato. Firmano una cambiale in bianco ad una coalizione i cui unici volti spendibili puzzano di nostalgie fasciste e demagogia populista e razzista.

La pancia di questa Italia è alla deriva in un misto di paura e rabbia. La speranza di questi fascisti di destra è far piazza pulita dello straniero invasore quasi che crisi, disoccupazione, mancanza di prospettive fossero davvero colpa di profughi e immigrati.

Ributtarli a mare. Un orrore che chiunque sia onesto intellettualmente sa che non solo è impraticabile, ma non serve a niente. La tragedia migratoria si risolve solo agendo sulle sue radici. Mettendo fine a guerre e neo-colonialismo predatorio.

Follia pura, figlia di pseudo giornalismo e fallimenti di un centrosinistra incapace della benché minima risposta ai grandi problemi dell'Italia. Capace solo di dividersi per puro "odio" e calcoli personalistici.

L'Africa e gli africani nell'immaginario dell'italiano di destra sono divenuti il continente degli stupratori e degli stregoni avidi di organi umani. La tristissima vicenda della povera Pamela è stata utilizzata a tal fine, poco importa che i fatti raccontino l'ennesimo femminicidio e nessun furto di organi. Poco importa che il femminicidio sia vergogna di tutti e tutto il mondo e che i traffici di organi, quelli veri, siano pratica quotidiana del nostro mondo a scapito di quello povero.

Niente sembra poter far argine a questa penosa deriva della mente collettiva. Un paese destinato all'ingovernabilità, alla lacerazione. Un paese in crisi, da commissariare. Ciò che in tanti volevano. Povera Italia.
(di Silvestro Montanaro)

La Speranza? Seminare idee nuove e battersi tutti perché intanto il paese non cada nelle mani di un pregiudicato e dei peggiori demagoghi della sua storia

Ciao, mio caro amico straniero che vieni in Italia in cerca di fortuna, volevo dirti di resistere, di avere fiducia nelle persone di buon senso che popolano questo paese, di non guardare troppo la TV, di non leggere i quotidiani, di non angustiarti per i tweet da campagna elettorale che puntano il dito contro di te.

Le persone che ti stanno intorno, quelle che ti conoscono per davvero, sapranno renderti fiero. Tutti gli altri, che si fottano.

Tanti anni fa (ero appena arrivata in Italia anch'io), a Torino su un bus, chiesi un'informazione all'autista. Due anziani signori, alle mie spalle, intuendo una cadenza non propriamente autoctona, commentarono che le loro tasse servivano per permettere a quelli come me di scorrazzare liberamente per l'Italia.


Per fortuna non era tempo di smartphone, altrimenti ne avrebbero rivendicato la proprietà. Ricordo che la cosa mi scosse un po', mi limitai a lanciare un'occhiataccia ma un pensiero che non feci fu quello di associare i due illustri signori alla città di Torino. Per me restavano due persone con una vita alle spalle povera di libri.

E sappi che, se mai dovessi incontrarmi su un bus, anche io penserò che le mie tasse possano servire per permetterti di scorrazzare liberamente in cerca di fortuna ma, prima di lanciarmi un'occhiataccia, ricorda che io sono felice di questo. E sai perché ?? Perché nessun uomo al mondo si lascia alle spalle la propria terra, i propri affetti e la propria cultura inconsapevole della malinconia che porterà per sempre dentro.

Quindi, mio caro "amico straniero" che vieni in Italia .. che si fottano.
(Maris)


La Bellezza, la donne e i fascisti
Cecilia Strada (Emergency) è una bellissima donna. Piena di passioni, di idee, di amore vero per gli altri. Una donna cresciuta a pane e solidarietà, quella vera. Una donna protagonista e fiera. Splendente come solo le donne possono risplendere.

In questi giorni, ancora una volta, è sotto attacco dal peggio del peggio del furore di una mentalità maschile che invece di morire sembra voler risorgere. Ha pubblicato l'immagine di una scritta su di un muro. Un invito a evitare di far sesso con i fascisti e così impedire che possano riprodursi. Una scritta ovviamente ironica, ma appena il minimo rispetto all'onda nera che avanza ed avvelena i cuori del nostro paese.

Le è stato detto di tutto, nessuna offesa è stata risparmiata. Non solo a lei, ma a tutte le donne. Cecilia non avrebbe diritto a parlare. È brutta e nessuno, neanche un fascista, la vorrebbe.

Tutta la melma di 20 anni di berlusconismo e veline, di pedofilia strisciante, di uomini che esibiscono potere mostrando il loro possesso su molteplici corpi femminili, esibiti e portati persino al guinzaglio. Una sottocultura greve e minacciosa che considera le donne prede, al massimo oggetti di cui far collezione, purché rispondano ai banali requisiti di bellezza di menti ossessionate, volgari e malate.

La bellezza e le donne sono altra cosa. Non lo capiscono e non lo capiranno mai. Mai accetteranno donne pensanti e protagoniste. Mai comprenderanno ciò che è davvero il bello.

Sono fascisti. Il peggio della storia dell'uomo


No ai traditori della sinistra
A sinistra (alla mia sinistra) ho avuto la conferma della pochezza umana di quelli che amano il "Grasso". Dopo aver "tradito" si contorcono nel nauseabondo mondo dell'ipocrisia.

Dicono che sono contro i "razzisti" di destra ma hanno tradito chi quei razzisti li combatte da sempre. Sono solo nullità, come è nulla la loro lungimiranza politica.


Si dicono atei ma, per un distorto senso dell'accoglienza, costruiscono moschee, tante moschee, per chi nella mia Nigeria uccide i cristiani, distrugge le Chiese e le Scuole, usa le bambine per mettere bombe.


Ammiravo "Grasso", diventato presidente del Senato grazie al PD, ma ora "traditore" che nuota nella fanghiglia rossastra di una pozzanghera piena di vermiciattoli che stanno consegnando l'Italia ai "razzisti"

NO ai "traditori"


No ai razzisti e ai populisti che spargono odio
Alla mia destra vedo solo razzisti ed ex-condannati per frode fiscale che vorrebbero darci lezioni di moralità.

Sono astuti, furbi, pianificatori, a loro interessa solo il potere e pur di conquistarlo si alleano. Razzisti, fascisti e condannati per frode fiscale, tutti insieme a propinare al "gregge" italico l'inutilità del male, pronti a fare leggi ad personam, a far diventare sempre più ricchi quelli che sono già ricchi, a difendere le "caste" e i privilegi.


Si dicono cattolici, e perfino praticanti, dicono di difendere la famiglia "tradizionale" ma poi vanno a cercare le prostitute, meglio se di colore e nigeriane (quelle ti fanno perfino lo sconto). Si dicono cattolici, ma poi alzano muri e barriere contro gli immigrati.


Vogliono le case chiuse, speriamo solo per rinchiudere le "olgettine", quelle che per 10 mila euro al mese succhiavano il cazzo del cavaliere (e a chissà quanti altri), un tal Silvio che con le sue TV, i suoi astanti soldatini e le sue "puttane", oggi è ancora lì a farci la morale.


A loro piace il nero, ma solo quello delle loro bandiere, non quello della mia pelle.

NO ai razzisti.


No a quella "setta" di falsi onesti teleguidata da un blog privato
Dopo aver esaminato quelli a sinistra della mia sinistra, e quelli a destra della mia destra eccomi qua a dare un'occhiata a quelli che si definiscono "Cinque Stelle" (e non piuttosto Cinque Stalle).

Vi confesso, nel 2013 un amico mi contattò per conto dei grillini, e mi invitò ad iscrivermi nel blog. Appunto un blog privato, che oggi è stato distaccato, ma che ha sempre "vomitato" fake news che i guerrieri del "Grillo" con solerzia provvedevano a divulgare (condividere) nel web. In questo devo dire sono stati bravi.


Di web e di informatica un po' me ne intendo, visto che sono le materie in cui mi sono laureata, e quindi ho subito scoperto l'inganno di quel blog "privato". Al M5S rimprovero un unico errore, non aver mai avuto la visione di un bene superiore, che a volte nella vita si deve mediare per il bene di tutti e non solo per i propri interessi.


Nel 2013 avevano l'occasione di governare l'Italia, ma hanno preferito umiliare chi aveva dato anche a loro quella possibilità. Ma forse è stato un bene, dove stanno governando oggi è un disastro ovunque, Roma, Livorno, Torino, ecc...


Dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, avevano la possibilità di farlo, ma non lo hanno fatto. Si governa con la maggioranza e non stando comodamente seduti sui banchi della minoranza semplicemente a protestare.


Oggi sono un partito come un altro e magari anche peggio. Considero i "grillini" un branco di pecore guidati da un blog privato, e appena una pecorella si smarrisce viene subito espulsa (e i numeri degli espulsi in questi anni sono lì a dimostrarlo).


Tempo fa su facebook avevo parecchi amici "grillini", ma poi se ne sono andati, via via che le mie risposte ai loro post non piacevano, mi cancellavano semplicemente piuttosto che restare lì a discutere con me. Una dimostrazione della loro scarsezza politica, capaci solo "spammare" il web di fake.


Però devo dare atto che hanno saputo imbrigliare il malcontento diffuso, soprattutto tra i giovani, ma guai a contraddirli, la verità ce l'hanno in tasca sempre loro, e questa è supponenza.


NON hanno mai cercato soluzioni, hanno sempre "imposto" soluzioni e questa è dittatura (quella del loro web). Bocciati su tutti i fronti, senza appello.

(Maris)




Articolo a cura di
Maris Davis

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venerdì 16 febbraio 2018

18 miti da sfatare sulla prostituzione. Lo sfruttamento più antico del mondo


1. La prostituzione è il mestiere più antico del mondo
Proviamo a cambiare prospettiva: fare il “magnaccia” potrebbe essere considerato il mestiere più antico del mondo. Il fatto che un fenomeno sia esistito per molto tempo non implica che esso non possa essere cambiato. Pensiamo, ad esempio, a fenomeni quali l’omicidio, la pena di morte o la schiavitù. La prostituzione è di sicuro lo "sfruttamento" più antico del mondo.


La prostituzione NON è una scelta

2.La prostituzione è un lavoro come un altro
Non esiste altro “lavoro” con un tasso di mortalità così elevato (da 10 a 40 volte più alto della media). Tra il 60 e l’80% delle “lavoratrici” nel mondo della prostituzione subisce regolarmente abusi fisici e sessuali.

Se è un lavoro come un altro,
  • Come mai così poche donne dell’Europa occidentale colgono questa opportunità?
  • Come mai le donne che si prostituiscono sono per la maggior parte immigrate?
  • Si tratta forse di un “lavoro” rivolto essenzialmente alle donne straniere?
  • Per favorire le pari opportunità, dovremmo forse fare campagne promozionali di questo tipo di “lavoro” per gli uomini?
Vari sindacati in Europa non considerano la prostituzione un vero lavoro, in quanto essa è ritenuta incompatibile con i livelli di sicurezza e dignità, così come con il concetto di “progressione di carriera”, associati ad una professione vera e propria.

3.La prostituzione porta un sacco di soldi
A chi? secondo l’Interpol, un “protettore” guadagna 110.000 euro all'anno per ogni donna che esercita la prostituzione da lui controllata. Se la prostituzione è un “lavoro” così remunerativo, come mai la maggior parte di coloro che esercitano questa attività non possiede una macchina, un appartamento né riesce a risparmiare per il futuro?

L’idea che la prostituzione paghi molto è semplicemente un mito. Dibattere sul potenziale retributivo di questo genere di attività è, inoltre, una strategia disonesta: indipendentemente dalla cifra, la prostituzione riguarda qualcuno che compra l’accesso al corpo e alla sessualità di una donna. Gli esseri umani, però, non hanno e non devono avere prezzo.

4.La prostituzione è una scelta
Se le donne avessero maggiore capacità di scelta economica, in questa società, non sceglierebbero di venire abusate attraverso la prostituzione”. Ogni scelta è sempre legata ad un contesto.

Oggi in Europa l’uguaglianza di genere non è ancora realtà: basta guardare al divario retributivo tra uomini e donne (16%), alla diffusione della violenza contro le donne (1 donna su 5 è vittima di violenza coniugale), agli stereotipi sessisti, alla sotto-rappresentazione delle donne nel mondo del business, nelle università ed in politica (solo il 24% dei parlamentari nazionali è donna).

In un contesto in cui molte donne vivono discriminazioni, povertà e violenza, il consenso può essere comprato. Numerosi studi indicano che la povertà, la perdita della famiglia e di un tetto, la dipendenza da droghe ed una storia di abusi fisici e sessuali sono le componenti che rendono le giovani donne maggiormente a rischio di entrare nel mondo della prostituzione.

Inoltre, la maggior parte delle donne che si prostituiscono comincia da molto giovane. Vorreste mai che vostra figlia, vostra sorella, la vostra fidanzata o moglie scegliesse questa attività?

5.La prostituzione rende le donne economicamente indipendenti, specialmente le immigrate
In tempi di crisi economica, con alti livelli di disoccupazione ed atteggiamenti razzisti prosperanti, sarebbe molto facile dire che la prostituzione è una soluzione per le donne in generale e per quelle immigrate in particolare. Aiuterebbe addirittura a ridurre il tasso di disoccupazione!

Tuttavia le vere questioni per le donne migranti sono: accesso al mercato del lavoro, riconoscimento dei titoli e diritti legati al ricongiungimento familiare. L’indipendenza economica non dovrebbe ottenersi facendosi del male e accettando gli abusi. Nel 21° secolo possiamo e dobbiamo fare di meglio.


La prostituzione NON è "Libertà Sessuale"

6.La prostituzione riguarda la libertà sessuale, l’abolizionismo è anti-sesso
Cerchiamo di essere più precisi: stiamo parlando della libertà sessuale di chi? La libertà sessuale consiste nel godere dei diritti e della salute sessuali, basati sull'uguaglianza e liberi da ogni forma di discriminazione, coercizione o violenza (definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità)

La prostituzione non riguarda il sesso, bensì il potere: acquistare prestazioni sessuali significa negare la libertà sessuale dell’altra persona. Pagare per il sesso significa negare il diritto di un’altra persona al desiderio sessuale e costituisce un atto di profonda deprivazione dell'agentività sessuale (affrancamento, libertà di scelta) di un altro essere umano. Gli abolizionisti sono pro-sesso: vogliono una genuina libertà sessuale ed una vera uguaglianza tra uomini e donne; ciò non si potrà mai raggiungere finché la sessualità sarà inserita nel contesto di un mercato in cui è possibile comprare "sesso".

7.La prostituzione è parte della storica lotta delle donne per il controllo del proprio corpo
Negli anni Settanta, in Europa, le donne effettivamente lottarono per il riconoscimento dei loro diritti sessuali e riproduttivi, in particolare per il diritto all'aborto sicuro. Denunciavano le disuguaglianze strutturali tra uomini e donne e, con esse, ogni autorità che imponesse la propria visione sui diritti umani delle donne: la religione, la tradizione, e il mercato.

La mercificazione della sessualità e dei corpi delle donne non può essere considerata parte di una lotta collettiva per i loro diritti: la prostituzione riguarda il diritto di comprare sesso che gli uomini si sono auto-attribuiti, non significa realizzare l’uguaglianza di genere.

8.Alcune donne affermano di avere il diritto di prostituirsi
Alcune persone accettano anche di lavorare per meno del salario minimo garantito; alcuni accettano addirittura di vendere un organo. In entrambi i casi, la nostra società ha deciso di proteggere i più vulnerabili e garantire una vita decente per tutti; in questi casi, la legge condanna quindi il datore di lavoro che paga il lavoratore meno del salario minimo o la persona che acquista l’organo.

Allo stesso modo, la legge dovrebbe criminalizzare l’acquirente di sesso, non la persona che si prostituisce.

Alcune persone possono dire che scelgono di prostituirsi; ma una società democratica non si costruisce sulla base di rivendicazioni individuali che non rispecchino la situazione della stragrande maggioranza. Sono in gioco il futuro che stiamo creando, la società in cui vogliamo vivere.

Al giorno d’oggi dovremmo essere molto più preoccupati del diritto di uomini e donne di non entrare nel mondo della prostituzione, dovremo preoccuparci di più di punire coloro che sfruttano le donne, dovremo preoccuparci di più di chi acquista sesso e proprio perché l'uomo paga una donna per fare sesso si sente in diritto di fare della donna ciò che vuole. Già il solo atto di "pagare" per ottenere sesso in cambio è un atto di superiorità.

9.Solo ‘le lavoratrici del sesso’ dovrebbero parlare di prostituzione, perché sanno meglio di chiunque altro di cosa si tratti
Dovrebbero forse solo le donne vittime di violenza domestica essere tenute a denunciare quella violenza? La violenza domestica è riconosciuta come una forma strutturale di violenza contro le donne, che ci riguarda tutti, donne e uomini, perché mette in gioco valori sociali.

La prostituzione ci riguarda tutti: trasmette norme e rappresentazioni ai giovani, è banalizzata e persino resa glamour dai media e dall'industria della cultura. Inoltre, per ogni “lavoratrice del sesso” mediatizzata, ci sono molte sopravvissute della prostituzione che molto raramente riescono a parlare apertamente, anche a causa del trauma subito durante la loro esperienza. E ci sono milioni di persone ancora nel circolo della prostituzione che sono invisibili. È tempo di ascoltarle.

Tariffario ufficiale di una "casa di tolleranza" privata durante il fascismo (Volantino Museo delle Case Di Tolleranza). Matteo Salvini vorrebbe riaprire le "Case Chiuse" e tornare ai tempi del fascismo.

Quale utilità sociale

10. La prostituzione è utile per la società, specialmente per gli uomini soli e socialmente isolati
Gli acquirenti di prestazioni sessuali, in media, non corrispondono affatto a questo stereotipo: ricerche internazionali mostrano come essi siano per la maggior parte uomini sposati o con una relazione e che tendono ad avere più partners (al di fuori della prostituzione) rispetto al resto della popolazione maschile.

Giustificando la prostituzione come un’istituzione sociale, si supporrebbe che alcune donne debbano essere sacrificate per i “bisogni” di questi uomini. Le donne che si prostituiscono sono prima di tutto donne: dovrebbero tutte godere degli stessi diritti e della dignità umana.

11.La domanda non cesserà mai
Questo assunto presuppone una visione ben triste degli uomini. Secondo tale presupposto, gli uomini sarebbero guidati dai loro cosiddetti “bisogni sessuali irreprimibili”, non dal loro cervello. È davvero sorprendente, visto che la maggioranza degli uomini non è solita comprare sesso.

La domanda di prostituzione è legittimata da una certa visione della mascolinità, collegata alla virilità e alla forza, tutti stereotipi sugli uomini trasmessi dalle nostre società diseguali. Essa si può ridurre con l’educazione, la prevenzione e la legislazione. È semplice. Il fatalismo è usato dalle persone che non vogliono cambiare la società.

12.Abolire la prostituzione porterebbe ad avere più stupri
In realtà è il contrario: vari studi hanno mostrato che gli uomini comprano sesso semplicemente perché è possibile farlo. La normalizzazione della prostituzione, invece, promuove atti di violenza nei confronti delle donne, convogliando il messaggio sociale secondo cui le donne sarebbero delle merci.

Il Nevada, dove lo sfruttamento della prostituzione è stato depenalizzato, ha il più alto tasso di stupri di tutti gli Stati Uniti. In uno studio su un campione di uomini, il 54% di coloro che frequentano prostitute ha riconosciuto di aver avuto comportamenti sessuali aggressivi nei confronti della partner che aveva appena pagato.

13.Legalizzare la prostituzione è il modo migliore per garantire il godimento di diritti basilari per le persone che esercitano questa attività
Prostituirsi è legale dappertutto in Europa (tranne in Croazia).

Il tema dell’accesso ai diritti non è legato allo status legale della prostituzione, quanto allo status migratorio di ogni persona: se si soggiorna legalmente sul suolo di un paese, si può accedere a servizi di base, tra cui il test dell’HIV e servizi sanitari. Se si è privi dei documenti necessari, si rischia di non avere accesso a questi diritti nemmeno in paesi che legalizzano o depenalizzano la prostituzione; ciò non ha niente a che vedere col fatto di essere o meno nel mondo della prostituzione.

In Germania, dove le case chiuse sono legali e la prostituzione è considerato un lavoro, solo 44 donne si sono registrate come “professioniste del sesso, contro una stima di 400.000 persone attive nel circuito della prostituzione. Legalizzare la prostituzione (o depenalizzare il lavoro del sesso e quindi lo sfruttamento della prostituzione) non cambia la stigmatizzazione sociale delle persone che esercitano questa attività.


Utopia

14.Dobbiamo combattere la tratta di esseri umani, ma la prostituzione non c’entra niente
Queste affermazioni contraddicono la realtà: se la prostituzione non ha niente a che fare con la tratta di esseri umani a scopo sessuale, per cosa sono trafficate le donne? Secondo i dati dell’UE, il 62% della tratta di esseri umani nell'Unione Europea è a scopo di sfruttamento sessuale.

La tratta è alimentata dal profitto ed ha un legame diretto con i mercati della prostituzione, dove la domanda alimenta l’offerta. Si stima che i profitti derivanti dalla tratta a scopo di sfruttamento sessuale ammontino a 27,8 miliardi di dollari. Questi soldi provengono dai clienti, come in ogni altro settore del business. Ecco perché la prostituzione e la tratta di esseri umani sono intrinsecamente connesse.

15.Col modello svedese le persone che esercitano la prostituzione sono più esposte a violenze, perché la prostituzione entra nella clandestinità
Se i clienti possono trovare le prostitute, anche i servizi sociali ci riescono! Criminalizzando i clienti, il modello svedese cambia la relazione tra donne e clienti: i criminali sono i clienti.

Molte donne che hanno esercitato la prostituzione in Germania, prima di arrivare in Svezia, raccontano all'Unità Prostituzione della Polizia di Stoccolma che c’è molta più violenza nelle “case chiuse” rese legali, perché gli acquirenti di sesso possono fare tutto ciò che vogliono.

Gli assistenti sociali in Svezia osservano come le persone esercitanti la prostituzione si sentano più libere di rivolgersi a loro per ricevere assistenza. Al contrario, in paesi dove le “case chiuse” sono legali (come in Austria, Olanda, Svizzera o in Germania), i servizi sociali e la polizia dicono di riuscire con più difficoltà ad avvicinare le donne che si prostituiscono.

Legalizzare la prostituzione non cambierà la realtà: la prostituzione è una forma di violenza. Il 68% delle donne che esercitano questa attività soffre dei sintomi del disturbo post-traumatico da stress, come le vittime di tortura o i veterani di guerra.

16.Non dovremmo criminalizzare i clienti, perché essi possono salvare le donne o identificare le vittime di tratta
Il mito incarnato da Richard Gere in “Pretty woman” è ben lontano dal rappresentare la realtà. Un cliente di sesso che “salva” una donna o denuncia un caso di tratta resta pur sempre un cliente di sesso; l’esistenza di “clienti gentili” non riduce la domanda, contribuisce solo a corroborare una visione romantica della prostituzione che non ha nulla a che vedere con la realtà.

Inoltre, questo genere di clienti "gentili" rappresenta solo una piccola minoranza. I siti web di acquirenti sono illuminanti a riguardo. Ecco alcuni commenti: “Pompino decente, ma con un comportamento sgradevole e senza alcuno sforzo di sembrare interessata o almeno far finta di godere”; “è stato come fottere un attraente sacco di patate” (The invisible men Tumblr). Commenti che si "commentano" da soli, tutti miranti a considerare la donna un semplice oggetto sessuale.

17.Gli abolizionisti vogliono proibire la prostituzione
C’è una grande differenza tra l’approccio proibizionista, che criminalizza tutti gli attori del sistema prostituzionale (comprese le persone che si prostituiscono), e l’approccio abolizionista, il quale mira solo ai clienti, ai “protettori” e ai trafficanti, cioè coloro che hanno capacità di scelta.

Optare per la criminalizzazione di tutti non affronta la cause profonde né la natura di genere della prostituzione. Il modello abolizionista dà risalto alla violenza di tipo economico, psicologico e fisico connaturata nella prostituzione; esso vuole quindi proteggere le persone colpite e criminalizzare i colpevoli, cioè i clienti. L’abolizionismo vuole proporre alternative concrete alle persone che si trovano nella prostituzione e cambiare la mentalità che ne sta alla base.

18.L’abolizione della prostituzione è un’utopia
Abolire la prostituzione non significa debellarla. Gli stupri, gli omicidi e la pedofilia sono proibiti, tuttavia esistono ancora. Ciò che è importante è la norma sociale che la legislazione trasmette: essa dovrebbe inserire tra i diritti umani il principio per il quale il corpo umano e la sessualità non sono in vendita. Essa dovrebbe creare le condizioni per la realizzazione di una società più giusta.


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Articolo a cura di
Maris Davis

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Migranti. Una preghiera alla vita dopo aver toccato la morte

Donne e bambini fuggiti dall'Eritrea raccolti in mare dalla Ong Proactiva Open Arms ringraziano il cielo e noi, a nostra volta, ringraziamo i volontari per averli salvati.


Sono vivi, ma potevano essere morti. Chi fugge, attraversa deserti, si affida a trafficanti, schiavisti e aguzzini, affronta il mare in barche che non possono essere chiamate tali e gommoni inadatti, ha messo in conto di morire.

Come ha detto Cecilia Strada: “Pensate che un migrante che decide di scappare dall'Africa non sappia quanta gente muore in mare, sui barconi? Certo che lo sa. Ma scappa da una situazione talmente drammatica che la prospettiva di morire in mare diventa accettabile.
 Insomma: smettiamo di vendere armi, di depredare le risorse, di sostenere governi corrotti e autoritari e poi ne riparliamo"

Aiutarli a casa loro è giusto, ma non può essere un alibi.
  • Quante compagnie e multinazionali estere sfruttano le ricchezze dell’Africa?

  • Quanto fatturano in armi le aziende Occidentali?
  • Chi fomenta le guerre e le divisioni etniche?
  • Chi ha finanziato la disgregazione della Libia e della Siria?
  • Quali potenze svolgono ancora una politica coloniale nei confronti di paese che sono indipendenti solo sulla carta?
Se si vuole parlare di Africa e di paesi del cosiddetto Terzo o Quarto mondo si può fare. Ma seriamente. Peccato che nessuno l’abbia ancora mai fatto e che la gente muore di fame mentre il pianeta è sempre più nelle mani dei ricchi.

Nel frattempo questi bambini e donne dell'Eritrea pregano e ringraziano di essere vivi


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Articolo a cura di
Maris Davis

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venerdì 9 febbraio 2018

La grave instabilità e le violenze nella Repubblica Democratica del Congo. Situazione allarmante

Nel 2018 la Repubblica Democratica del Congo farà tremare di nuovo l’Africa.


L’arroccamento del presidente Kabila al potere alimenta la deriva politica e umanitaria. E nel 2018, segnato dalla corsa verso il voto fin qui negato, l’instabilità del Paese può innescare una nuova “mega-crisi nel continente”. Gli esperti avvertono.

«La crescente instabilità politica e la gigantesca crisi umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo nel 2018 daranno origine a una mega-crisi nel continente africano»

La previsione è di Ulrika Blom, direttrice del Consiglio norvegese per i rifugiati nella Repubblica Democratica del Congo, che ha lanciato l’allarme sulla deriva della crisi politica e umanitaria, che sta minando la nazione dei Grandi Laghi.

Un avvertimento sostenuto anche dal rapporto diffuso dai ricercatori del Centro di monitoraggio dei trasferimenti forzati interni (Idmc), da cui emerge che è il Congo-Kinshasa è il Paese con il maggior numero di sfollati interni e supera tutte le altre emergenze in corso a livello mondiale.

L’infausto primato è il risultato della brutale ondata di violenza iniziata nel 2016, che solo nel 2017 ha costretto oltre 1,7 milioni di persone a lasciare le proprie case (una media quotidiana di oltre 5.500 persone) e che secondo gli analisti è stata alimentata dalla crisi politica in atto nel Paese, generata dalla decisione del presidente Joseph Kabila di rimanere in carica anche dopo la fine del suo secondo mandato, ormai un anno fa.

Una decisione che ha suscitato proteste anche nell'ultimo giorno del 2017, quando, stando a fonti Onu sentite dall'Afp, gli scontri tra manifestanti e forze di polizia hanno portato alla morte di sette persone a Kinshasa e una a Kananga. Una crisi crescente e incontrollata continuata, soprattutto nella regione del Kananga, per tutto il mese di gennaio. Le stesse Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie li hanno definiti crimini contro l'umanità, uccisioni, assalti ai villaggi, e soprattutto violenze e stupri di massa compiuti sia fa fazioni di oppositori, milizie armate e lo stesso esercito regolare. Le morti e le uccisioni potrebbero essere ormai centinaia.

Una lunga empasse politica
La sua ostinazione nel restare incollato alla poltrona ha trascinato l’ex colonia belga nell'empasse politica e ha contribuito al rallentamento dell’economia e all'aumento dell’inflazione, che ha provocato un vertiginoso aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, rendendo ai congolesi sempre più difficile assicurarsi la sussistenza.

Kabila è salito al potere della Repubblica Democratica del Congo nel 2001 senza essere eletto, all'indomani dell’assassinio di suo padre, Laurent-Désiré Kabila, avvenuto il 16 gennaio 2001. In seguito, ha vinto le elezioni nel 2006 e nel 2011. Poi nel rispetto della Costituzione, che non permette di ricandidarsi per un terzo mandato, avrebbe dovuto lasciare il suo incarico il 20 dicembre 2016.

Tuttavia, Kabila sta continuando a governare adducendo ragioni di sicurezza, dovute alle rivolte interne nelle province orientali del Congo e nella regione del Gran Kasai, quest’ultima innescata proprio dal suo rifiuto di andarsene. Oltre a paventare la minaccia del terrorismo e i rischi dell’aggravamento della crisi economica, Kabila ha prima dichiarato di voler cambiare la Costituzione per poi rigettare ogni forma di trattativa.

Le sue macchinazioni politiche finora gli hanno consentito di restare in carica almeno sino al gennaio 2019, dopo che in spregio dell’Accordo di San Silvestro (siglato il 31 dicembre 2016), che prevedeva la convocazione di nuove elezioni entro la fine di quest’anno, lo scorso 8 novembre, ha stabilito che non si andrà al voto prima del 23 dicembre 2018. Le elezioni locali, invece, sono state fissate per il settembre 2019, garantendo così al suo blocco politico di restare al potere per almeno altri due anni.


Le inchieste sulla rete di Kabila
In questo modo, Kabila avrà tutto il tempo necessario per escogitare altre soluzioni che gli consentano di continuare a esercitare il controllo sul Congo, dove la corruzione e il malaffare legato al suo clan continuano a farla da padroni, come dimostra un’inchiesta realizzata nel dicembre 2016 da Bloomberg Businessweek.

Dall’indagine, emerge che il presidente non vuole lasciare il potere per non rinunciare a un incarico che ha permesso a lui e alla sua famiglia di controllare le principali ricchezze del Paese, che comprendono l’estrazione di minerali, l’allevamento, la costruzione di strade e di altre infrastrutture.

Un’ulteriore conferma di quanto appurato un anno fa dal settimanale economico statunitense giunge da un’altra recente inchiesta realizzata dalla Ong britannica Global Witness attraverso l’analisi dei dati dell’Extractive Industries Transparency Initiative (EITI), dai quali emerge che un fiume di denaro proveniente dal settore minerario, si è disperso all'interno di una vasta rete corruttiva legata al presidente congolese.

Leggendo il rapporto appare evidente che detenere il potere in Congo, significa gestire affari miliardari con le multinazionali e i Paesi affamati di materie prime. Anche questo spiega perché Kabila non ha rispettato l’accordo di San Silvestro e continua ostinatamente a calpestare la Costituzione, che da più di un anno impone la sua presenza al potere.

Nel frattempo, l’uomo forte di Kinshasa continua a restare indifferente alle vibranti proteste delle opposizioni, alla povertà e agli squilibri sociali che attanagliano il suo Paese, relegato al 176esimo posto su 188, nella graduatoria mondiale dell’indice di sviluppo umano redatta annualmente dalle Nazioni Unite.

Senza dimenticare, che in 57 anni d’indipendenza il Congo è stato condizionato da guerre civili, carestie ed efferate razzie compiute contro la popolazione. In tutto questo tempo, la nazione dell’Africa centrale è stata teatro di ripetuti colpi di stato, che hanno portato al potere tiranni del calibro del colonnello Mobutu Sese Seko, che per 36 lunghi anni ha instaurato una dittatura cleptocratica nel Paese.

Ma soprattutto, da quando ha ottenuto l’indipendenza il Congo non ha mai conosciuto una pace stabile e tra il 1997 e il 2003 è stato teatro di un conflitto passato alla storia come la “prima guerra mondiale africana”, che vide coinvolte otto nazioni africane e 25 gruppi armati, molti dei quali attivi ancora oggi nelle regioni minerarie del Kivu.


Un pesante retaggio che ci aiuta a capire quanto sarà difficile trovare una soluzione per stabilizzare il caotico quadro politico che sta minando il Paese africano.

Ciò che sta accadendo nella Repubblica Democratica del Congo è una lunga serie di orrori dimenticati dal grande circuito mediatico del mondo occidentale.

Oggi, in quel grande paese africano martoriato da sempre da guerre civili e violenze, c'è il più grande numero di profughi al mondo. Ma ancora nessuno se ne accorto, oppure ha fatto finta di non vedere.

Il suo presidente, Joseph Kabila, arroccato al potere al di fuori della Costituzione, si interessa di più alle ricche miniere di minerali preziosi che alle sorti del suo popolo. Ma è una situazione che potrebbe presto esplodere coinvolgendo l'intero continente africano.






Articolo a cura di
Maris Davis

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