domenica 23 novembre 2014

Sud Sudan, tra guerra civile e catastrofe umanitaria

Immagini dai Campi Profughi del Sud Sudan
e di rifugiati sud sudanesi in Etiopia
(Foto UNHCR)

Hanno bisogno di tutto, ma soprattutto di cibo. Sono 650 mila rifugiati nei 24 campi profughi dell'Etiopia che sopravvivono grazie ai cereali, allo zucchero e all'olio che il PAM (Programma Alimentare dell'Onu), distribuisce per evitare una catastrofe umanitaria ancora peggiore.

Sud Sudan, allagamenti causati dalle abbondanti piogge
Erano 450.000 fino a dieci mesi fa, soprattutto etritrei e somali, ma anche sudanesi e sud sudanesi spinti al di qua del confine, nell'area di Gambella, dalla guerra civile. Un terribile guerra civile tra i lealisti di etnia dinka del presidente del Sud Sudan Salva Kiir, e i ribelli nuer del suo ex vice Riek Machar.

Tendopoli sterminate organizzate dall'Unhcr, l'Agenzia dell'Onu per i rifugiati, magazzini di tela cerata o di lamiera per stivare tonnellate di cereali del PAM. La gente in fila per avere le razioni e prendere l'acqua, o per terra, in attesa del nulla. E i bambini, tanti, un po' vestiti e un po' no. I più piccoli in braccio alle madri, gli altri che provano a giocare tra la polvere e le mosche dove c'è il sole, o tra il fango e le mosche dove piove. Sempre scalzi.

Ma non è finita. La pace è ancora lontana nel più giovane stato del pianeta, che ha raggiunto l'indipendenza dal Sudan nel 2011. E i paesi vicini, Etiopia in testa, ma anche Kenya, Uganda, e addirittura Sudan, sono l'unica possibilità di salvezza.

La stagione delle piogge sta finendo e da gennaio le operazioni militari potrebbero essere più intense. Si rischia una nuova ondata di profughi.

Entry Point di Pagak
Unhcr, Pam e Echo si preparano per accogliere i profughi provenienti dal Sud Sudan soprattutto negli "Entry Point", i punti di varco da dove sono approntati i centri di prima accoglienza come quello di Pagak, nell'Etiopia occidentale al confine con il Sud Sudan. Da Pagak sono entrati 90 mila disperati e nelle prossime settimane ne potrebbero arrivare altre migliaia.

Al di là del confine, a poche centinaia di metri, la guerra civile, di qua, in Etipia, la salvezza, razioni di cibo e tendoni. L'acqua del fiume Gikow gonfiato dalla pioggia, per fare il bagno. Qualche giorno di sosta per i profughi stremati, tante le donne e i bambini nutriti con l'Hight Energy Biscuits (biscotti ad elevata energia), per evitare i tracollo, e poi il trasferimento nei campi più interni e più organizzati.

Ma ora da Pagak non ci si può più muovere e da tre mesi tremila sud sudanesi sono bloccati. Le alluvioni durante la stagione delle piogge hanno reso impraticabili molte zone, e i campi profughi della regione di Gambella sono pieni.

Campi profughi nella regione di Gambella:
  • Kule, a un trentina di chilometri dal confine, aperto dallo scorso maggio, ospita 45 mila persone.
  • Leichtuor, a 120 chilometri dal confine, che ha sofferto più di tutti per le innondazioni, i rifugiati sono quasi 48 mila.
  • Tierkidi, ospita circa 49 mila sud sudanesi.

Campo Profughi di Leichtuor
Ovunque la maggioranza sono donne e bambini. Gli uomini sono rimasti al di là del confine, a combattere.

L'Etiopia, che ha scelto una politica di "Open Door" (Porte Aperte), è il Paese africano con il maggior numero di rifugiati. E solo ai sud sudanesi sono state distribuite da dicembre, quasi 20 mila tonnellate di cibo, per un valore totale che entro la fine dell'anno arriverà a 30 milioni di dollari. Ma servono altri soldi per sfamare tutti i 650.000 profughi del Sud Sudan, almeno altri 44 milioni di dollari entro il 2015.

Non tutti ce l'hanno fatta a scappare. Un milione di civili, c'è chi dice due milioni, hanno abbandonato case e villaggi, orti e bestiame, e sono intrappolati all'interno dei confini sud sudanesi senza risorse. Ogni giorno, più volte al giorno almeno sei aerei del PAM decollano dagli aeroporti di Gambella, Asosa e Jimma per lanciare cibo nelle zone del Sud Sudan dove si trovano i così detti "rifugiati interni".

Da marzo 2014 sono stati lanciati in Sud Sudan almeno 30 mila tonnellate di alimenti, ma se non arriva la pace ci sarà bisogno di lanciare cibo per tutto il 2015.

Fonti e dati di questo articolo (Ansa e Al Jazeera)




Articolo di 
Maris Davis

Questo articolo fa parte delle Campagne Informative "Guerre dimenticate dell'Africa"




domenica 16 novembre 2014

Eritrea, in fuga dall'orrore

Migranti eritrei nei campi del Sinai
Si stima che oltre tremila persone ogni mese fuggano dall'Eritrea, un paese che è considerato una prigione a cielo aperto. Un paese dove i giovani vengono reclutati a forza nell'esercito già a 16 o 17 anni e poi costretti a restarci praticamente tutta la vita. Sfruttati, costretti a lavorare per il governo, insomma resi schiavi.

Il nome Eritrea deriva dal greco "erythros" che significa rosso, e quindi paese che si affaccia sul Mar Rosso.

La Storia
Sotto l'influenza italiana fin dalla fine dell'Ottocento, divenne colonia italiana nel 1935 quando le truppe dell'allora regime fascista entrarono ad Addis Abeba. Durante la seconda guerra mondiale, nel 1941, passò sotto il protettorato inglese (battaglia di Cheren). Nel 1947, dopo il trattato di Parigi, l'Italia dovette rinunciare definitivamente all'Eritrea che nel 1952 divenne parte dell'Impero di Etiopia.

La piena indipendenza l'Eritrea la ottenne solo nel 1993 quando salì al potere Isaias Afewerki che da allora governa con pugno di ferro attraverso una rigida dittatura militare .. leggi tutto.

Un lager a cielo aperto
Tra fame e terrore, leva obbligatoria praticamente a vita, deportazioni di massa, torture e carcere per gli oppositori, una dittatura "brutale" e "sanguinaria" per purtroppo si regge anche sul decisivo sostegno dell'Italia.

Accordi di cooperazione tra il regime eritreo e l'Italia sostengono un regime brutale, appalti per la costruzione di dighe e lo sfruttamento dell'energia idro-elettrica, accordi per lo sfruttamento di vaste aree di territori agricoli di cui beneficiano aziende e multinazionali. Importanti giacimenti di potassio, oro, ferro e petrolio e altri minerali sono oggetto di sfruttamento intensivo da parte di compagnie straniere, tra le quali molte italiane.

Proteste della comunità degli eritrei in Italia
contro il regime del loro paese
Spaventoso il bilancio dei diritti umani. Il presidente Afewerki è considerato l'ultimo despota "comunista" del continente nero, e secondo le Nazioni Unite supera in ferocia persino la Corea del Nord. Ma nonostante la consapevolezza della brutalità di quel regime la politica estera italiana punta molto sulla ex-colonia, meno di cinque milioni di abitanti e costo della manodopera quasi a zero grazie ai "lavori forzati".

A far gola anche lo sfruttamento dei chilometri di spiagge che si affacciano sul Mar Rosso, che l'Etiopia vorrebbe trasformare in un "paradiso" per i turisti, e un giorno fare concorrenza alle spiagge dell'Egitto. In ballo la costruzione di villaggi turistici e hotel di gran lusso.

In fuga dall'orrore
Giovani costretti a fare il servizio militare praticamente per tutta la vita, una vita schiavizzante, senza speranza, senza un futuro. Ma è solo una delle cause per cui i giovani fuggono dall'Eritrea, si calcola almeno tremila al mese.

Si fugge quasi sempre con la complicità dell'esercito o di funzionari governativi, una complicità che spesso si rivela una vera e propria "trappola" ordita dallo stesso "regime" per ricattare poi le famiglie e i parenti rimasti in patria.

Con 1.200-2.000 dollari "qualcuno" ti accompagna al confine con il Sudan. I più fortunati vengono presi in consegna dall'UNHCR (Agenzia Onu per i Rifugiati), ma altri vengono venduti a bande di trafficanti sudanesi, che dopo averli accompagnati al confine egiziano, a loro volta li "vendono" a famiglie egiziane che attraverso la penisola del Sinai li portano al confine con Israele.

Esseri umani considerati come merce. In tutti questi passaggi di mano gli eritrei vengono usati come vera e propria merce di scambio il cui prezzo sale fino ad arrivare 15-20.000 dollari.

Arrivati al confine con Israele i profughi vengono "stabilizzati" e rinchiusi in campi. Chi può pagare riesce ad arrivare in Israele, altri tentano il viaggio verso la Libia e poi l'Italia, molti altri che non possono pagare vengono invece riconsegnati al regime eritreo, il quale chiede un riscatto alla famiglia anche di 30-35.000 dollari per riportare indietro il proprio congiunto.

Alganesh Fessaha
Un viaggio fatto di torture
Durante il viaggio e poi anche nei campi del Sinai al confine con Israele i migranti eritrei subiscono ogni sorta di "torture" dai trafficanti di uomini. Le donne violentate anche 3-4 volte al giorno, i giovani e gli uomini sodomizzati con tubi metallici. Appesi per le mani per ore in pieno sole senza acqua né cibo. Le loro carni bruciate con plastica fusa o ferro bollente. Torturati anche i bambini, se ci sono bambini piccoli.

Si parla anche di traffico di organi, alcune testimonianze dirette avvalorano questa tesi.

I 366 migranti morti nel naufragio del 3 ottobre 2013 a Lampedusa erano in gran parte di nazionalità eritrea. Morti per fuggire da uno Stato-lager che rende i suoi cittadini schiavi a vita. Ma migliaia sono i profughi eritrei che muoiono durante questi viaggi. Muoiono per le torture subite dai trafficanti di uomini, muoiono di stenti, o muoiono in mare durante le traversate.

Dalla testimonianza di Alganesh Fessaha, attivista eritrea di Ghandi Charity, vive a Milano e da cinque cerca di salvare i suoi connazionali dai trafficanti di uomini sudanesi ed egiziani.

Il Video (in italiano)

Questo articolo fa parte della nostra Campagna Informativa "Guerre dimenticate dell'Africa" e "Moderne Schiavitù"



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domenica 21 settembre 2014

Gli scafisti ridevano mentre il barcone affondava

Su quel barcone affondato tra il 14 e il 15 settembre scorso a 300 miglia da Malta c'erano circa 500 migranti, si sono salvati in pochissimi. Tutti erano partiti da Gaza pagando con i soldi ricevuti per la ricostruzione delle loro case. A bordo del barcone fatto affondare c'erano anche un centinaio di bambini.

La testimonianza agghiacciante dei sopravvissuti al naufragio. "Hanno speronato la nave perché abbiamo rifiutato di trasferirci su una più piccola".

Continuano ad emergere dettagli raccapriccianti riguardanti lo speronamento e il conseguente affondamento di un barcone partito dall'Egitto con oltre 500 immigrati quasi tutti provenienti dalla Palestina.

I funzionari dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), che hanno parlato a Creta con sei dei sopravvissuti a quelli che l'Unione Europea ha definito "omicidi e non incidenti in mare", riferiscono che gli scafisti, tre o quattro tutti egiziani, si sarebbero infuriati quando gli immigrati si sono rifiutati di trasferirsi su una barca più piccola e che gli immigrati ritenevano "non sicura".

Durante quello stesso viaggio avevano dovuto cambiare imbarcazione altre tre volte. Così quando per l'ennesima volta venivano obbligati a trasferirsi su un'altra barca gli immigrati hanno opposto resistenza e così gli scafisti hanno minacciato di fare ritorno in Egitto, da dove erano partiti. Gli immigrati a quel punto, piuttosto che salire su una barca ritenuta non sicura, hanno deciso che era preferibile tornare indietro.

Itinerario del barcone fatto affondare dagli scafisti.
Partito dall'Egitto era diretto in Sicilia.
Una decisione che ha suscitato l'ira degli scafisti che hanno iniziato ad urlare e a tirare pezzi di legno contro i migranti. È stato quello il momento che l'imbarcazione degli scafisti si è avvicinata per speronare il barcone. Alcuni degli immigrati sono saltati nella barca più piccola, altri sono subito caduti in mare, altri che tentavano di salire sulla barca più piccola venivano spinti a forza in mare.

L'imbarcazione degli scafisti ha continuato per più volte a speronare quella dei migranti che a quel punto ha iniziato ad imbarcare acqua fino a rovesciarsi. Uno degli scafisti, brandendo un macete, tagliava le mani di chiunque tentasse di aggrapparsi alla loro barca.

I "trafficanti di uomini" hanno continuato a girare intorno ridendo mentre i migranti, donne e bambini, affogavano tra grida e pianti di disperazione. Un sopravvissuto ha detto che uno dei migranti, piuttosto che morire annegato si sarebbe impiccato prima di affondare.

Solo quando l'imbarcazione è affondata completamente gli scafisti di sono allontanati dal luogo della tragedia.

Hamed, 16 anni appena, palestinese è appena stato dimesso dall'ospedale di Pozzallo, è uno dei nove sopravvissuti alla tragedia .. "Quelli che come me sono stati salvati dalla nave (il mercantile panamense Pegasus) siamo stati in 9 o in 10. Tutti gli altri, centinaia di persone, intere famiglie con bambini sono morti, finiti in fondo al mare".

I responsabili di quell'omicidio di massa sul quale sta ora indagando la Procura di Catania per il reato di "strage", sono fuggiti su quel barcone che è stata la "cabina di regia della morte" e probabilmente sono già rientrati in Egitto pronti ad organizzare altre attraversate della morte.
(Fonte .. la Repubblica Cronache)




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venerdì 19 settembre 2014

Turismo sessuale a spese dei minori di paesi poveri

Secondo l'Osservatorio per il contrasto della pedofilia e pornografia minorile, il traffico di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale è considerato il terzo traffico illegale dopo droga e armi, con un volume di affari complessivo intorno agli 80-100 miliardi di dollari.

La pratica del turismo sessuale, di chi prende un volo e cerca un albergo per fare sesso a due soldi con le ragazze del posto, spesso bambine, è diffusa soprattutto nei Paesi più poveri. Nella trappola del così detto "turismo sessuale", ci finiscono soprattutto i più piccoli.

Figli, mariti, padri, lavoratori. E poi un aereo, e poi in vacanza al sud del mondo, e poi il demonio. Italiani, tra quelli che "consumano" di più sesso a pagamento a Santo Domingo, in Colombia, in Brasile.

Italiani i primi "pedofili" in Kenya. Attivissimi nell'olocausto che travolge 15.000 creature, il 30% di tutte le bambine che vivono a Malindi, Mombasa e Kilifi. Piccole schiave per turisti. In vendita a orario continuato, per mano, spesso, dei loro stessi genitori.

In genere hanno tra i 12 e i 14 anni, ma possono averne anche 9, o 7, addirittura solo 5. Minuscoli bottini per turisti, burattini di carne da manipolare a piacimento. Foto e filmati da portare a casa come souvenir. Costa quanto una buona cena o un'escursione. Pacchetto "venduto" tutto compreso, alloggio, vitto, viaggio, drink, preservativi e ragazze.

Sono così piccole, se le vanno a comprare nei bordelli e poi le "stuprano". Trattano il prezzo parlando quasi sempre lingue occidentali, e ottantamila volte all'anno è la lingua italiana.

I numeri. Sono tre milioni i turisti che ogni anno partono per viaggi in cerca di sesso. Di questi, secondo l'osservatorio per il contrasto della pedofilia e pornografia minorile del dipartimento per le pari opportunità della presidenza del consiglio dei ministri (vai al sito):
  • Un sesto è alla ricerca di minorenni, con un volume d'affari complessivo intorno agli 80-100 miliardi di dollari.
  • Turisti occasionali (65%), abituali (30%), pedofili (5%). Tutti in viaggio per lo stesso fine.
  • La maggior parte dei turisti che dedicano la propria vacanza a sfondo sessuale sono, per il 37% tra i 31 e 40 anni, e sono per la quasi totalità occidentali.
  • Le vittime del turismo sessuale sono per il 60% comprese tra i 13 e i 17 anni, per il 30% dai 7 ai 12 anni, per il 10% anche più piccoli di 6 anni.
  • Il 75% dei minori coinvolti di bambine.
  • Tra le destinazioni più frequentate il Brasile, il Nepal, il Bangladesh, la Colombia, l'Ucraina, a Thailandia. In Africa è il Kenya delle spiagge "immacolate" il luogo preferito dagli italiani .. (fonte Ecpat)
Il giro d'affari. Il turismo sessuale e il traffico di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale è il terzo traffico illegale per ordine di importanza dopo droga e armi, importante a tal punto che il fenomeno ha assunto una rilevanza mondiale.

Il turismo sessuale viene definito dall'Osservatorio per il contrasto alla pedofilia "un'insieme di viaggi organizzati dagli operatori del settore turistico o da esterni che usano le proprie strutture e reti con l'intento primario di far intraprendere al turista una relazione sessuale a sfondo commerciale con i residenti del luogo di destinazione".

Il fenomeno del turismo sessuale si è intensificato negli ultimi anni sia a causa del maggiore impoverimento dei "Paesi del Sud del mondo", dove i bambini entrano nel giro della prostituzione spinti dalla miseria, dalla fame e dalla mancanza di lavoro dei familiari, e sia per l'aumento del "turismo di massa".

La rete. Stai progettando il tuo prossimo viaggio e vuoi consigli su dove andare a fare turismo sessuale in Europa e nel mondo ?? Tra le recensioni e consigli per scoprire luoghi e mete per vacanze sessuali (sia per uomini che per donne). Sono tantissimi i siti internet che offrono questi "servizi particolari", sono on-line alla portata di tutti e sono consultabili. Danno informazioni e consigli su dove e come soggiornare al meglio. Sono descritte mete e destinazioni, consigli per il viaggio e curiosità.

L'Osservatorio. Opera al "Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio" - Vai al Sito -

Il compito principale di questo organismo è di acquisire e monitorare i dati e le informazioni relativi alle attività svolte da tutte le amministrazioni pubbliche per la prevenzione e la repressione dell'abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori, anche attraverso a creazione di una banca dati del fenomeno.

Le pene previste. L'Italia da sempre contrasta ogni forma di abuso e di sfruttamento sessuale dei minori. La legge 269/98 contro lo "Sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù" ha introdotto molte novità, tra cui la punibilità in patria dei cittadini italiani che commettono all'estero crimini sessuali contro i minori, anche quando il reato è stato commesso in concorso con uno straniero (art. 604 del codice penale).

La legge ha inoltre inserito la punibilità delle iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, per cui chiunque organizza o propaganda viaggi finalizzati alla prostituzione a danno di minori, è punito con la reclusione da 6 a 12 anni.

Reato difficile da dimostrare, soprattutto se commesso in un paese straniero. La citata legge 269/98 prevede il solo "reato" commesso in danno di minori. Non c'è reato quando il rapporto sessuale avviene tra adulti consenzienti, seppur a pagamento.

  • Difficile dimostrare l'età del minore o della minore abusata se ciò avviene all'estero,
  • Gli abusi non saranno mai denunciati. Le stesse vittime sono controllate da organizzazioni criminali, o sono spinte da uno stato di necessità.
  • Le stesse autorità dei paesi stranieri dove avvengono gli abusi non reprimono questo traffico con la dovuta autorevolezza, quasi sempre esse stesse parte integrante di queste organizzazioni criminali.
  • Molti sono i siti internet (in chiaro) che pubblicizzano i "percorsi e le destinazioni del sesso" con tanto di locali e bordelli. Sono siti che però si guardano bene dal spiegare l'età e lo stato di "costrizione"  in cui si trovano le "prostitute-bambine".
In materia di turismo sessuale in danno di minori è necessaria una collaborazione decisa e autorevole tra le polizie dei paesi di "partenza" e quelle dei paesi di "destinazione" dei turisti del sesso. Una collaborazione che al momento è del tutto assente o, nel migliore dei casi, decisamente insufficiente .. Non bastano le leggi, bisogna renderle applicabili.




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