giovedì 26 marzo 2015

Delta del Niger, l'inquinamento che nessuno vuole vedere

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Il Delta del Niger è la regione petrolifera della Nigeria. Una regione grande come la pianura Padana dove vivono almeno venti milioni di persone .. nella più assoluta indigenza e nel degrado più totale.

È considerato uno dei luoghi più inquinati del mondo. In questa regione si estrae il petrolio del primo produttore dell'Africa.

Le compagnie petrolifere hanno "militarizzato" quei luoghi. Shell ed ENI, ma anche Total, Erg, Chevron, Esso e altre. La corruzione e l'arroganza di queste compagnie in nome del business ha permesso per decenni (dagli anni '70) a queste compagnie di estrarre la ricchezza derivante dall'"oro nero" (Black Gold) solo per il loro tornaconto economico e non a beneficio della popolazione locale, che invece è sempre più povera. Compagnie straniere che non danno lavoro alla gente del luogo preferendo assumere "stranieri".

E il petrolio estratto viene subito caricato sulle petroliere e portato via. La raffinazione avviene in altri luoghi e così la Nigeria, paese ricco di petrolio, è però povero di benzina, dove si deve ancora fare la coda per una tanica di carburante.

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Da anni Amnesty International sta combattendo contro queste "multinazionali" e ormai considera ciò che sta accadendo in questi luoghi un vero e proprio crimine contro l'umanità, ma che da 50 anni è il luogo di un "furto" continuo di ricchezza, di una aberrazione indescrivibile che i "vincitori" della Guerra del Biafra stanno facendo pagare a chi ha perso tutto, a chi non può più coltivare la propria terra una volta fertile, a chi non può più pescare in quelle acque che una volta erano azzurre. Le multinazionali del petrolio hanno "rubato" non solo il nostro petrolio, ma anche la nostra terra.

Nel 2012 la Corte di Giustizia della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale ha giudicato la Nigeria responsabile della violazione della "Carta Africana" dei diritti umani e dei popoli riguardo alle condizioni di vita delle popolazioni del delta del fiume Niger. La Corte ha stabilito che il governo federale nigeriano è responsabile del comportamento delle compagnie petrolifere e che ad esso spetta di chiamarle a rispondere dell'impatto ambientale gravemente compromesso a causa del loro operato.


- Inquinamento provocato dall'ENI -
Il rapporto 2014 di Amnesty International sulle attività dell'ENI e della Shell in Nigeria NON è un rapporto edificante - leggi -

Fra gli italiani dell'ENI e gli olandesi della Shell si contano infatti più di 550 perdite di petrolio nella regione del Delta nel solo anno 2014, e in questo caso è l'Italia che vince con 349 riversamenti (perdite di petrolio). Per la Shell invece "solo" 204 perdite. Solo queste due compagnie petrolifere nel 2014 hanno provocato 553 "incidenti" petroliferi, quasi due al giorno. Ma in Nigeria non c'è solo l'ENI e la Shell, sono operative altre grandi compagnie petrolifere e i riversamenti di petrolio nei terreni e nelle acque del Delta del Niger sono molti di più dei 550 denunciati da Amnesty.

Da anni denunciamo la "straziante" situazione del Delta del Niger, dove si producono circa due milioni di barili di petrolio al giorno, il 4° produttore mondiale, il 1° in Africa. Petrolio che viene "letteralmente" rubato alla Nigeria dove non viene neppure raffinato. Trasportato verso la costa da migliaia e migliaia chilometri di oleodotti (pipeline) dove viene stoccato e subito caricato sulle petroliere che fanno la spola continua tra il Golfo di Guinea e i paesi di origine delle compagnie petrolifere che lo estraggono. Pipeline che corrono a vista nei terreni, all'interno della foresta e in luoghi che solo 40 anni fa erano considerati veri e propri "paradisi naturali incontaminati" - guarda -


- Impianti di stoccaggio sulla costa del Golfo di Guinea -
Il petrolio viene raffinato altrove. Solo una minima parte resta in Nigeria che è quindi costretta ad importare benzina, gasolio e altri carburanti nonostante la sua grande ricchezza di "oro nero". La Nigeria infatti è un paese ricco di petrolio, ma povero di benzina. E lo dimostrano le cifre, nell'economia nigeriana il 95% delle esportazioni è rappresentato dal petrolio, ma il petrolio contribuisce solo al 20% del PIL totale, e ciò dimostra la "maldestra" gestione della principale ricchezza del paese dei governi nigeriani che si sono susseguiti in questi ultimi decenni.

Nella Nigeria ricca di petrolio il 63% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno e il consumo medio di energia elettrica pro-capite è di soli 149 KWh, mentre in Italia (tanto per fare un paragone) è di 5.400 KWh. Corruzione è la parola chiave, e la Nigeria è tra i trenta paesi più corrotti al mondo - guarda mappa -

Terreni e acque inquinate hanno costretto la popolazione locale, che prima viveva di agricoltura e pesca, nella più assoluta povertà, ad abbandonare territori, e ad emigrare negli stati più a nord oppure a raggiungere l'Europa.


- Il Gas Flaring brucia anche dove giocano i bambini -
Gas Flaring. È un gas dissociato che si trova nella parte superiore dei giacimenti di petrolio, è intrasportabile e deve essere trasformato sul posto con appositi impianti. Dal gas flaring  si ricava energia elettrica e gas metano.

Nonostante i divieti internazionali e una legge federale del 1989 il gas flaring continua ad essere bruciato sul posto senza nessuno scrupolo per l'inquinamento, per i danni ambientali e le malattie causate alle popolazioni locali. Le compagnie petrolifere utilizzano questo sistema per non costruire impianti che possano trasformare questo gas. Si stima che la trasformazione del gas flaring della Nigeria potrebbe fornire energia elettrica e metano all'Africa Sub-Sahariana e all'Africa Centrale per centinaia di anni.

Il divieto assoluto di bruciare il "gas flaring" è decretato in una convenzione delle Nazioni Unite in vigore fin dagli anni '80 e accolta da tutti i produttori di petrolio al mondo, anche dalla Nigeria.

Nel territorio del "Delta del Niger" sono oltre 100 le torri che sprigionano in maniera perenne lingue di fuoco che sputano diossina, benzene, sulfuri e particolati vari. Tanto per fornire qualche dato, secondo le ONG locali dei 168 miliardi di metri cubici di gas brucati ogni anno al mondo, il 23% (quasi un quarto) provengono dalla Nigeria.

La quantità di gas flaring bruciato nella regione del Delta del Niger produce 400 milioni di tonnellate di ossido di carbonio (come a dire il 25% del consumo annuo di gas di tutti gli Stati Uniti).  Le piogge acide, conseguenza diretta del gas bruciato, provocano l'inquinamento anche dei terreni agricoli non interessati direttamente agli sversamenti e alle perdite di petrolio.


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M.E.N.D. (Movimento per la liberazione del Delta del Niger). È un gruppo armato che è attivo nella regione e che lotta affinché il petrolio della Nigeria rimanga ai nigeriani. Il suo obiettivo è boicottare gli impianti delle compagnie petrolifere, si prefigge la cacciata degli stranieri che sfruttano la ricchezza della Nigeria.

In passato il MEND è arrivato anche a rapire "personale straniero". Il fine ultimo del movimento è quello di prendere il controllo del petrolio per riparare agli effetti collaterali dell'estrazione, ovvero l'inquinamento, i diritti della popolazione locale, i risarcimenti dei danni provocati dagli "incidenti", ecc..

Le compagnie petrolifere si sono dotate a loro volta di veri e propri eserciti privati per difendere i loro quartier generali, facendo del Delta del Niger una vera e propria zona franca, sempre più spesso anche al fuori del controllo delle autorità locali e della stessa polizia nigeriana.


Nuvole che oscurano i giorni e fiamme che accendono le notti. Il gas flaring che brucia in continuazione provoca un panorama desolante, e la ricaduta al suolo delle sottilissime polveri bruciate provoca rossore permanente agli occhi, tumori della pelle, e gravi malattie legate alla respirazione.

La regione del Delta del Niger è uno dei dieci luoghi più inquinati al mondo, ma per la sua estensione, la continuità con cui si sta inquinando, la mancanza di progetti per le bonifiche, fanno del Delta del Niger il più grave disastro ambientale di sempre, e tutto questo nell'indifferenza del mondo, in nome solo dei petro-dollari. E quello che più dispiace è che sia proprio l'ENI, la multinazionale pubblica italiana, che da decenni corrompe ministri, politici e funzionari nigeriani, una delle principali cause di questo disastro.


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Nostri Articoli

Petrolio, inquinamento e povertà nel Delta del Niger
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martedì 17 marzo 2015

Viaggio tra i richiedenti asilo del CARA di Mineo, un'inferno di Stato

CARA di Mineo - Ingresso
In queste settimane il sistema dell'accoglienza in Italia è sotto la lente d'ingrandimento delle procure di mezza Italia, da Gradisca d'Isonzo (Gorizia), a Isola Capo Rizzuto (Crotone), e fino al CARA di Mineo (Catania). Il problema è sempre lo stesso, ovvero "truffe" ai danni dello Stato e sulla pelle degli immigrati e dei richiedenti asilo. Mancato pagamento del "Pocket Money", scarsa manutenzione degli alloggi, sistema delle mense, ecc..

In pratica le cooperative e le società di gestione, prima si accaparrano gli appalti e poi disattendono i termini del contratto confidando sull'assenza dei controlli e delle ispezioni.

Milioni e milioni di soldi pubblici, spesi male, malissimo, e che finiscono nelle mani delle mafie e gruppi di potere protetti anche dalla politica. Un business sulla pelle degli immigrati di cui abbiamo più volte parlato - leggi -

Il CARA di Mineo, in provincia di Catania, è il più grande centro di accoglienza d'Europa, in grado di accogliere fino a 4.000 immigrati. Oggi perfino "mister" Salvini, leader di quella "lega Nord" che ha permesso queste iniquità, denuncia il "business sulla pelle dei migranti".

CARA di Mineo - Cortile estermo
Il CARA di Mineo è un vero e proprio villaggio di quattrocento villette a schiera su due piani, stradoni enormi dai nomi improbabili e intorno il nulla della campagna ancora verde che ricorda un quartiere residenziale di una cittadina del Kentucky. Ma non sono gli Stati Uniti e non è nemmeno un quartiere residenziale, è invece la Sicilia, pochi chilometri da Mineo, provincia di Catania, e un lungo muro di filo spinato che circonda l’intero perimetro, guardato a vista dai militari italiani forniti di mitra che ricordano inquietanti immagini di guerra. Da lontano il "residence degli Aranci" (così viene anche chiamato il luogo) sembra un’oasi nel nulla della campagna siciliana. Un posto incantato costruito 14 anni fa e affittato per alcuni anni alle famiglie dei militari americani di stanza alla base di Sigonella.

CARA di Mineo - Interno
Quattromila persone vivono in condizioni disumane. Cercano di organizzarsi come possono, c'è il mercato nero di generi di prima necessità (Il cibo distribuito dai gestori è pessimo), ma soprattutto ci sono pesanti sospetti circa l'esistenza di un bordello gestito dagli stessi migranti con la complicità del personale del Centro, e di un vasto giro di spaccio di sostanze stupefacenti. Anche sui traffici illeciti al CARA di Mineo  abbiamo già denunciato in passato - leggi -

Il "residence degli Aranci" è un luogo perfetto, anche se dista alcuni chilometri dai centri abitati, per accogliere migranti in attesa di asilo o dello status di rifugiato, è lontano, parecchio lontano, dai luoghi nevralgici interessati dagli arrivi a ritmo continuo degli esuli. Questa però è una storia dove la logica non esiste, i diritti basilari non sono nemmeno presi in considerazione e la realtà supera di gran lunga ogni più aberrante fantasia. È così che il quartiere residenziale del Kentucky made in Sicilia è diventato, al modico costo di sei milioni di euro all'anno, uno dei centri per richiedenti asilo più grandi d’Europa.

Qui quattromila persone aspettano che la loro richiesta d’asilo venga valutata dalle commissioni inviate dal Viminale, un’attesa che a volte dura anche più di un anno. Sono circa 3.500 uomini, circa 400 donne e quasi 100 minori, suddivisi a gruppi di trenta per ogni villetta. Dove un tempo viveva un unico nucleo familiare statunitense, oggi sono costretti a viverci in trenta.

Per ognuno degli ospiti il gestore del CARA (ovvero il consorzio Calatino Terra di Accoglienza) riceve 34,60 euro al giorno, ovvero più di cinquanta milioni l’anno. Dati che fanno del Cara di Mineo non solo una tra le prime aziende dell’isola, ma anche, e forse soprattutto, un posto in cui il tempo è sospeso, il decoro un concetto opinabile e l’apparenza differisce spesso da quella che è la realtà.

Ottenere il permesso per visitarlo non è semplice, riuscire poi a muoversi in autonomia tra i vialetti surreali governati dalla miseria, è ancora più difficile.

(fonti e video da un'inchiesta del Fatto Quotidiano)


Come dicevamo il CARA di Mineo è sotto inchiesta da parecchio tempo e da oggi anche per un appalto, l'ennesimo da cento milioniSu questo colosso dell’ospitalità ora indagano la Direzione distrettuale antimafia di Catania e la Procura di Caltagirone. La pericolosa saldatura tra denaro, politica e cooperative è l’oggetto delle inchieste.


Le villette del CARA di Mineo - vista dalla strada provinciale

Coinvolto il sindaco di Mineo e il sottosegretario alle politiche agricole Castiglione (area UDC-NCD) - leggi - a dimostrazione del fatto che anche la mala-politica è legata mani e piedi al business dell'immigrazione.

Asilo politico, rifugiati e migranti. Un vero business (per qualcuno)
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sabato 7 marzo 2015

Moderne Schiavitù, Rapporto 2014

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Sono circa 35,8 milioni le persone nel mondo che vivono in condizioni di schiavitù, costrette da padroni senza scrupoli a svolgere i lavori più duri, ma anche a prostituirsi e combattere guerre. Un dato in aumento del 20% rispetto al 2013.

Gli schiavi della raccolta di arance a Rosarno (RC, Italia)
Leggi articolo -
Secondo il rapporto Global Slavery Index (GSI) del 2014, che confronta i dati di 167 paesi, la schiavitù moderna contribuisce alla produzione di almeno 122 beni commerciali in 58 paesi. Dal tessile, al minerario e perfino all'informatica (assemblaggio di apparecchiature elettroniche come computer, telefonini o iPad).

Si pensa che la schiavitù appartenga al passato o che esista solo nei paesi devastati da guerre e povertà, ma la schiavitù è ancora una drammatica realtà. La moderna schiavitù include anche pratiche assimilabili, come:

Strozzinaggio,
Accattonaggio,
Matrimoni forzati, precoci o combinati
Bambini e bambine soldato,
Sfruttamento di bambini e minori,
Traffico di esseri umani,
Lavori forzati o sottopagati,
Sfruttamento di donne, bambine e bambini per scopi sessuali,
e altro ancora.

Baby cercatori di Diamanti della Sierra Leone
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Secondo International Labour Organization (ILO, Organizzazione Internazionale del Lavoro), i profitti derivanti dallo sfruttamento dei "Moderni Schiavi" sono di circa 150 miliardi di dollari ogni anno.

La nazione peggiore (in rapporto alla popolazione) rimane la Mauritania, al secondo posto figura l'Uzbekistan, mentre la nazione con il più alto numero di schiavi assoluti è l'India. I paesi che fanno di più per contrastare il fenomeno sono Olanda, Svezia, Stati Uniti. Ma il fenomeno è presente anche in Europa dove sono circa 566 mila le persone sottoposte a forme di schiavitù, la maggior parte delle volte si tratta di immigrati clandestini.

Mappa graduale delle Moderne Schiavitù nei vari Paesi del mondo

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
Articolo 4
Nessun uomo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù. La schiavitù e la tratta di esseri umani saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Altri Approfondimenti

Rapporto Global Slaverty Index 2014



Articolo curato da


mercoledì 25 febbraio 2015

Le Scuole e l'Istruzione in Africa

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All'inizio del millennio l'UNESCO, studiando lo stato dei sistemi comparativi africani, ha evidenziato che circa 42 milioni di bambini non andavano a scuola e la metà degli iscritti a malapena riusciva a superare il ciclo elementare (Primary School).

Il secondo degli 8 obiettivi del millennio, sviluppati dalle Nazioni Unite e condivisi da 191 Stati membri dell'ONU, è raggiungere l'istruzione primaria universale. L'istruzione infatti è il mezzo indispensabile per interrompere il ciclo di marginalizzazione, povertà e violenza. Un elemento importante per dare ad ogni individuo gli strumenti necessari per costruire un futuro per se e contribuire così allo sviluppo della società.

Purtroppo il tasso di analfabetismo nei paesi poveri fatica ad abbassarsi. L'Unesco ha calcolato che sarebbero necessari solo 16 milioni di dollari per garantire l'accesso scolastico a tutti i bambini dei paesi in via di sviluppo, la metà di quanto spendiamo per comperare gelati in Europa e in America.

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Nell'Africa Sub-Sahariana 29 milioni di bambini non hanno ancora oggi accesso all'istruzione primaria. Molti sono bambini vulnerabili, orfani, bambini di strada, affetti da HIV, bambini disabili o vittime di conflitti armati, disastri naturali o epidemie, appartenenti a famiglie nomadi o pastorali, o a famiglie povere. Perfino quando sono iscritti alla scuola primaria, circa la metà abbandona prima della fine del ciclo scolastico, spesso per la scarsa qualità dell'istruzione o per le difficili condizioni scolastiche che devono affrontare.

Disparità tra bambine e bambini. Le famiglie più povere sono spesso costrette a scegliere chi mandare a scuola, e tra un figlio maschio e una figlia femmina, la scelta ricade inevitabilmente sempre sul maschio perché la femmina è più "adatta" a seguire le faccende domestiche. Occorre inoltre ricordare che spesso a scuola le bambine subiscono vessazioni se non veri e propri abusi dai loro compagni di classe, ma anche dagli insegnanti. Violenze che sono quasi sempre taciute e che quindi rimangono impunite.

Questa situazione fa si che il 35% delle bambine abbandoni gli studi, e questa percentuale raggiunge il 60% nei paesi più poveri dell'Africa - leggi nostro articolo -

Scolarizzazione nel mondo
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Nel mondo. Dei 121 milioni di bambini che non hanno mai avuto la possibilità di andare a scuola, il 65% sono bambine. Gli ostacoli alla scolarizzazione femminile nascono da discriminazioni e pregiudizi assai radicati in numerose culture, due terzi degli 875 milioni di adulti analfabeti nel mondo sono donne, segno che nel recente passato le bambine andavano a scuola ancor meno di oggi.

Non è un caso che le regioni dove si registra il maggior numero di bambine private dell'istruzione (83%) siano quelle che faticano di più ad uscire dalla povertà estrema, Africa Sub-Sahariana, Asia meridionale e alcune zone dell'estremo oriente Unicef -

È indubbio che una ragazza analfabeta è meno protetta dalla violenza, dalle malattie e dallo sfruttamento rispetto ad una sua coetanea che ha alle spalle almeno alcuni anni di studio.

In Africa solo 3 bambine su 10 riescono a completare i due cicli scolastici che portano al diploma di scuola superiore (secondary school).
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Distanza dalla scuola, precarie condizioni degli edifici scolastici, mancanza di arredi come banchi, sedie, lavagne nelle aule, materiale didattico adeguato, il dover pagare insegnati e libri. Queste sono le principali cause degli abbandoni scolastici. Tanto è stato fatto dall'inizio del millennio, soprattutto per merito del massiccio lavoro di onlus internazionali e associazioni di volontariato, ma moltissimo è ancora da fare in diversi paesi africani. Governi africani che spendono milioni di dollari in armi e armamenti, per costruire lussuose ville ai loro funzionari corrotti, che favoriscono il "furto" delle ricchezze dell'Africa da parte delle già miliardarie multinazionali straniere di tutto il mondo, ma fanno poco per l'istruzione dei loro bambini.
(Maris)
Nostri articoli precedenti


Scuole in AfricaVisitare una scuola in Africa è una esperienza commovente. L’aula, una stanza disadorna con le pareti di fango e una antiquata lavagna sbrecciata, a volte ospita sessanta, settanta, ottanta bambini in religioso silenzio, alcuni si portano uno sgabello da casa perché non ci sono le sedie e nei pochi banchi si sta in due o in tre.

Il quaderno è prezioso, non tutti ce l’hanno. E chi ce l’ha lo tiene come una reliquia. Provate a sfogliarne uno e vi sentirete assaliti, attanagliati, travolti da un senso di tenerezza. I bambini africani non scrivono come noi, non lasciano sul foglio un bordo in alto e uno di fianco.

No, scrivono dal primo angolo in alto fino all'ultimo in basso. E scrivono piccolo piccolo e fitto fitto. Direte che non hanno un senso estetico, ma non è così. Prevale il senso economico, la carta, il quaderno, la penna sono preziosi, rari, un privilegio. E un quaderno vale per tutte le materie. È sacro.

I bambini africani che vanno a scuola sanno di essere dei privilegiati. Per ognuno di loro ce ne sono cinque che non hanno materialmente una scuola, che non avranno mai un quaderno, che non impareranno mai a leggere e scrivere perché sono nati dove c’è da sempre la guerra e la miseria.

Scuole in Africa
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Girl Rising

In Africa le bambine vanno spesso a scuola a piedi, ma felici di poter studiare
Il coraggio di una rivoluzione silenziosa
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Alfabeto africano

L'educazione è il passaporto per il futuro, il domani appartiene alle persone che si preparano nell'oggi

Libri e penne sono le armi più potenti. Un bambino, un insegnante, un libro e una penna sono in grado di cambiare il mondo
(Malala, Premio Nobel per la Pace 2014)
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Noi crediamo che attraverso l'istruzione di donne e ragazze sia possibile rendere migliore la sopravvivenza dell'intera comunità
(Thomas Sankara, 1° Presidente del Burkina Faso libero, 1984-1987)
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L'educazione è il grande motore dello sviluppo personale. Lo sviluppo personale dei singoli è il motore che muove una grande nazione.
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I bambini chiudono le orecchie ai consigli, ma aprono gli occhi agli esempi
(Proverbio africano)
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L'educazione è l'arma più potente che si può usare per cambiare il mondo
(Nelson Mandela)
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Solo due cose dobbiamo dare ai nostri bambini, prima le radici della conoscenza e poi le ali della libertà
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Questo articolo fa parte delle
Campagne Informative e di Sensibilizzazione
"Le Scuole in Africa"




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